12570878_221908401477254_1985084877_n

Ne parlano in tv, si sprecano pagine, meme e commenti sui social, pregano per lui i fans e lo deridono i cinici approfittatori del web, ma più o meno tutti sappiamo quanto in questi anni è stato costruito attorno alla notte degli Oscar a discapito del malcapitato Leonardo Di Caprio. Sì, perché anche se probabilmente all’ennesimo sorpasso dell’ennesimo attore che gli “ruba” la statuetta da sotto il naso lui preferirebbe concludere una serata con un calice di vino per dimenticare la sconfitta, il mondo non ha alcuna pietà e gli ricorda anche a distanza di mesi e di anni che sin dalla prima candidatura del lontano 1994, per lui non è ancora arrivato il premio più ambito. Inutile contare le tantissime Nomination fallite ai più disparati premi internazionali. Fino ad ora le vittorie per lui sono state tre: Golden Globe per  The Aviator, The Wolf of Wall Street e il recente Reverant. E l’Oscar?” si chiedono in tanti da anni. Avendo iniziato la carriera da giovanissimo, all’età di soli tre anni, con uno spot televisivo per bambini “Romper Room”, ha anche iniziato presto questo rapporto d’amore conflittuale con il premio Oscar. Inizia a vent’anni con la prima Nomination come miglior attore non protagonista nel film What’s Eating Gilbert Grape (In Italia conosciuto come Buon Compleanno Mr. Grape), dove interpretava il ruolo del fratello disabile del protagonista, un giovane e ancora inesperto Johnny Depp; dopo undici anni arriva la prima Nomination come miglior attore protagonista per il film The Aviator; la terza nel 2007 per Blood Diamond – Diamanti di sangue; la quarta per The Wolf of Wall Street, mentre vede volar via la statuetta in mano a Matthew McConaughey, collega nello stesso film, che vince con il ruolo di Ron Woodroof per Dallas Buyers Club. Adesso  è arrivata quella che a detta dei critici, esperti e non, potrebbe essere la volta buona. Si è detto tanto su Reverant, il film della Nomination, dalle condizioni climatiche durante le riprese, alle ore di viaggio intraprese per scene di pochi minuti, alla difficoltà nel fingere una lotta contro un orso a varie situazioni spiacevoli che vedono coinvolte formiche, protesi facciali e carne cruda.  Tutto questo però sembra un’evidente costruzione dei “motivi per i quali Leonardo Di Caprio merita (finalmente) l’Oscar”. Noi pensiamo e ci auguriamo possa bastare il film a parlare per lui. Quindi godetevi una bella serata al cinema e a voi giudizi e impressioni. Ci vediamo alla notte degli Oscar!

Alessia Di  Maria

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *