È triste, ma serie B è la classificazione che sempre più spesso viene attribuita agli autori self.

Questa nasce dalla convinzione che se un autore pubblica in “fai da te” è perché tutte le CE (Case Editrici) gli hanno chiuso la porta in faccia. Insomma, l’autopubblicazione è l’ultima spiaggia.

Niente di più sbagliato.

snoopy72La maggior parte dei self lo sono per scelta. Per quale motivo? Bé ce ne sono parecchi, a partire dai tempi biblici che le CE impiegano a pubblicare, passando da contratti svantaggiosi per gli scrittori, fino ad arrivare alla soddisfazione personale di poter gestire autonomamente il lavoro, decidendo tutto nei minimi dettagli, dalla cover al titolo del romanzo, alla struttura del testo stesso.

Di solito chi sostiene la mediocrità di un autore self non ha nemmeno idea di tutto questo. Molti sparano a zero, si chiudono in una cricchetta elitaria convinta di detenere il sapere universale e non vogliono sentire ragioni. Lasciateli perdere; è gente con la quale non è possibile avere un dialogo, nonostante si vantino di essere persone di un certo livello. Livello di cosa non è dato a sapere. Di certo non di buona educazione.

Quello che è più difficile da digerire è che spessissimo viene fatta l’equazione self = scarsa qualità.

In questo caso non posso difendere del tutto a spada tratta la categoria, purtroppo. L’avvento del self publishing e il proliferare di piattaforme sulle quali è possibile pubblicare senza filtri, hanno fatto sì che il mercato venisse saturato da romanzi spazzatura. Cosa intendo per romanzi spazzatura? Semplice, quei testi sgrammaticati e pieni di refusi che certi autori caricano sugli store online.

Perché diciamocelo, esistono anche queste persone. Scrivono, non rileggono nemmeno il testo e lo buttano fuori, convinte di aver appena pubblicato il bestseller dell’anno. Alcune di loro addirittura se ne fregano dichiaratamente dell’editing perché, se una CE dovesse notarle, si preoccuperebbe poi lei di sistemarlo. No, non storcete il naso; questo ragionamento, per quanto faccia salire l’insulto, è nato da un dato di fatto, una nota CE che ha fatto razzia di romanzi senza un minimo di filtro e, a parer mio, senza rispetto per quegli autori che hanno preso e che meritavano. Quindi, le ingenue (o furbette?) di cui sopra hanno creduto che tutto ciò che dovevano fare era pigiare tasti a caso, confezionare un file e caricarlo. Peccato che poi la suddetta casa editrice abbia tirato i remi in barca.

Il fenomeno però persiste, sono in molti gli autori che sperano di essere notati passando per Amazon. Il problema è che non si rendono nemmeno conto di danneggiare se stessi e tutta la categoria, almeno sulla breve distanza. Dico breve distanza perché sono convinta che sulla lunga, invece, ci sarà una sorta di selezione naturale. Il lettore lo freghi una volta, alla seconda può essere sua magnanimità darti un’altra chance, ma se non si cambia registro si finisce nella lista nera con una croce gigante sul proprio nome.

In questo folto gruppo però ci sono anche autori che non prendono la scrittura come un gioco. Alcuni di loro lavorano, hanno una famiglia e poco tempo a disposizione per la stesura del romanzo. Rosicano qualche ora al sonno, si mettono al computer appena possono, fanno i salti mortali pur di trovare un po’ di tempo da dedicare alla loro storia. Altri magari hanno intere giornate libere, ma tutti hanno un denominatore comune: dedicano tempo, cura e attenzione a ciò che stanno facendo. Pubblicano un romanzo quando possono, senza una cadenza regolare, ma quando lo fanno il prodotto che offrono è di qualità. Certo, qualche errorino o refuso sarà scappato, ma la differenza tra un testo per far numero e uno curato la si vede a distanza di chilometri. E non sempre è una qualità innata, anzi, quasi mai.

snoopy scrittore 265

Questi autori piegano la schiena, a volte pagano di tasca loro un editor, sgobbano come matti per migliorarsi, ogni volta sanno di non essere arrivati, ma sanno anche di aver fatto passi avanti rispetto alla precedente. Perché in coscienza sanno quanto impegno ci hanno messo, sono consapevoli del fatto che la scrittura è sì un piacere, ma è soprattutto fatica, impegno e, talvolta, addirittura lacrime.

Purtroppo però anche loro sono autori self e, di conseguenza, vengono etichettati come facenti parte della serie B, spesso senza che gli venga data una possibilità, a prescindere, perché ormai l’idea è quella.

Per fortuna non tutti i lettori sono così, in molti leggono e apprezzano questi romanzi e noi li ringraziamo.

Finora ho bacchettato gli autori che prendono la scrittura come un gioco, ma i lettori chiusi nella loro idea sono anche peggio. Innanzitutto Amazon offre l’opportunità di leggere un estratto, quindi non mi si dica che la gente è stufa di buttare soldi. Che piaccia o no agli autori, la qualità di un testo la si vede dalle prime pagine. Se parti a confondere il verbo avere con il verbo essere per tre volte nei primi tre paragrafi, difficilmente l’avrai capito entro la fine del romanzo e allo stesso modo se le prime pagine sono scritte bene non è possibile che poi, a un certo punto, inizi a scrivere in modo scorretto.

Se poi tu, lettore, vai ad acquistare un romanzo rosa, genere che non ti piace, bé, a quel punto la colpa è tua. Compra altro, mi sembra logico.

Non sto sindacando sui gusti personali, ci mancherebbe. Per quanto possa essere curato un testo può piacere o non piacere, nulla da dire. Ma per favore, smettiamola con questi stereotipi. È raccapricciante sentirvi dire che la lettura apre la mente quando poi fate questi ragionamenti.

Nadia Filippini.

  • 17
  •  
  •  
  •  
  •  
    17
    Shares
  • 17
    Shares

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *