È importante riuscire e comprendere i comportamenti e le difficoltà dell’infanzia perché questo ci aiuterà a capire quale sarà lo sviluppo di un bambino e come diventerà da adulto. Quindi, lo studio dei disturbi di apprendimento diventa una priorità.

La diagnosi dei disturbi dell’apprendimento riguarda bambini normodotati o iperdotati che continuamente vengono esposti a vissuti di autosvalutazione ed esperienze di insuccesso.

L’incidenza dei disturbi dell’apprendimento nella popolazione italiana si aggira tra 3-5%. La percentuale, però, sembra sottostimata. Inoltre, spesso delle volte correlata ad abbandono scolastico o devianza giovanile.

I disturbi dell’apprendimento si distinguono in:

  • Discalculia
  • Dislessia
  • Disgrafia
  • Disortografia

Questi disturbi possono essere identificati nei primi anni di scuola elementare. È facile comprendere cosa comporta questo aspetto dal punto di vista psicologico e comportamentale. Si entra subito nel campo della patologia e i primi a intervenire sono il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e il logopedista.

Dall’altro lato troviamo la scuola a cui è chiesto di intervenire con piani differenziali e l’ausilio di apparecchiature tecniche, come pc o tablet. L’acquisizione degli apprendimenti scolastici è un processo complesso per ogni bambino. Per quelli con disturbi di apprendimento diventa uno scoglio insormontabile che li porta a sentirsi figli deludenti perché questi bambini sono intelligenti e perfettamente consapevoli delle proprie difficoltà.

La domanda sorge spontanea: come mai, nonostante la medicina abbia fatto passi da giganti, questi disturbi di apprendimento sono evidenzianti così in ritardo?

Avviene solo al momento dell’ingresso nella scuola primaria. L’impatto è da subito immediato e massivo e si scoraggia il bambino portandolo a reagire alla difficoltà anche con il rifiuto della scuola.

Recentemente si è proposto un nuovo approccio che pare riesca a fare una diagnosi dei disturbi di apprendimento a partire dal secondo anno della materna. Si passa da un approccio “banale” al problema, legato semplicemente al linguaggio, a un approccio “non banale” e complesso-connessionista del problema.

L’intervento diagnostico considera le componenti psicomotorie con una particolare attenzione alla lateralizzazione e all’integrazione plurisensoriale e motoria. Queste componenti sono antecedenti e supportive per le capacità linguistica e grafica. Infatti, come si è visto l’invenzione della scrittura ci insegna che prima si sono sviluppati i sistemi di codifica non fonetica delle informazioni e poi sono state trasformate in tracce simboliche che generano sistemi fonetici e alfabetici tutti diversi tra loro ma con un unico comun denominatore.

La ricerca ha mostrato come lettere e cifre non esprimono la capacità di riprodurre suoni, ma sono produzioni che rappresentano la posizione del bambino nello spazio. Questi disturbi dell’apprendimento non possono essere considerati una patologia. Misurano solo il grado di adesione di un bambino a una modalità culturalmente standardizzata e decisa dagli adulti.

Fabiana

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