La sola idea di parlare d’amore e sessi ai bambini mette quasi tutti nel panico. Difficilmente riusciamo a capire cos’è giusto e cosa è sbagliato e spesso prendiamo conclusioni affrettate e personali.

Essendo quindi il sesso e l’amore un argomento importante soprattutto se si parla di bambini, abbiamo voluto chiedere ad una maestra,  Antonella Civiletti.

Esiste un’età giusta per iniziare a parlare di sesso ai bambini?

Non esistono standard d’età da cui partire per cominciare a parlare di sesso con i bambini. Credo piuttosto che l’adulto/educatore debba soddisfare le curiosità del bambino a partire dal momento in cui questo le esprime, purché lo faccia con la semplicità di linguaggio e di contenuto che tale età richiede. È bene, infatti, tenere presente che con i più piccoli è opportuno ricorrere a metafore, a storie, anche inventate, che non illustrino troppo verosimilmente la realtà, ma che ne rendano solo approssimativamente l’idea. QUALUNQUE argomento, nella prima infanzia, DEVE essere permeato di fantasia, destare meraviglia e lasciare al bambino la libertà di immaginazione. Guai a dare definizioni troppo intellettualistiche! Le spiegazioni scientifiche possono e devono aspettare.
In definitiva, non ritengo utile stabilire a priori un’ “età giusta”, quanto piuttosto il modo opportuno di affrontare l’argomento, quando naturalmente sorge.

C’è una Differenza di approccio tra le femminucce e i maschietti?

No, le femminucce e i maschietti hanno le stesse curiosità di scoprire il proprio corpo e quello dell’altro e generalmente lo fanno indifferentemente e senza malizia, da soli e tra di loro. Così anche l’adulto dovrebbe approcciarsi allo stesso modo alle une e agli altri.

Parlare di sesso ai bambini è necessario ai fini della loro crescita o solo un modo per prendere iniziativa prima che vengano a conoscenza di tutto tramite mezzi sbagliati?

Non è necessario nella prima infanzia, ma lo diventa nella preadolescenza, anche come mezzo preventivo di possibili situazioni di violenza. È imprescindibile, invece, sin dalla scuola dell’infanzia, educare al valore e al rispetto delle differenze di genere, alle trasformazioni che subisce il corpo, alla sua cura e all’igiene,  all’affettività e all’amore.

Riguardo al sesso, bisogna lasciare il bambino anche la libertà di confrontarsi con i coetanei e i bambini più grandicelli, così come di crearsi delle teorie personali, anche distorte, che quando sarà più grande imparerà, poco a poco, a destrutturare e riorganizzare. Nostro compito è quello di evitare l’uso inappropriato di alcune fonti, come ricerche online, riviste e film non adatti alla loro età.

Talvolta ci ritroviamo a rivedere un film o a riascoltare una canzone dopo anni e a ritrovare significati sessuali che da bambini non avevamo minimamente capito. Si tratta di un fatto generazionale o ci sono cose che comunque i bambini non associano e perché?

Si tratta di un fatto assolutamente naturale. Il percorso di sviluppo tipico di ogni uomo prevede, seppure con variazioni riferibili all’unicità di ogni persona, delle tappe valide per tutti, circoscrivibili all’interno di archi di età indicativi. Tenendo conto che nella prima infanzia (fino ai 7 anni circa) il bambino sta al mondo e lo sperimenta prevalentemente nella sua fisicità, con i suoi organi fisici e attraverso i suoi sensi, mentre fino ai 14 anni circa attribuisce significato e valore alle esperienze che vive, sviluppando maggiormente il sentimento, prima, e il pensiero, poi, è fisiologico che argomenti più complessi, come in questo caso la sessualità, vengano compresi solo a distanza di tempo. E i bambini ne sono consapevoli! Per questo guardano i grandi con venerazione e non vedono l’ora di “diventare come loro”.

L’approccio all’argomento cambia quando ci troviamo davanti a bambini con disturbi dell’apprendimento?

No. I disturbi specifici dell’apprendimento sono disabilità che non interessano il funzionamento intellettivo generale, ma solo determinate abilità, legate alla lettura, alla scrittura o al calcolo, quindi generalmente l’approccio all’argomento non cambia. Solo i bambini con Disturbo di Comprensione del Testo, così come i bambini in età prescolare, hanno difficoltà a distinguere il significato letterale di una frase da quello metaforico, oppure, nei casi di metafore più facilmente decifrabili, essi le comprendono ma non sanno darne una spiegazione linguistica, capacità che, in un bambino con sviluppo tipico, compaiono in età scolare e si consolidano nella preadolescenza (11-12 anni).

Risulta quindi chiaro, anche rispetto a quanto detto rispondendo alla domanda precedente, che se un bambino normodotato, secondo i tempi dettati dal suo normale processo di sviluppo, comprenderà pienamente dopo anni ciò che in passato ha ascoltato, interpretando ora correttamente le metafore e le storie che gli adulti gli hanno raccontato sul sesso e sull’amore, i bambini con DCT probabilmente necessiteranno invece che l’adulto compia per lui questo processo di inferenza lessicale e semantica, quindi di esplicare, tramite una spiegazione verbale, le similitudini tra le immagini date dalle metafore, nonché il senso della cicogna che porta il neonato, del semino che cresce nella pancia della mamma, e così via..

Che consiglio possiamo dare alle mamme e ai papà che potrebbero presto entrare nel panico davanti a domande imbarazzanti?

Esistono dei libri e delle riviste per bambini e ragazzi sull’argomento, che permettono di facilitare il genitore ad affrontare argomenti imbarazzanti dalle rispettive parti, ma che non dovrebbero esonerarlo del tutto dal parlarne personalmente. Anzi, il primo vero consiglio che mi sento di dare a questi genitori è: abbandonate quest’ansia da prestazione, se non volete che i vostri figli crescano deboli e nel terrore!

Non è da sottovalutare l’importanza di un dialogo costruttivo di questo tipo, perché spesso capita che un figlio abituato a vivere certi argomenti come dei tabù, non si sente libero di comunicare al genitore di stare vivendo dei disagi intimi, che alcune volte possono essere anche legati a situazioni di violenza o a disturbi che, se non sottoposti a controlli precoci, possono avere conseguenze anche gravi. Di grande aiuto possono essere incontri, spesso organizzati dalle scuole, con figure professionali specializzate, per soli genitori o per genitori e figli.

Se spiegato o visto in tv, i bambini possono capire la distinzione tra relazioni sentimentali e rapporti occasionali? Quello che comunemente distinguiamo come amore e sesso?

Assolutamente sì. Anche in questo caso, però, sarebbe più opportuno ricorrere all’uso di storie con metafore o esempi legati alla vita quotidiana del bambino, paragonando, ad esempio, il rapporto occasionale ad un giocattolo di cui il bambino si è subito stancato e ha rotto o gettato via, e la relazione sentimentale al suo giocattolo preferito, al pupazzo che gli tiene compagnia quando dorme, all’oggetto da cui non vorrebbe mai staccarsi perché qualcosa di speciale lo tiene legato a lui.
Ancora di più, sarebbero significativi dei laboratori a metodologia mista (brainstorming, discussioni guidate, giochi di ruolo,…) sulla sessualità e l’affettività, tenuti da insegnanti e figure specializzate.

A che età si inizia a provare l’interesse per la sfera sentimentale? I fidanzatini delle scuole elementari, è possibile che provino già innamoramento?

I primi innamoramenti nascono proprio alla scuola primaria, quando i bambini cominciano ad avvertire l’altro come altro da sé, sviluppandosi, come detto prima, principalmente nella sfera del sentimento (data inevitabilmente dalla relazione con l’altro), che in quella fisica. Alla scuola dell’infanzia le manifestazioni di affetto sono riferibili invece perlopiù alla scoperta della propria e altrui corporeità e all’imitazione dei grandi (giocare a marito e moglie, mamma e figlia, medico e paziente, ecc).

Qual è la cosa più bella che ha sentito dire a un bambino riguardo l’amore?

“Ho capito che G. doveva essere la mia fidanzata dai silenzi e perché mi batte forte il cuore” (6 anni).

Ringraziamo Antonella Civiletti per il prezioso contributo e per questa splendida testimonianza! Ci auguriamo che questa intervista possa in qualche modo aiutare le mamme e i papà. Perché spesso, delle situazioni risolvibili con un dialogo soppesato, possono rimanere circostanze della nostra vita, senza necessariamente mutare in problemi.

Intervista a cura di Alessia Di Maria

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