Dal 25 febbraio nelle sale Lo chiamavano Jeeg Robot, omaggio dell’opera di Go Nagai, popolare in Italia negli anni ’70 e ’80. Il primo superhero movie italiano vede nel ruolo del protagonista Claudio Santamaria, un attore che negli anni è stato capace di interpretare personaggi differenti, complessi, ironici ed esilaranti, trovandosi sempre a suo agio nei panni delle personalità più disparate. Adesso si è trovato a dover vivere un’esperienza del tutto nuova, perché se fino ad ora i film nei quali ha recitato raccontavano storie di vita quotidiana, realistiche e lineari, adesso ha fatto i conti con l’incontro tra la recitazione e gli effetti speciali, con la credibilità di un uomo comune che diventa un super eroe. Ed è questa la storia che ci racconta Gabriele Mainetti, regista del film. Lo chiamavano Jeeg Robot è la storia di Enzo, un uomo potenzialmente come tanti, che rinchiuso nella sua disperazione e nella sua ostilità vive di furti e delinquenza. Quando un giorno, fuggendo dall’ennesimo inseguimento, cade immergendosi in una sostanza radioattiva, ne esce incolume, scoprendo poi di aver acquisito una forza sovrumana che lo rende un delinquente invincibile. L’incontro con Alessia, una vicina di casa abusata dalla vita e appassionata di Jeeg Robot, cambia le sue prospettive. Lei riesce a sognarlo come lui non sapeva di poter essere. Lo sprona ad usare quei poteri per qualcosa di buono, per aiutare chi ne ha bisogno. Vede in lui una speranza, per sé e per quell’umanità che l’ha delusa e tradita, mentre lui si farà trasformare lentamente in super eroe, non solo dai poteri che gli danno forza e possibilità, ma dalle persone, dalla loro capacità di sognare e di sperare, di vedere qualcosa di buono anche laddove la tristezza, la disperazione e la solitudine sono riuscite a fare ombra su tutto. Talvolta si vede quel che si ha bisogno di vedere, una soluzione impossibile, un deus ex machina capace di risolvere tutto. Talvolta però, questa capacità di vedere l’impossibile rende le cose possibili. Perché spesso esser capaci di qualcosa non basta. Per costruirci, crescere ed esprimerci abbiamo bisogno di essere sognati.

Alessia Di Maria.

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