Tutte noi siamo ormai abituate a esplorare la rete per trovare velocemente ciò che ci interessa: si naviga su una pagina alla ricerca di una ricetta o della foto del nostro attore preferito, si copia e incolla e il gioco è fatto!

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La maggior parte delle persone però non ha ben chiaro cosa di una determinata pagina web sia utilizzabile e cosa non lo sia; questo non solo per scarsa informazione, ma anche per le lacune che caratterizzano questo settore. In particolare, l’utilizzo delle immagini fotografiche lascia spazio a notevoli perplessità, sia riguardo alla possibilità di costruire un proprio sito utilizzando fotografie reperite da altri siti, sia alla possibilità di conservare le medesime immagini fotografiche nel proprio computer o di diffonderle. In altri termini: è lecito duplicare ed utilizzare una foto trovata su un sito? La questione è complessa e la risposta alla domanda non può prescindere dall’analisi, seppur sommaria, di quanto previsto dalla legislazione italiana in tema di diritto d’autore.

Il diritto d’autore è la posizione giuridica soggettiva dell’autore di un’opera dell’ingegno a cui i diversi ordinamenti nazionali e le varie convenzioni internazionali (ad es. la Convenzione di Berna) riconoscono la facoltà, originaria ed esclusiva, di diffusione e sfruttamento dell’opera stessa. Nell’ordinamento italiano il diritto d’autore è disciplinato dalla legge n. 633/41 (Legge sul Diritto d’Autore) e dagli artt. 2575 e segg. del Codice Civile.

L’art. 2575 c.c., stabilisce che costituiscono oggetto del diritto d’autore “le opere dell’ingegno di carattere creativo, appartenenti al mondo della letteratura, della musica, del teatro e della cinematografia, delle arti figurative, dell’architettura, della scienza, sotto qualsiasi forma ed espressione”.

La dottrina e la giurisprudenza negli anni hanno ricondotto la nozione di creatività alla sussistenza nell’opera dei caratteri di novità (opera non già esistente o opera che comunque risulti nuova rispetto allo stato delle conoscenze attuali) e originalità. E’ necessario peraltro chiarire che il diritto d’autore protegge non “l’idea” in sé e per sé, anche se originale, ma solo l’opera dell’ingegno che sia espressa in una qualche forma e appartenga, o sia riconducibile, ai generi protetti dalla legge, indipendentemente dall’eventuale pratica utilità.

Il diritto si acquista a titolo originario per il solo fatto della creazione dell’opera (art. 2576 c.c.), senza l’adempimento di formalità quali il deposito, la registrazione o altro. L’autore dell’opera ha poi il diritto esclusivo di pubblicarla e di utilizzala economicamente, anche mediante la cessione dei diritti (art. 2577 c.c.).

Invece, per quanto riguarda la paternità, intesa come il diritto morale ad essere indicato come autore dell’opera, essa è sempre riconosciuta al solo autore, anche nel caso di cessione dei diritti, e quest’ultimo può rivendicarla in ogni momento ed opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o modificazione dell’opera, che possa essere di pregiudizio al suo onore ed alla sua reputazione.

Nei sistemi di civil law (tra i quali l’Italia) si parla, appunto, di diritto d’autore, mentre negli ordinamenti di common law, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, esiste l’istituto, parzialmente diverso, del copyright. Al di là delle differenze, è importante ricordare che il diritto morale d’autore su un’opera creata è riconosciuto in tutte le legislazioni, anche in quelle di common law.

Il diritto d’autore e il copyright nascono già con la creazione dell’opera dell’ingegno.

Le immagini fotografiche

Prima di passare nello specifico alla questione relativa all’utilizzo di immagini fotografiche reperite sul web, occorre stabilire entro che termini un’immagine può essere considerata “fotografia” ai sensi di legge. Al riguardo, l’art. 87 l. 633/41 recita: “Sono considerate fotografie ai fini dell’applicazione delle disposizioni di questo capo, le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa ed i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili”. Il riferimento al “processo analogo” consente di estendere la tutela prevista dalla legge sul d.d.a. anche alle foto digitali.

Ciò posto, occorre distinguere se le fotografie hanno o meno un carattere artistico. Nel primo caso, infatti, al fotografo, per venti anni dalla data di realizzazione della fotografia, spettano i diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera, consistenti nella riproduzione, diffusione e spaccio (art. 88 l. 633/41), salvo che la fotografia sia stata realizzata nell’ambito di un contratto di lavoro, entro i limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, o su commissione (nel qual caso titolare dei diritti sarà il datore di lavoro o il soggetto committente). Nel caso in cui si ceda il mezzo di riproduzione della fotografia (il dischetto supporto o l’unita di memoria nella fotografia digitale oppure il rullino nella fotografia tradizionale) i diritti, ai sensi dell’art. 89 della legge citata, si considereranno ceduti a chi li riceve.

Peraltro, l’art. 90 della l. 633/41 prescrive che ogni esemplare della foto debba contenere: a) il nome di chi detiene i diritti di utilizzazione economica (il fotografo, il datore di lavoro, il committente); b) l’indicazione dell’anno di produzione della fotografia; c) se la foto riproduce un’opera d’arte, il nome dell’autore dell’opera fotografata.

In mancanza di tali indicazioni, la riproduzione delle foto non viene ritenuta abusiva, salvo che il titolare del diritto d’autore provi la malafede del soggetto che ha effettuato la riproduzione.

Quanto, invece, alle foto artistiche, ai sensi dell’art. 2 della Convenzione di Berna esse sono considerate come opere dell’ingegno e la loro tutela non è subordinata a formalità come l’indicazione del titolare dei diritti e dell’anno di realizzazione. Inoltre, la tutela del diritto d’autore permane fino al settantesimo anno successivo alla morte dell’autore (e non dunque sino al ventennio dalla realizzazione).

Tenendo conto della normativa citata, il libero utilizzo delle fotografie presenti sui siti Internet non parrebbe consentito.

Tuttavia, nel caso si tratti di fotografie a carattere non artistico, qualora manchino le informazioni richieste ai sensi dell’art. 90 comma 2 della l. 633/41, ovvero l’indicazione di chi detiene i diritti di utilizzazione economica (fotografo o datore di lavoro o committente) nonché la data dell’anno di produzione della fotografia, la riproduzione non è considerata abusiva (salvo che il fotografo provi la malafede del riproduttore). Dunque, l’utilizzazione su Internet d’immagini fotografiche trovate in altri siti, contenenti le indicazioni sopra riportate, risulta possibile solo qualora si sia ottenuta l’autorizzazione del fotografo (ovvero del datore di lavoro o del committente nei casi tali soggetti siano i detentori dei diritti sulle immagini fotografiche). Invece, se le suddette indicazioni non sono presenti (caso abbastanza frequente) la riproduzione può avvenire liberamente, senza necessità di autorizzazione alcuna (salva sempre l’ipotesi – normalmente insussistente – in cui il vero autore dimostri la mala fede dell’utilizzatore e quindi la sua consapevolezza in merito alla provenienza della fotografie nonostante la mancanza delle predette indicazioni; situazione che, peraltro, anche nel caso di effettiva malafede, risulterebbe davvero difficile da provare). Inoltre, ai sensi dell’art. 91 della citata norma, vi sono anche altre ipotesi in cui la riproduzione è lecita (salvo il pagamento del compenso al fotografo, se noto) e, nello specifico, il caso di inserimento delle immagini fotografiche in antologie destinate all’uso scolastico o in opere scientifiche o didattiche. Pertanto, su tali basi, la libera riproduzione di immagini fotografiche parrebbe possibile nell’ambito della costruzione di un sito con i menzionati fini. Qualora poi le foto siano state pubblicate su giornali o altri periodici, anche online, e riguardino persone, fatti d’attualità o comunque di pubblico interesse, la riproduzione delle medesime si considera lecita (previo pagamento al fotografo, se noto, e sempre che le fotografie riportino le indicazioni di cui all’art. 90 della l. n. 633/41).

Per i ritratti, infine, la legge impone che chiunque voglia esporre, riprodurre o mettere in commercio la fotografia rappresentante l’immagine di una persona, deve preventivamente ottenere il consenso di questa (art. 96 l. 633/41). Il consenso non è necessario se la persona è di particolare notorietà o se è fotografata in virtù di qualche ufficio pubblico che ricopre, o per ragioni di giustizia o di polizia, oppure per scopi scientifici, didattici, culturali, o ancora se la riproduzione è legata a fatti, avvenimenti, cerimonie di pubblico interesse o che comunque si sono svolte in pubblico (art. 97 l. 633/41), salvo che l’esposizione o la messa in commercio arrechino pregiudizio alla reputazione ed al decoro della persona ritratta. Se viene ritratto un personaggio pubblico, la sua immagine non può essere utilizzata – senza la necessaria autorizzazione – per fini diversi dal dare notizie o informazioni su tale personaggio. In ogni caso, anche con riferimento all’utilizzo su Internet, si ribadisce che il diritto esclusivo sulle fotografie ha una durata limitata nel tempo: vent’anni dal momento in cui la fotografia è stata scattata.

Discorso a parte va fatto, come detto, per le cosiddette “opere fotografiche” che, in base all’art. 2 della Convenzione di Berna, ricevono una particolare protezione. Nell’ipotesi di “opere fotografiche”, infatti, la tutela non è subordinata ad alcuna formalità ed ha la durata di settant’anni dalla morte dell’autore. Peraltro, si deve evidenziare, la difficoltà di individuare dei parametri oggettivi sul grado di creatività, con la conseguenza che in caso di controversia, ogni valutazione riguardo al carattere creativo, con tutte le conseguenze di legge, sarà di volta in volta rimessa alla valutazione dell’autorità giudiziaria, la quale, oltre ad un criterio di ragionevolezza, potrà solo fare riferimento al gusto ed alle tendenze dello specifico momento storico-artistico nel campo della fotografia.

Si ricorda infine che la violazione delle norme sul diritto d’autore comporta sanzioni anche penali e di particolare gravità, soprattutto se chi utilizza illegittimamente l’opera altrui lo fa con fini di lucro.

Roberta Rossi Mercanti

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