man-863085_1920Caro papà, ti conosco da 24 anni.
Quando a te sembreranno tanti, quando ti sembrerà tardi, quando ti sentirai “grande”, pensa a me, che ti conosco da 24 anni. E se togliamo i primi dei quali non conservo neppure vaghi ricordi, se pensiamo a noi figli, distratti dal crescere, dal credere di dover cercare sempre tutto altrove, distratti dal tempo che, quando siam piccoli, ci sembra infinito, se pensiamo a noi, distratti dal mondo in un’età che passa e scorre come un’orologio impazzito, per me, saranno sempre troppo pochi. Però, anche quando ci facciamo distrarre voi siete sempre dietro di noi. Sempre a seguirci attenti alle scelte che facciamo, alle strade che prendiamo, a come, a poco a poco, decidiamo di stare al mondo. Siete sempre stati lì, sin dal nostro primo respiro, sin dai nostri primi passi, le prime cadute, i primi pianti; siete sempre stati lì, dietro le quinte di uno spettacolo spontaneo, a tentare di sostenerci, di darci forza, e qualche volta di guidarci laddove non siamo in grado di vedere ad un palmo dalle nostre convinzioni. Siete sempre stati lì anche quando trovare le parole sembra complicato, talvolta impossibile, anche quando la rabbia si propone come strada più facile da percorrere, quando sembra tutto chiuso e ostile, ci guardate sbattere una porta e aspettate fuori, fintamente forti, fintamente imperturbabili. Anche quando vi sentite impotenti in un mondo in cui non potete più proteggerci, siete pronti a combattere con le poche armi che vi sono rimaste.

Caro papà, ti conosco da 24 anni e per me saranno sempre pochi. Sei nato anche tu, cresciuto anche tu, hai sognato, scommesso, combattuto, rinunciato, ricreduto, costruito e demolito e ancora costruito. Hai vissuto per 37 anni senza che mi conoscessi, senza ch’io ti conoscessi, e hai progettato: una passione, un desiderio, una moglie, un matrimonio conquistato, un sogno tramandato, un luogo intimamente tuo, quattro mura da chiamare casa, dei ragazzi da chiamare figli, un luogo, un sentimento, delle persone da chiamare famiglia.

Sei stato bambino, ragazzo, sei diventato uomo. E come me, e come noi, sei stato forte e sei stato debole. E come me, e come noi, sei stato partecipe di una vita piena di contraddizioni e difficoltà; come noi, prima d’esser chiuso nel vestito del papà, sei una persona.

E ti ritroverai un giorno, forse domani, forse tra vent’anni, a sentirti vecchio, a sentirti poco utile, a sentirti piccolo. Ma papà, io ti conosco da 24 anni e non saranno mai abbastanza per una figlia. Perciò sii debole, sii forte, sii giusto e sbagliato; sii vero, insicuro, determinato o testardo; sii comprensivo o orgoglioso, sii rapido o pacato, ma sii te stesso, papà. Senza remore, senza preoccupazioni. Dammi tutto il tempo che ho, dammi tutto il tempo che mi sono persa, per scoprire che in fondo, dietro ai tuoi abiti fieri, dentro alle tue cravatte strette c’è sempre stato un uomo,  c’è sempre stato un fragile, sensibile, complesso papà.

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