Bisogna imparare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino, sopratutto per capire i suoi bisogni. Peccato che, sempre facile non è.

Quando un bambino inizia a fare i capricci non è sempre facile riuscire a non perdere la pazienza, sopratutto se ai nostri occhi il capriccio appare come una cosa futile, un atteggiamento dovuto ad una sciocchezza.

Bisogna cercare di capire perché il bambino si sta comportando cosi, cosa nella sua testa è scattata per farlo arrabbiare o indispettire in quel modo.

Regola d’oro quindi è non perdere la pazienza e mantenere la calma e ricordarsi che i capricci fanno parte dell’età evolutiva dei bambini e sono una fase normalissima.

Una mamma un po’ insicura potrebbe avere difficoltà a gestire una fase del genere, quindi vale sempre la regola del lavorare su se stesse e sopratutto avere accanto a se persone che ci appoggiano nelle scelte che riguardano il nostro bambino, fondamentale è quindi non contraddirsi con l’altro genitore nel momento in cui si sta affrontando un capriccio.

Quando sono piccolissimi non sbattono i piedi, non urlano: piangono. Cercare di tranquillizzare il bebè è fondamentale. Cullarlo, parlargli, guardarlo negli occhi, possono essere gesti che fanno nascere un’empatia tra mamma e figlio, fondamentale anche nelle altre tappe, quando il bambino diventerà più grande e manifesterà i suoi disagi in maniera differente.

Verso l’anno e mezzo il bambino diventa più consapevole, cammina da solo e inizia ad esprimersi. Vietato è urlare contro il bambino, ma abbassarsi alla sua altezza, guardarlo negli occhi e spiegare in tono pacato il perchè del nostro no. Facile a dirsi vero?

Bisognerebbe spiegargli che capiamo che lui è arrabbiato, ma che non risolve nulla urlando e facendo tanto caos. Il compito del genitore è insegnare al bambino come vivere le emozioni negative.

Con l’età scolare il bambino si relazione ancora di più con altri bambini della sua età, compito dei genitori è appoggiare il proprio figlio ma anche fargli capire il punto di vita degli altri. In questo modo il bambino comincia ad entrare in empatia anche con gli altri e a cercare il suo posto nella società.

Noi siamo nella fase in cui il no proprio non ci piace, non sempre riesco a calmarlo subito, ma ci sto lavorando. E voi in che fase siete?

Valentina

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *