Sarà capitato anche a voi, non solo di avere una musica in testa! Ma anche di sfogliare il tanto amato (o odiato, ma spero di no!) libro di Storia dell’arte alla ricerca di artiste donne.

Donne della Storia dell’arte: non mancano affatto! Eppure spesso non appaiono sui libri. Volando più in alto dei meccanismi che vedono sempre più uomini protagonisti della storia e sempre meno donne a raccontarla con le proprie gesta e la propria arte, voglio solo raccontarvi tre artiste. Sì, donne, ma per la storia artiste che hanno dato importantissimi contributi all’arte del mondo.

Non è solo l’appartenenza al sesso maschile che aiutava a rimanere nella storia nel 1500 ma anche la ricchezza e l’appartenenza a famiglie nobiliari. Questo è il caso di Sofonisba Anguissola che nacque a Cremona da una nobile famiglia piacentina. Non fu figlia d’arte ma il padre la portò, alla tenera età di undici anni, presso la bottega del pittore Bernardino Campi. Era una cosa insolita perché le botteghe dei pittori erano perlopiù frequentate da figli d’arte! Ma Sofonisba si fece notare subito per la sua abilità come ritrattista. Il suo talento la portò nel 1559, a 24 anni di età, alla corte di Filippo II di Spagna dove divenne la ritrattista della famiglia reale.

Donne della storia dell'arte
Le sorelle della pittrice Lucia, Minerva e Europa Anguissola giocano a scacchi, 1555

Curiosità: disegnò un fanciullo morso da un gambero, cogliendo l’espressione dolorante del bambino. Il padre mandò il disegno a Michelangelo Merisi da Caravaggio che ne apprezzò l’idea e che successivamente utilizzò questa suggestione per dipingere “Ragazzo morso da un ramarro”.

Non è solo un problema di quel che viene tramandato: le donne avevano spesso impedimenti tecnici e sociali.

Tra questi il caso di Berthe Morisot, pittrice nata nel 1841 che iniziò sin da giovanissima, come molte donne della Storia dell’arte, ad approcciarsi alla pittura insieme alle sorelle. Seppure i genitori fossero propensi a far studiare le figlie, le accademie e le scuole di arte non permettevano l’accesso alle donne (fu permesso solo nel 1897). Fu così che Berthe Morisot iniziò a frequentare un notevole numero di insegnanti che, seppure la fecero crescere come pittrice, non la stimolavano artisticamente. Nell’impressionismo trovò la sua strada, quando dopo una serie di presentazioni e nuove conoscenze approdò all’atelier di Jean-Baptiste Camille Corot. Lui la condusse alla pittura en plein air (all’aria aperta) dove sperimentò nuove sfumature di colori e nuove suggestioni. Si definì il suo stile, chiaro, luminoso e perlescente; attento alle sfumature quotidiane, alle immagini familiari e di intimità domestica.

Berthe Morisot, La culla (1872); olio su tela, 56×46 cm, museo d’Orsay

Curiosità: Berthe Morisot fu circondata per tutta la vita da artisti. Galeotta fu la grande e profonda amicizia con Edouard Manet, che le fece conoscere il fratello con il quale si sposò. La loro casa divenne un salotto di artisti e intellettuali dove si incontravano importanti personaggi dell’epoca.

Non possiamo parlare di donne della Storia dell’arte e di difficoltà e pregiudizi senza raccontare la storia di Élisabeth Vigée Le Brun.

Nata nel 1755 a Parigi, la storia la descrive come una donna estremamente appassionata alla pittura, tanto da lasciare a fatica i pennelli durante il parto (si dice che continuò a dipingere anche durante le prime contrazioni). La sua carriera fu intensa quanto rapida. Anche lei, come Sofonisba, grande ritrattista, attirò l’interesse di Maria Antonietta che la chiamò a corte come ritrattista. I suoi ritratti, somiglianti ai soggetti ma sapientemente abbelliti, erano particolarmente graditi  alla sua protetta, ma Elisabeth rimase poco a corte. Le calunnie che la dipingevano come una donna disinibita e dedita a orge e agli uomini sposati la costrinsero a fuggire in Italia e quando tornò in Inghilterra trovò una società mutata che non le riconosceva più la fama di un tempo.

Autoritratto con la figlia (1789). Museo del Louvre, Parigi.

Curiosità: Élisabeth Vigée Le Brun era accusata di usare un pittore uomo per dipingere i quadri ai quali lei si limitava a mettere la firma. Per l’epoca era considerata troppo bella e delicata per avere un simile talento.

Autoritratto con tavolozza (1782). National Gallery, Londra.

Queste sono solo tre artiste di una lista lunghissima di donne della Storia dell’arte. Artiste che hanno certamente dovuto fare i conti con limitazioni, ostacoli e pregiudizi ma che sono riuscite ad arrivare a noi grazie alla loro arte! Anche se loro avevano certamente il grande privilegio di essere nate in famiglie ricche. Chissà quante artiste hanno tentato a fatica di far conoscere il proprio talento e mai arriveranno a noi perché non abbastanza ricche, non abbastanza importanti, non abbastanza per gli uomini del tempo.

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