Guardando la mia Menorah, il candelabro ebraico, non posso fare a meno di pensare che si avvicina Hanukkah, la festa delle luci, una delle maggiori festività ebraiche che quest’anno si celebra dal 2 al 10 dicembre.

La festa è sempre molto vicina, dal punto di vista temporale, alle festività natalizie e, come il Natale, vede tra le sue caratteristiche: la luce. Voglio farvela conoscere meglio tra poco, quando, con la fantasia, vi avrò portati  in un antico borgo maremmano che, nel proprio cuore, racchiude uno dei più bei quartieri ebraici ancora intatto e pronto ad accendere le candele di Hanukkah.

Siamo a Pitigliano, nel grossetano, e ci siamo arrivati dal mare, percorrendo la strada regionale maremmana. Dalla strada, Pitigliano ci appare aggrappata ad un costone di tufo. Ricco di grotte scavate nella pietra e attraversate da corsi d’acqua. Non dimentichiamo che siamo proprio in una zona chiamata “area del tufo”, già abitata dagli etruschi. Ci accoglie una bella piazza, chiese barocche e un acquedotto romano. Qui tutto è storia, dagli etruschi ai Medici, fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale. Ci troviamo, come del resto quasi in tutta Italia, a percorrere un museo a cielo aperto. Non è un caso se Pitigliano figura tra i borghi più belli d’Italia.

Siamo a dicembre e la sera arriva presto, insieme ai suoi colori che, al tramonto, rendono i cipressi dello storico museo ebraico quasi viola sullo sfondo di un cielo che aspetta il tramonto. Addentrarsi nelle stradine che si immergono nel ghetto è come fare un tuffo nel passatoTalvolta vi sorprenderà uno scorcio di panorama della vallata che fa capolino da un vicolo, altre ancora sarà la bottega di un artigiano a catturare la vostra attenzione.

Piccole scale ci porteranno alla sinagoga; ecco, il piccolo piazzale antistante direi che sia proprio il posto giusto per raccontarvi cos’è la festa di Hanukkah. Nel secondo secolo a.c., dopo la conquista della libertà da parte del popolo ebraico, essi costruirono il nuovo altare del Tempio di Gerusalemme ed è a questa rinascita che è dedicata la festa. Il nome Hanukkah, infatti, significa proprio “dedica”. Otto giorni scandiscono le festività e ad ogni giorno corrisponde l’accensione di una candela della Menorah a 9 braccia, nove perché la nona candela, posta al centro, servirà per accendere le altre, in ricordo del poco olio disponibile per ogni accensione. Il candelabro generalmente viene posto accanto ad una finestra. Se guardiamo le finestre delle case del borgo potrebbe capitare di vederne una far bella mostra di se, prima incompleta e poi, l’ultimo giorno, splendida in tutte le sue nove luci.

Ora che ne sapete un pochino di più possiamo entrare in sinagoga…ah! Gli uomini non dovranno dimenticare di indossare la kippà, il tipico copricapo, sempre disponibile all’ingresso per coloro che ne fossero ovviamente sprovvisti. La sinagoga al suo interno è solenne e discreta allo stesso tempo, di una ricchezza lontana dall’ostentazione. Non troverete immagini sacre, la religione ebraica non prevede la raffigurazione di Dio. Troverete iscrizioni che riportano passi della Torah, il libro sacro, e un atmosfera solenne. Al centro,non sul fondo, trova posto il corrispondente di quello che per i cattolici è l’altare. 

Ma adesso dobbiamo continuare la nostra passeggiata per i vicoli del ghetto alla ricerca dello sfratto; e si!

Voglio farvi assaggiare un dolce tipico che deve il suo nome ad un episodio del XVII secolo quando, a seguito dell’editto di Cosimo De’ Medici, gli ebrei di Pitigliano e dintorni furono costretti a lasciare le loro case per trasferirsi nel ghetto. Gli uomini di Cosimo girarono casa per casa, bussando con un bastone ad ogni porta giudea, ed è per questo motivo che il dolce, nato un secolo dopo per non dimenticare, ricorda la forma di un piccolo bastone. Il dolce ha un cuore di noci, miele, noce moscata, anice e probabilmente ha radici che affondano nel periodo etrusco.

Ormai è quasi buio e le stradine di Pitigliano profumano di legna che arde nei camini. Tante piccole luci si uniscono a quelle delle menorah e la cittadina ricorda un presepe; questo connubio di tradizioni, religioni e storie diverse, ci ricorda quanto sia possibile una convivenza pacifica, quando c’è rispetto e un’anima aperta. Che ne dite adesso? Ceniamo qui? Sarebbe un peccato non provare a cucina toscana!

E allora: Buona festa di Hanukkah, buon Natale, insomma quali che siano le vostre tradizioni: godetene a pieno, come è giusto che sia in un borgo così bello.

Barbara Giuliano.

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2 Comments on “Pitigliano: una piccola Gerusalemme in Maremma.”

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