E’ indubbiamente questa la notizia del giorno, la Gran Bretagna ha lasciato l’Unione Europea con il 52% dei voti. Una notizia storica alla quale abbiamo potuto assistere in diretta TV.

brexit

Ieri sera, intorno alle 23,00, i pronostici avevano dato quasi per scontato che avrebbe vinto il NO (Remain) con il 52%. Con l’inizio dello spoglio (al quale si poteva assistere in diretta  TV) la situazione è andata ribaltandosi, fino alla svolta che è arrivata con i risultati di Newcastle.

Le previsioni si sono rovesciate con i dati del Sunderland: qui il Leave (il sì all’uscita dall’UE) ha vinto con il 61,3% delle preferenze, contro il 38,7% dei Remain. Di fatto, con il procedere dello scrutinio nei singoli collegi sui 382 totali, il Leave si è portato in vantaggio sul Remain.

Pare che la prima conseguenza sia la caduta libera della sterlina e delle borse asiatiche. Nonostante il panico che sta dilagando sui mercati finanziari, altre nazioni dell’UE stanno valutando l’ipotesi di indire un referendum per decidere se rimanere nell’Unione Europea o emulare la Gran  Bretagna.

La prima sembra essere la Francia che già prima aveva detto che se il Brexit si fosse concluso con la vittoria del SI, avrebbero fatto la stessa cosa.

Che cosa succederà:

  • Pare che la decisione che la Gran Bretagna ha preso abbia spaccato il paese in due. Spaccatura che non sarà facile da risanare. E poi c’è  Cameron che aveva annunciato le dimissioni, nel caso in cui avrebbe vinto il Leave: dimissioni che dovevano essere imminenti, ma che in realtà non sono ancora arrivate.
  • Se è chiara la volontà degli inglesi lo sono molto meno le regole da applicare per arrivare a rispettala. Bisognerà sperimentare la clausola di recesso (articolo 50 del Trattato Ue) Dal momento dell’uscita occorrono due anni perché questa diventi effettiva. Se non addirittura cinque!
  • Il calo della borsa: dal momento in cui il Leave è diventato una certezza, la borsa di Tokio ha subito un calo di 8 punti. mentre i futures sulla Borsa di Londra ipotizzano un calo del 7,4%
  • E poi ci sono Scozia e Irlanda del Nord che minacciano un referendum per uscire dal Regno Unito. Due anni fa, la  Scozia,  al referendum indipendentista lanciato dall’allora premier nazionalista Alex Salmond, ha votato contro l’addio a Londra. Ora, nonostante ieri tutti i 32 circoscrizioni abbiano scelto in blocco l’Europa e Bruxelles (per un totale di oltre il 60% di voti), si ritrova fuori dall’Unione, contro la sua volontà popolare. Anche in Irlanda del Nord si invoca un altro referendum, stavolta per la riunificazione delle due Irlande, dal momento che Dublino appartiene fedelmente all’Unione Europea. “Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, l’Irlanda dovrebbe andare al voto per la propria riunificazione”, ha detto il vicepremier dell’Irlanda del Nord, Martin McGuinness.

Conseguenze per l’Italia: 

  • Noi e gli austriaci siamo i meno vulnerabili da un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. A dirlo è Standard & Poor’s che ha calcolato l’indice di esposizione all’uscita di Londra (Brexit Sensitivity Index), basato su fattori come esportazioni di beni e servizi verso il Regno Unito in relazione al Pil nazionale, flussi bidirezionali di emigrazione, crediti del settore finanziario su controparti britanniche e investimenti stranieri. Italia e Austria sono appunto gli ultimi due paesi nella classifica. In testa invece troviamo proprio l’Irlanda. Considerando le grandi economie del Vecchio Continente, invece, a tremare è soprattutto la Spagna.
  • Le conseguenze su Piazza Affari: anche queste sono minime e focalizzate solo su alcune società. Le più colpite? Yoox (14% del fatturato dal Regno Unito), Leonardo(14%), Prysmian (13%), Ferrari e STM (entrambe a 6%), Tod’s(5%).
  • Ripercussioni politiche: Pier Carlo Padoan ha parlato di “effetti emulativi” del referendum, come hanno ribadito più volte molti partiti populisti europei (in Italia, Lega e M5S).

Ecco cosa sta succedendo in queste ore. Chissà se la Francia manterrà fede alle supposizioni avanzate prima del voto della Gran Bretagna. Chissà se lo faranno altre Nazioni.
Abbiamo assistito alla messa in moto di un motore che porterà, tra qualche anno, alla totale distruzione dell’UE? Forse sì, o forse no.

Per adesso ragazzi, preparate i passaporti se volete andare a Londra 😉

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