Cosa è più importante? La dignità o la vita? Questa è la domanda al centro del film The Children Act. Ma un’altra questione si aggiunge al tema scottante della pellicola: a quanti anni sei in grado di scegliere della tua vita?

The Children Act è un film drammatico, in uscita nelle sale cinematografiche il 18 ottobre. La storia è di quelle dalla facile soluzione per molti. Si direbbe che la fede sia qualcosa di astratto, che la vita è più importante di ogni cosa e che una credenza, giudicata da molti come sciocchezza, non ha alcun valore di fronte a tali scelte. Ma come ci si pone davanti a qualcuno che sembra avere una fede tanto potente da rischiare la vita di se stesso o del proprio figlio?

In The Children Act, Fiona Meye, Giudice dell’Alta Corte britannica specializzata in diritto di famiglia, si troverà davanti ad una situazione complessa. Un ragazzo ancora minorenne è affetto da Leucemia. Adam Henry è un Testimone di Geova e rifiuta la trasfusione. Fiona Meye però non vuole giungere a soluzioni affrettate e vuole capire se il ragazzo è effettivamente influenzato dalla sua famiglia o se la scelta è profondamente sentita da se stesso.

A fare da sfondo a questo incarico già impegnativo c’è una situazione familiare critica. Fiona Meye è completamente presa dal suo lavoro e il suo amato non riesce più ad avere con lei neppure un dialogo.

Ma un incontro con il ragazzo affetto da Leucemia che non accetta le cure non può che stravolgerle la vita. Così, insieme al suo lavoro che verrà assorbito interamente da questo caso, la sua intera vita subirà una scossa. Allo stesso modo quella con il marito che “subisce” indirettamente le conseguenze della vicenda.

Vita o dignità? Fede o follia? Chi siamo noi per scegliere della vita? Chi sono gli altri per scegliere della tua?

Domande che non possono avere risposte facili, che non devono subire la bieca sentenza della generalizzazione. Perché le ragioni sono tante, e ciascuna, per ciascuno, è l’unica ragione possibile.

Alessia Di Maria

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