Mamma, ho paura. Ho paura di questo amore strano, che esplode quando si nasce e si allontana man mano che si sommano i passi.

Un amore che nasce autentico, reciproco, incondizionato, e che poi diventa lotta, ricorrenze, gara alla ragione. Non so se so farlo, non so se sai farlo, ma è così crudele essere mamma, che la vita ti da un figlio e poi devi darlo al mondo. Mi sembra così sbagliata la natura, quando ti penso, quando mi penso. Perché non conosco questo amore; un figlio non lo sa. Un figlio teme solo di non essere all’altezza. Un figlio ha solo paura, mentre la mamma non lo sa, che quel figlio non è più suo.

Mamma, ho paura. Paura di avere ancora venticinque anni e di avere già venticinque anni. Perché forse accadrà anche a me di essere mamma e di capirti e di mettere da parte la paura per scoprire che la natura non è crudele, è solo il modo in cui vanno le cose. E magari mi ritroverò a non avere più paura e non accorgermene, a vedere mio figlio diventare figlio del mondo senza che mi si spezzi il cuore. Perché oggi conosco solo l’amore che mi fa dire “mio” mentre tu conosci un amore che ha più a che fare con la vita. Ho paura però perché non so se è tardi e non so se è presto. Non so se ho fretta e non so se va bene così. Non so se voglio, non so se devo. Forse è ancora presto o forse un tempo, in fondo, non c’è.

Mamma, ho paura. Perché forse ancora vorrei vivere più il mondo che la vita. Perché ho già lasciato il nido almeno con il cuore e gli occhi di un figlio sono più comodi degli occhi di una madre. Ma ho paura perché nonostante io non possa capire, se ci penso, continuo a credere che la natura ti faccia un torto. Ci chiamano “mammoni”, noi che viviamo la famiglia fino a grandi, ma io non riesco a pensare la famiglia in un modo diverso. Perché forse sono troppo egoista per pensare al mondo. Perché penso che per decidere di fare una famiglia si abbia il diritto di credere che possa durare per sempre e che si abbia il diritto di usare ancora quell’egoistico “mio” che credo muova ancora un po’ l’amore, purché sia vita, non morte.

Mamma, ho paura. E vorrei potertelo dire come quando ero bambina, che sentivo un rumore e correvo da te. Come quando ancora il mondo non mi aveva e io avevo solo te, come quando non avevo motivo di avere paura eppure non facevo che aggrapparmi alle tue gonne. Ora ho il diritto di avere paura, ma non posso dirlo, perché anche tu avrai avuto paura e un giorno, senza volerlo, senza pensarci, avrai capito il mondo con il tuo essere mamma, con il tuo essere un meccanismo della giostra: il motore. Noi figli non lo sappiamo, ma siamo un dono e tu l’incondizionato amore che ci ha offerti al mondo.

Mamma, ho paura. Ho paura un giorno di essere mamma e scoprire che anche tu, ancora, hai paura.

Alessia Di Maria

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