1951. Il Quartetto Cetra debutta a teatro con Garineo e Giovannini, Graham Greene pubblica il romanzo The end of the affair, tra il 29 e il 31 gennaio si svolge la prima edizione radiofonica del Festival della Canzone Italiana di Sanremo e il 24 novembre, esattamente sessantaquattro anni fa, in un piccolo teatro di Brodway una giovane e poco nota attrice, guardando il suo nome illuminato sul cartellone dello spettacolo in programma dice «Oh, cielo. E devo ancora imparare a recitare.»

12270039_10208102448345328_1703561211_nLo spettacolo era Gigi, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice francese Colette, rivisitato per l’occasione da Anita Loos; l’attrice invece era Audrey Hepburn che stava vivendo uno dei giorni più importanti della sua vita. Il ruolo da protagonista, assegnato dalla stessa autrice del libro, e l’interpretazione molto apprezzata nelle repliche di New York valse il Theatre World Award per i debutti teatrali e da lì ottenne un provino per Vacanze Romane, film per il quale vinse un Premio Oscar. Iniziò così la lunga carriera della Hepburn, dal nazismo che la costrinse a fuggire e a cambiar nome, dagli studi di danza interrotti per le conseguenze della malnutrizione causata dalla povertà della guerra, alla scelta di mettersi in gioco come attrice, potendo contare poi ventisette pellicole cinematografiche.

Viene difficile oggi credere d’esser notati per il proprio talento o la propria personalità, da qualcuno che da te non vuol nulla in cambio. Eppure personaggi come lei, rimasti nel cuore di tanti, ci sono riusciti. Ha realizzato il suo sogno, ha stravolto la sua vita, ha sofferto e ha gioito, ha deciso di aiutare chi aveva più bisogno ed ha vissuto una vita che poi, nella memoria del mondo, rimarrà eterna. Si contano sempre meno personaggi del cinema, della tv, dello sport, da emulare, da apprezzare nelle loro intimità e nella loro sensibilità, ed è per questo che certi personaggi vanno ricordati, perché la notorietà non dovrebbe farci dimenticare la nostra umanità. Perciò va ricordato quel giorno in cui il palco del Teatro Fulton ci ha donato un’attrice splendida, una donna sensibile, una persona senz’altro da emulare nell’impegno che decise di mettere in prima persona a servizio dell’umanità.  Parlando delle sue missioni per l’UNICEF disse: «Mi si è spezzato il cuore. Non posso sopportare l’idea che due milioni di persone stiano morendo di fame. […] Il termine “Terzo Mondo” non mi piace perché siamo tutti parte di un mondo solo. Voglio che la gente sappia che la maggior parte degli esseri umani sta soffrendo». Tra i tanti arroganti, evasori, vanagloriosi, lo spettacolo sa donarci ogni tanto persone che timidamente riescono a restituire al mondo ciò che di bello custodiscono nel cuore.

[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.trattorosa.it/wp-content/uploads/2015/10/12167112_10207895047040425_411138268_n-300×200.jpg[/author_image] [author_info]23 Anni, Palermo.[/author_info] [/author]    Alessia Di Maria 

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