“Un attimo di vera beatitudine! È forse poco per riempire tutta la vita di un uomo?”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Cosa si fa quando si hanno ancora pochi attimi da vivere? Pochi giorni, pochi mesi… prendere l’essenziale e partire! Un sogno. Ma per fare cosa? Cosa abbiamo raccolto da questa vita e cosa resta? Cosa ci serve se non un giorno di profonda felicità? “Un attimo di vera beatitudine“. E sembra diventare importante, necessario, essenziale, quando i rintocchi si fanno più pesanti e la nostra ora sta per terminare. Abili procastinatori di felicità, impegnati a fare “la scelta giusta”, finché la vita ci ricorda che ha un inizio ma anche una fine. Come per gli esami della vita, ci riduciamo agli sgoccioli, a tentare di recuperare quel che non è mai stato fatto. Una vita intera per poi renderci conto che neppure quella basta se non si è consapevoli del suo essere finita, limitata.

Tutto questo è racchiuso nel titolo del film: The Most Beautiful Day – il giorno più bello. Quell’ultima possibilità da rincorrere, quell’ultima occasione da sfruttare. Ed è così che due malati terminali decidono di ricorrere il loro giorno più bello, il loro attimo di vera beatitudine, attraverso un viaggio irrazionale, non pianificato, narrato tra note ilari e riflessive, di una condizione dell’essere umano forse apparentemente poco vicina ai più ma in verità molto pressante nell’intimo di tutti. Quella felicità costretta dalle scelte di una vita, finalmente trova lo spazio per liberarsi, per scegliersi, per volersi. E così il caso gioca le sue carte.

Il film di Florian David Fitz, con Matthias Schweighöfer, Florian David Fitz, Alexandra Maria Lara, Rainer Bock, Tatja Seib esce oggi, 30 marzo, nelle sale cinematografiche, annunciando grandi emozioni e un viaggio intenso insieme agli attori, attraverso il pianista Andi, ricoverato in ospedale con una fibrosi polmonare, in attesa di un donatore e borseggiatore Benno, in attesa del suo ultimo tramonto.

Buona visione e, in qualche modo, buon viaggio!

Alessia Di Maria

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