Francesco-Gabbani-sanremo-2016Ieri la quarta serata del Festival più discusso, più snobbato ma più seguito d’Italia. Il primo vincitore è stato Francesco Gabbani. Giovane concorrente tra le nuove proposte. Non è stata forse una vittoria schiacciante, perché “Introverso” meritava davvero, ma Sanremo è una vetrina notevole. Ci auguriamo ogni anno che gli eliminati possano volare in alto anche senza la vittoria, ma è difficile. In un mercato saturo e spesso privo di meritocrazia è davvero tanto difficile. E cosa resta ai concorrenti se non qualche minuto di celebrità e qualche intervista conclusiva? Forse la soddisfazione per aver tentato, forse un’esperienza importante da mettere nel bagaglio, forse la speranza di aver seminato qualcosa che potrebbe germogliare in un terreno tanto arido e maltrattato. E cosa resta a Miele? La consolazione di essersi esibita ancora una volta, la fugace solidarietà di qualche animo perbenista e lunatico che domani avrà già dimenticato il suo volto. Nemmeno un mazzo di fiori per lei, salita sul palco con un applauso e accompagnata via con gli auguri di rito e un po’ di inutile compassione. Non è lo stesso per i big a rischio eliminazione!

Loro sì che sono lì per partecipare; loro sì che non hanno nulla da perdere o temere. Giorni fa Noemi diceva che sono lì per esibirsi “vincere mi sembra esagerato”. E probabilmente lei non vincerà, ma con la sua canzone resterà nel cuore di tanti. Non sempre il vincitore morale coincide con il primo classificato. Soltanto uno tra Zero Assoluto, Dear Jack, Bluvertigo, Irene Fornaciari e Neffa verrà ripescato. I ragazzi con i cellulari in mano sono davvero pericolosi ma per le nostre orecchie spero non vincano loro, gli assidui seguaci dei talent. E di certo quest’anno non si è riusciti a vincere il pregiudizio, contro due valletti additati e moralmente distrutti dalla prima sera. Ma finché si giudica un evidente comportamento irrispettoso, fatto di millantata superiorità o di inadeguatezza sotterrata da un bel sorriso e uno sguardo che tenta d’esser accattivante, penso ci stia un po’ di sana ironia e un po’ di lecito sfogo verso chi da molti è innalzato a figure professionali che non gli appartengono. Ma quando una ragazza intimidita e fragile che sogna Sanremo fin da bambina, che ha lavorato con grandi nomi ma che mantiene l’umiltà di uno sguardo basso e un sorriso spontaneo, entra in scena con il cuore pieno di emozione e gli occhi che brillano di felicità, cosa costa al pubblico dell’Ariston un semplice applauso? Dopo aver applaudito persino ai cantanti stonati o gli artisti nati da un giorno o due, quanto è pesante prendere le due manine e sbatterle a ritmo per una donna che, per quanto inadeguata possa apparire, si trova lì, in piedi, vulnerabile e alla mercé di un pubblico che applaude solo se lo fa il vicino di poltrona, che regala entusiasmo in maniera incoerente e irrazionale? È risaputo che il pubblico dell’Ariston è difficile. Ma vedere la platea immobile, con qualche applauso qua e là, mi è sembrato davvero festival-di-sanremo-2016-elisainsensato.  Un momento di sconforto ed è subito Elisa. Uno dei grandi nomi portati da Conti quest’anno sul palco dell’Ariston. E chissà perché, i più famosi, i più grandi, spesso, sono i più umili, quelli che si meravigliano ancora quando la gente gli dedica un applauso, mentre qualcuno dovrebbe forse meravigliarsi d’esser lì, al Festival della musica italiana.

Alessia Di Maria.

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