Se state partendo per Barcellona dovete ricordarvi che non state andando in Spagna. Okay, sì, la catalogna è una delle regioni in cui è divisa la Spagna, ma in questo luogo non si ha modo di cogliere i costumi e le tradizioni spagnole. Barcellona è la capitale della Catalogna, una Nazione che non è riconosciuta e che lotta per la sua identità da oltre tre secoli. Quindi mai provare a dire a una persona del posto che Barcellona è Spagnola perché saranno guai, soprattutto se vi beccate un fondamentalista catalano.

Foto di catalanassembly.org
Foto di catalanassembly.org

 

Barcellona non è la Spagna!

Un primo approccio lo avrete guardandovi intorno e leggendo qualche cartello in giro per la città. Nessuna scritta che troverete è in spagnolo, ma nell’idioma della catalogna che è appunto il catalano.

Dopo la fine della dittatura la regione ha recuperato il suo idioma, la sua tradizione, la fierezza di una lingua e di una cultura che non è seconda a quella spagnola. La lingua catalana somiglia a un mix tra spagnolo, francese, portoghese e non vi dico il trauma la prima volta che ho messo piede sul suo spagnolo pensando di dare una spolverata al mio elementare spagnolo e mi sono ritrovata a leggere cartelli scritti con caratteri diversi da quelli che conoscevo. Chiedevo indicazioni turistiche alle persone del posto e mi sentivo rispondere in quella che ritenevo una storpiatura dello spagnolo… poi ho fatto mente locale, mi sono ricordata che stavo in catalogna e qui si parla il catalano e ogni cosa è tornata magicamente al proprio posto.

Come vi dicevo la dittatura franchista proibì l’uso della lingua che rimase a uso privato e si propagò un po’ come fosse un dialetto dello spagnolo, ma in realtà il catalano è una vera e propria lingua e dal 1979 viene insegnata nelle scuole ed è lingua ufficiale insieme al castigliano.

Quindi passeggiando per le vie anche queste hanno il loro nome in catalano, Passeig al posto di Passeo tanto per farvi un esempio, palau al posto di palacio, platges al posto di playa, Plaça al posto di plaza. Nonostante ciò, chi parla spagnolo o inglese va tranquillo lo stesso perché ha comunque modo di farsi capire se ha bisogno di ottenere un’informazione.

Tornando al catalano, come vi dicevo, non è semplicemente una sottospecie di lingua, ma rappresenta un’identità culturale a tutti gli effetti. È proprio orgoglio e vanto dei cittadini barcellonesi fieri delle proprie origini. A differenza di quanto si possa pensare non è una lingua usata solo dalla popolazione anziana, molti dei quali comunque storcono il naso nel momento in cui gli si chiede informazioni in castigliano.

Tutti gli abitanti della Catalunya comunque sono bilingue e quindi in grado di esprimersi in entrambe le lingue. Ovviamente fanno eccezione alcuni casi di persone estremamente legate alla propria cultura che si rifiutano di parlare lo spagnolo.

Emblematico quello che mi è capitato la prima volta che ho messo piede a Figueres, un paesino della Catalogna, parlavo in spagnolo e le persone del posto mi capivano ma mi rispondevano in Catalano invece che in Spagnolo, per cui dovevo fare uno sforzo in più a ritradurre le informazioni. Si mostravano comunque cortesi nel darmi indicazioni ma del tutto non volenterosi nel rispondermi nella lingua in cui chiedevo informazioni.

Un’altra volta invece alcuni amici sono stati letteralmente bistrattati parlando in spagnolo con il signore che portava su e giù l’ascensore all’interno del monumento di Colombo. Un attimo prima con noi era stato carinissimo mentre ci chiedeva da dove venivamo e faceva i complimenti su Roma (noi ovviamente rispondevamo nella nostra lingua madre, l’italiano), quando sono saliti loro che si vantavano di parlare in spagnolo li ha rimessi subito in riga 😀

Quindi mi raccomando dimenticatevi lo spagnolo e la cultura spagnola e tuffatevi in quella catalana, con il suo idioma ufficiale, le sue tradizioni tutte da scoprire proprio perché per secoli sono rimaste sommerse.

Adéu

Fabiana

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