Sono passati poco più di 100 anni dalla nascita di Frida Kahlo. Guardando le sue foto mi è venuta voglia di portarvi a Città del Messico per immergerci nella forza e nei colori che ritroviamo nella sua artista più nota.

Siete pronti a tuffarvi nella poliedricità di questo luogo? Respirarne la passione sarà l’obiettivo del viaggio di oggi. Andiamo?

Frida Kahlo è un’artista che ha saputo trasferire nell’arte ogni propria passione, ogni proprio dolore. La sofferenza, anche fisica, che ha caratterizzato la vita dell’artista, invece di spegnere i colori alle sue tele li ha accesi e resi vibranti; sono i colori del Messico. Della terra rossa, delle piante succulente, dei fiori grandi e carnosi, del sole infuocato e delle piogge impetuose. Aria, fuoco, terra e acqua: quattro elementi che possono riassumersi in una sola parola: Messico.

Amo Frida proprio per i suoi colori. Le stoffe dei suoi abiti, le pietre dure dei suoi monili, i fiori con cui adornava i capelli. Tutto in contrapposizione con il buio che avrebbe potuto avvolgerla dopo l’incidente che la immobilizzò per molto tempo, la indebolì per il resto della vita, ma non la vinse mai. Prima di iniziare la visita di Città del Messico, propongo di cominciare ad entrare nell’intimo di Frida, lasciandoci accogliere dal suo spirito nella casa museo a Coyoacàn, un sobborgo di Città del Messico.

La casa Azul è il luogo dove sono conservati gli oggetti cari all’artista. Il luogo in cui nacque e dove tornava a disintossicarsi dalla vita. Tornava per ritrovare i suoi animali, la sua natura, protetta tra le mura del cortile interno: uno scrigno giallo e blu forte e armonico al tempo stesso. Entrando nella casa museo ci si immerge nei primi del “900, quando Frida guardava al futuro con uno spirito incredibilmente avanti per quegli anni. 

Il marito, il pittore Diego Rivera, sosteneva che Frida fosse stata la prima pittrice ad aver affrontato con assoluta e inesorabile schiettezza, talvolta anche in modo spietato, quei temi che riguardavano esclusivamente le donne. La casa Azul è un vero e proprio quadro animato: piante, pappagalli e scimmiette, reperti precolombiani e oggetti da collezione convivono e creano un’ atmosfera onirica come le immagini lasciate dal pennello di Frida.

Solo adesso che un po’ dello spirito dell’artista ha attraversato le nostre anime, possiamo tornare in città e visitare con occhi nuovi il centro storico. 

Basterà passeggiare per calle Madera e attraversare semplicemente la strada per effettuare dei veri e propri viaggi nel tempo. La barocca Cattedrale Metropolitana nasconde al suo interno murales realizzati dal grande amore di Frida, Diego Rivera. Recentemente alcuni lavori di ristrutturazione hanno riportato alla luce una capsula del tempo, un contenitore di piombo nascosto all’interno della base che accoglie una croce a protezione dell’edificio, all’interno della quale erano conservate monete, pergamene, oggetti di culto. Trovo Le capsule del tempo un oggetto incredibilmente affascinante, in quanto trattasi di contenitori destinati ai posteri affinché questi ultimi, ritrovandone gli oggetti conservati all’interno, possano avere testimonianza di un passato, talvolta remoto, talvolta più recente.

Il tempo sembra essere davvero alla base di questo nostro viaggio, bastano pochi passi per trovarsi immersi nella civiltà precolombiana, visitando le rovine del Templo Mayor. Qui erano il Dio della guerra e del sole insieme al Dio della pioggia e della fertilità a guardare la città, incutendo paura e rispetto. Per saperne di più vi consiglio di immergervi nella civiltà precolombiana visitando, sul monte Chapultepec, il museo di antropologia tra i più belli che esistano. Tra arte, scienza e natura, visto che il luogo è ricco di parchi e laghi, avrete modo di fare i conti con una bellezza mozzafiato.

A Città del Messico la bellezza è di casa e se ne siete ghiotti seguitemi all’interno del Palacio de Bellas Artes, un edificio dei primi del “900 dedicato al meglio delle arti, sede di due musei, sale per esposizioni e teatro dell’opera, tra le cui pareti riecheggiano ancora le voci di Maria Callas, i passi di Nurayev, il pennello di Rivera. Opera ardua e sofferta nella costruzione, un’anima complessa, come la nostra Frida.

Quanta bellezza in questi luoghi, quanto dolore che li ha attraversati. Se vi ho fatto venire voglia di conoscere queste perle del mondo, ricordate che il periodo migliore per goderne va da Dicembre ad Aprile. Non sottovalutate la forza degli elementi perché qui piogge ed uragani non perdonano.

Buon viaggio sognatori, la terra delle passioni senza filtro vi aspetta!

Barbara Giuliano.

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