Malala_Yousafzai_par_Claude_Truong-Ngoc_novembre_2013La storia di Malala Yousafzai, la studentessa pakistana conosciuta nel mondo per esser stata la persona più giovane ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace, sarà al centro di un documentario diretto dal premio oscar Davis Guggenheim. “He Named Me Malala” sarà trasmesso nelle sale cinematografiche a partire dal 5 novembre e sarà tutto ispirato al libro scritto proprio dalla giovane Malala, insieme a Christina Lampm, “I Am Malala“, che ha già avuto un grandissimo successo in tutto il mondo.

Abbiamo imparato tutti, chi più chi meno, a conoscer da lontano questa piccola donna intraprendente che con la forza delle sue parole è riuscita a produrre un eco che viaggia ancora tra le città e le coscienze.

Viviamo in un mondo in cui sembra sia vicina o arrivata la parità dei sessi, ma poco distante da noi un’innocua opinione espressa su un blog o la partecipazione ad un corteo può rappresentare una condanna che pende sul collo. Malala aveva appena 15 anni quando le spararono in testa perché con i suoi mezzi si batteva per la libertà delle donne, per valori che dovrebbero appartenere a tutti. La sua determinazione non fu solo del resistere ai giorni che la videro su un letto in fin di vita, ma anche nella forza che le permette ancora adesso di non fermarsi. Insieme al padre, attivista pakistano, continua oggi più di prima a perseverare nei suoi obiettivi, forse non senza timore ma con estremo coraggio, perché spesso le parole fan più paura delle pistole. Su “I Am Malala” ha scritto:

 

“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. […] Sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.”

 

Non dev’esser vista dal mondo come un’eroina. È una bambina, come tante; con una voce, come tanti; con tanta forza, come pochi. Ma potenzialmente ognuno di noi potrebbe decidere di avere la sua determinazione e ciascuno di noi potrebbe riuscire a lottare per quel che conta nella vita e che spesso non ci è concesso.
Gli eroi vengono così definiti per allonanarli da noi, come se le loro azioni fossero possibili solo perché “loro sono degli eroi”. Lei è una di noi. È una persona che agisce coerentemente con le sue scelte e con la sua bontà d’animo. È un esempio da seguire, proprio in questo traballante presente in cui la paura fa cedere alla disperazione e la disperazione spalanca le porte alla violenza. È una bambina eppure continua a darci grandi insegnamenti. E proprio con le parole e l‘ innocenza di un’età che tutto dovrebbe vedere eccetto la violenza, scrive:

 

“Come mio padre, sono sempre stata incline alle fantasticherie e anche in classe, a volte, la mia immaginazione prendeva il volo: mi vedevo percorrere quegli scalini quando all’improvviso un terrorista saltava fuori e mi sparava.
Mi domandavo cosa avrei fatto, in tal caso.
Forse mi sarei tolta una scarpa e l’avrei usata per picchiarlo…
Ma subito dopo mi dicevo che se l’avessi fatto non ci sarebbe stata differenza tra me e un terrorista.
Avrei fatto meglio a dirgli: “Va bene, sparami pure, ma prima ascoltami.
Quello che stai facendo è sbagliato.
Io non ho niente contro di te.
Voglio semplicemente che tutte le ragazze vadano a scuola”.
Non ero spaventata, ma avevo cominciato a controllare tutte le sere che il cancello fosse ben chiuso, e a chiedere a Dio cosa accade quando si muore.”

 

 

Alessia Di Maria

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