Quando si diventa dipendenti da una sostanza psicotropa, come la cocaina o l’alcool, la struttura del cervello subisce trasformazioni profonde. Questo è il motivo per cui chi intraprende un cammino di riabilitazione resta, comunque, legato a determinati stimoli: si ricordano bene tutte le sensazioni suscitate dalle droghe, e a volte basta un’immagine, un suono, un odore per mettere a repentaglio l’intera cura.

Prevenire una ricaduta, dunque, è fondamentale durante la guarigione. Bisogna fare in modo che il paziente non sperimenti più il cosiddetto craving, il desiderio smodato e incontrollabile di una certa sostanza psicoattiva, e che non precipiti di nuovo nel tunnel.

Va detto che la ricaduta non è un fenomeno puramente fisico, nel senso che non consiste soltanto nel drogarsi o nel bere alcolici. La base è di natura psicologica: si ripresentano tutti quegli elementi che, in un primo momento, hanno condotto alla dipendenza. Si evocano traumi, si assumono specifici comportamenti, si attivano meccanismi della memoria che si credevano sopiti. È per questo che il terapeuta deve partire dal background, incentivando un delicato lavoro di introspezione.

Il Centro San Nicola di Arcevia

Ad Arcevia, in provincia di Ancona, si trova una struttura che da anni si dedica a coloro che soffrono di diverse forme di assuefazione: il Centro San Nicola. Qui vengono istituiti degli autentici percorsi di rinascita, che iniziano con la disintossicazione e proseguono con una rieducazione di carattere medico, psichico e spirituale.

Gli operatori del Centro si occupano di pazienti che dipendono dall’alcool, dalla cocaina e dalle droghe in generale, ma anche da internet, dal sesso, dal gioco d’azzardo patologico. L’obiettivo è aiutare le persone a ricominciare a vivere, tramite programmi su misura a seconda della situazione.

Ovviamente, il Centro San Nicola offre assistenza in seguito alle ricadute. Il supporto continua anche dopo la terapia, attraverso sedute individuali e di gruppo, counselling motivazionale e altre tecniche utili.

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Quali sono i sintomi della ricaduta?

Tornando al discorso sulla ricaduta, essa può essere prevista se si notano in tempo degli indizi rivelatori. Non parliamo solo del craving, acuito dallo stress e dall’ansia; talvolta si manifestano segnali come una notevole reattività nei confronti dell’ambiente, una perdita di controllo parziale o totale, un’attitudine al nervosismo, alla rabbia, persino alla violenza.

Coloro che rischiano di ripiombare nella dipendenza, in alcuni casi, mostrano una completa indifferenza verso la cura. La ritengono non necessaria, superflua, una perdita di minuti preziosi. Nel complesso si appare meno lucidi, nonché propensi alla negazione – “non è un vero problema”, “posso smettere quando voglio”, “è soltanto un goccio”: quante volte ci è capitato di sentire frasi del genere?

Craving

La ricaduta comporta, inoltre, una radicata chiusura a livello sociale. Chi corre questo pericolo pensa ininterrottamente a ciò che desidera di più, e non ha interesse nel vedere gli amici, la famiglia, i colleghi, il partner. Non di rado si saltano le giornate di lavoro, si annullano gli impegni, non si risponde più al telefono e ai messaggi.

Questo isolamento si unisce a quella che gli esperti chiamano perdita della struttura. Si rinuncia alla routine quotidiana, compresi gli atti basilari come mangiare, dormire e lavarsi. Il chiodo fisso della droga o dell’alcool elimina tutto il resto, rende i ritmi irregolari, cancella le buone abitudini.

Infine, altri sintomi abbastanza comuni sono i seguenti:

  • la tendenza ad azioni irrazionali;
  • una marcata difficoltà nel prendere decisioni;
  • distacco emotivo e apatia;

L’ultimo anello della catena è l’assunzione della sostanza tanto ambita, che scatena nuovamente la dipendenza. Cogliendo tutti i segni in anticipo, però, si ha l’opportunità di reagire con prontezza e chiedere subito il sostegno di un centro specializzato.

Come si evita la ricaduta

Molti si domandano: è possibile scongiurare il pericolo di una ricaduta?

La risposta è sì, anche se ciò non vuol dire che sia semplice. È essenziale riconoscere e soprattutto ammettere l’insorgere dei sintomi, e avere la massima onestà verso sé stessi. Chi si rende conto del rischio non deve provare vergogna né ignorare la problematica, bensì accettare il proprio stato e avere il coraggio di cercare aiuto.

La riabilitazione parte dall’interiorità, dalla consapevolezza, dalla responsabilità. Su questi pilastri si fonda il lavoro dei professionisti del settore, che “prendono per mano” il paziente e lo guidano fino alla guarigione.

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