La città ha un’architettura che affascina, almeno a me ha letteralmente rapito. È una tipica città del nord, precisa, ordinata, pulita. Il mio giro turistico è iniziato con un omaggio alla Sirenetta, il simbolo di Copenaghen, nonché mia grande passione e ossessione. Per raggiungerla ho percorso mezza città a piedi tra sole e pioggia. Passando per il parco e il castello di Rosenborg.

Dove ovviamente non sono riuscita a mettere piede perché a Copenaghen, come in tutte le città del nord, musei e negozi seguono un orario inconciliabile con la vita turistica. Apre tutto troppo tardi e chiude troppo presto per cui o si ha a disposizione una settimana di tempo per vedere tutto o è richiesta una cernita di attrazioni da vedere. Comunque qui, oltre al bellissimo palazzo, mi ha colpito la presenza al parco di una coppia che stava festeggiando una ricorrenza: fiori, calici, spumante e cioccolatini, accanto le bici da passeggio. La romantica custodita in fondo alla mia persona in un istante si è creata un personalissimo romanzo ambientato in questa città.

Da lì poi sono giunta alla Chiesa di Federico, uno dei più begli edifici religiosi di Copenaghen. È comunemente conosciuta come la Chiesa di Marmo, sovrastata da una cupola che ricorda una sorella piccina di San Pietro. Abbiamo tagliato per il Palazzo Reale di Amalienborg per poi camminare lungo il canale, tra un mare nero petrolio per il cielo grigio che ci si specchiava, fino ad arrivare alla fontana di Gefion, un’antica divinità germanica della vegetazione e della fertilità che sprona i suoi figli trasformati in buoi a lavorare. Veramente spettacolare. Da lì in una volata e sotto una pioggerellina ho raggiunto la Sirenetta.

Me la immaginavo più imponente e maestosa e invece se ne sta lì solitaria posata sulle rocce con il viso rivolto verso la terra che amerebbe calpestare ma una coda di pesce la lega al mare. Chi non conosce Christian Andersen e le sue fiabe che purtroppo nulla hanno a che vedere con quelle Disney e hanno tutte una fine piuttosto tragica e cruenta. La statua dello scrittore può essere ammirata proprio vicino al Tivoli o in alcuni negozi di souvenir è presente il pupazzo a grandezza naturale accanto al quale è possibile farsi una foto.

Sono rimasta una marea di tempo ad ammirare la semplicità della statua della Sirenetta che è riuscita a diventare il simbolo stesso di una città. Poi si è scatenato un violento acquazzone ma da ignara turista ho continuato a camminare diventando zuppa in pochi minuti. Non so quanta pioggia è caduta né quanti chilometri ho percorso a piedi, so solo che a furia di camminare sono arrivata distrutta e contenta a Christiania, nota anche come Città Libera, è un quartiere parzialmente autogovernato della città di Copenaghen.

Quando si entra in questo luogo si esce formalmente dalla comunità europea e si finisce in un mondo alternativo. Non ho parole per spiegarvelo, si mostra da sé e si coglie sulla pelle. Nessuno può fare foto all’interno di questa piccola città. Venne fondata nel 1971, quando un gruppo di hippie occupò una base navale dismessa costituita da edifici militari abbandonati. È famosa per la sua via principale, nota come Pusher Street, dove l’hashish viene venduto nei chioschetti. Consiglio un giro anche per chi come me è intollerante al fumo, giusto per cogliere il forte stridore tra dentro e fuori la comunità. E mi raccomando niente foto che io da tonta ho continuato a farle rischiando il linciaggio 😀

Non ancora contenta, con le ultime forze a disposizione sono andata a vedere la splendida biblioteca nuova che hanno costruito vicino a quella reale. Viene chiamata il diamante nero perché è costruita di granito e vetro nero. Davvero spettacolare la sua imponenza che si staglia nella notte, specchiandosi nel canale.

Il giorno dopo, di nuovo carica e pimpante, mi sono dedicata al Nyhavn che con le sue case a schiera colorate lungo il canale piena di bistrot e caffè mi ha ricordato tanto Amsterdam. Poi di corsa per le vie affollate e piene di negozi dello Stroget, dove nonostante Copenaghen sia cara da morire, sono riuscita a fare persino shopping. Insomma bisogna proprio dirlo che tocca avere l’occhio lungo per gli acquisti 😀

La marcia si è arrestata dentro al parco giochi Tivoli. Per chi ama le altezze, la velocità e stare a testa in giù è giunto nel posto giusto. Ci sono i calci in culo più alti d’Europa, il venerdì sera si può assistere a concerti e d’estate ci sono i fuochi d’artificio. Il biglietto pomeridiano senza giostre costa 13 euro, ma se siete amanti del pericolo prendete il biglietto completo di ogni attrazione in modo da risparmiare. Ancora non contente di aver camminato a piedi, ci siamo diretti verso la stazione dei treni dove ci siamo imbattute in un mare di biciclette parcheggiate. Abbiamo dato un’occhiata a un paio di quartieri eleganti e pieni di locali che di sabato pomeriggio sembrano un po’ morti, visto che è tutto chiuso (Vesterbro e Østerbro). Il pomeriggio si è chiuso con una lunga passeggiata nel parco cittadino. Poi stanca morta e fuori uso, mi sono riposata ammirando uno splendido tramonto dal sesto piano del mio Ostello.

Per chi ha modo di fermarsi per più giorni consiglio una visita al castello di Amleto presso Elsinore, a 45 chilometri da Copenaghen e solo a  4 km dalla Svezia.

Raggiungibile con una mezz’ora di treno che passa molto frequentemente e chi ha la Copenaghen card avrà il biglietto gratis per il trasporto e per il castello. Per 5 giorni costa 100 euro e vi permetterà di viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi pubblici ed entrare gratuitamente o con riduzioni in molte attrazioni.

Copenaghen mi è rimasta nel cuore, è una lunga pista ciclabile tra palazzi antichi e canali, che mi ha fatto venire una voglia matta di andare in bicicletta una volta tornata a Roma.

A chi servissero spiegazioni più dettagliate su locali, ostelli e via dicendo non esiti a contattarmi, sono sempre disponibile come tour operator.

Buon viaggio a tutti,

Fabiana

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