Graziano Diana, regista e sceneggiatore italiano, dal 15 marzo nelle sale, insieme a Giancarlo di Cataldo, con il film documentario Pertini Il combattente, che Gioia De Bonis ha visto in anteprima.

Per l’occasione, abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere qualche domanda al regista Graziano Diana.  Di seguito la nostra intervista:

Dal 15 marzo al cinema Pertini il combattente. Tra tutti perché raccontare Pertini?

Perché mi è sembrato giusto. Già altre volte mi sono occupato di personaggi diciamo del 900 di una certa importanza civile. Avevo raccontato in un film di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato liquidatore della banca privata italiana. Sono andati in onda – sempre per la stessa produzione – altre figure di eroi del ‘900 come il giudice Occorsio, Il Capitano De Grazia, Marco Biagi. Per una volta insieme a Giancarlo De Cataldo abbiamo voluto raccontare una figura luminosa che ha aperto alla riflessione e alla speranza. È la storia di una persona che è stato in carcere per tanto tempo, un vero combattente per la libertà che poi è diventato Presidente della Repubblica. È la storia di un personaggio che ha un percorso che a noi affascinava. Poter riproporre la testimonianza della vita tumultuosa, ricchissima di episodi e di avvenimenti del personaggio di Sandro Pertini.

Un Presidente sui generis, come non ne abbiamo mai avuti e che forse non ne avremo più, è d’accordo?

Si, assolutamente sui generis e nel film lo dimostra perché il personaggio di Pertini ha tante sfaccettature. E proprio per questo noi abbiamo scelto, con Giancarlo di Cataldo, di adottare uno stile composito, con molti linguaggi, con molti stili. In qualche modo, non potevamo appiattire la figura di Pertini in una maniera che potesse sembrare seriosa, accademica, convenzionale ma ci interessava riproporla nei suoi aspetti più diversi, cercando sempre motivi di interesse, di vivacità del personaggio.

È stato si Presidente ai mondiali ’82 ma è stato pur sempre un attivista che voleva mettere una bomba sotto Palazzo Venezia.

È stata una persona che ha passato in carcere buona parte della sua giovinezza ma che poi combatté per le giornate della Resistenza per la libertà del nostro paese. Un pacifista che però aveva combattuto nella I guerra mondiale. Insomma tanti aspetti diversi di questa cavalcata che dura ottanta anni che abbiamo voluto raccontare.

Uno dei temi che maggiormente emerge quando si parla di Pertini è il fascismo e di conseguenza l’antifascismo. Sembra un argomento superato eppure oggi, nel 2018, è tornato ad accendere i dibattiti. C’è chi dice che non esiste più il fascismo ma vede nell’antifascismo un forte pericolo. Altri ancora che l’ideologia fascista sta tornando prepotente e pericolosa. Come si pone lei in questo dibattito?

L’antifascismo è una chiave centrale per capire personaggi come Sandro Pertini. Quindi non parlarne avrebbe provocato un danno, una riduzione della sua figura. Quando stavamo progettando questo nostro film documentario potevamo anche pensare che il tema fosse ormai entrato tra gli argomenti di un ideale museo del ‘900. Ci ha molto sorpreso quanto invece parlarne oggi sia diventato attuale. La storia non ha un percorso lineare, va avanti e indietro e quindi concezioni che uno poteva considerare ormai storicizzate si riaffermano invece prepotentemente, in una maniera controversa e a volte addirittura drammatica. Per puro caso ci siamo trovati al centro di un dibattito che non coinvolge soltanto il nostro Paese ma molti Paesi europei.

Quanto la politica può cambiare un uomo e quanto un uomo può cambiare la politica?

Per quanto riguarda Pertini la sua è stata una vocazione un cammino intrapreso molto presto, cioè non so se la politica ha scelto Pertini o Pertini ha scelto la politica, però certamente è questo un binomio inscindibile. Nello scrivere quel sottotitolo combattente per la libertà, abbiamo voluto proprio definire i termini su cui lui ha condotto tutta la sua esistenza. Un’esistenza si improntata al combattimento ma sempre ai fini della libertà individuale e dello stato dittatoriale in cui si è trovato a vivere, pagandone per tanto tempo le conseguenze.

Pertini il combattente è definito riflessione storica e pedagogica. A chi spera di arrivare con questo film documento?

Il nostro spettatore è un ragazzo di oggi. Ho voluto proporre la figura di Pertini a chi lo conosceva ma soprattutto a chi non lo conosceva, perché diciamolo, anche in base ai programmi di studio ministeriale, il novecento è sempre un po’ trascurato. Infatti una volta arrivati a Svevo, Pirandello e le due guerre mondiali sembra che il secolo sia quasi finito. Cento anni di storia vengono appena accennate e non si arriva mai a conoscere davvero questi personaggi come Sandro Pertini, che comunque raccontano pezzi importanti della storia del nostro Paese. Nella speranza che i giovani d’oggi si affezionino e che comprendano figure come Pertini, soprattutto facciano tesoro di valori ammirevoli come l’integrità e la coerenza.

Dal bagaglio acquisito fino ad oggi dopo aver studiato, raccontato, si è fatto un’idea di cosa manchi alla politica oggi?

Uso le parole che Pertini pronunciò in un’intervista…ciò che manca alla politica d’oggi è la capacità di resistere all’innamoramento del potere”. Pertini già tanti anni fa metteva in guardia da questo rischio e diceva che l’uomo politico che si innamora degli emblemi del potere e della sua macchina ministeriale, della sua poltrona è un uomo perduto. A maggior ragione mi sembra che sia perduto oggi, dove il narcisismo che sta dentro questo potere è amplificato dai mezzi di comunicazione di massa e dunque, la ribalta è diventata una seduzione irresistibile.

Spesso i suoi film hanno come protagonista la politica o la mafia, perché?

La politica perché è scomparsa dal cuore di tanti ragazzi e parlarne è uno dei tanti scopi che ci siamo prefissati per riappropriarci della nostra storia. La mafia certamente è un fenomeno drammatico del nostro paese e non solo, avendo esportato questo modello anche in Europa ed in America. Sicuramente ha un etica negativa ma comunque ha contaminato e contamina momenti storici, giudiziari, figure importanti. Ho scritto tante storie di mafia, ho raccontato Falcone, tramandarne la memoria di tutto questo è per me importante.

Sceneggiatura, regia, cinema e tv. Ha una preferenza o va bene tutto pur di raccontare e di far sapere?

Va bene tutto. Del resto sono anche saltate delle barriere, questo nostro film adesso è un po’ documentario, un po’ film, un po’ fiction ad esempio. Esempio? Ci sono film documentari che hanno vinto l’Oscar, serie televisive che hanno maggior attrattiva rispetto al cinema, ormai il consumo di immagini è dominanti nelle serie per i ragazzi. Quindi, se devo esprimere una preferenza, la preferenza è per il mondo in cui ho iniziato. D’accordo le serie televisive sono meravigliose però anche la concisione del cinema è qualcosa da preservare perché comunque sia avere un arco più ristretto di storia a volte consente anche di avere una stilizzazione di contenuti artistici. Belle le serie, ma continuare a fare il cinema è sempre piacevole.

Se potesse scegliere liberamente il prossimo personaggio da raccontare chi sceglierebbe e perché?

Sceglierei sempre Pertini e ne farei una fiction perché ha ancora molto da dire. Dopo averlo raccontato in un documentario mi piacerebbe avere un attore vero che lo interpreta.

Ha già un idea su chi potrebbe interpretarlo sul set?

Ci vedrei benissimo Ben Kingsley. Oppure Tony Servillo, che ha un’abilità trasformista unica.

Ringraziamo Graziano Diana per averci dedicato un po’ del suo tempo e vi ricordiamo che Pertini – Il combattente vi aspetta nelle sale del Cinema di tutta Italia! (Info e Trailer QUI )

 

Intervista a cura di Marianna De Pilla e Alessia Di Maria.

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