Il primo viaggio oltreoceano non si scorda mai e, il mio, più che un viaggio, era un Summer quarter in una delle università più quotate degli USA, quasi dieci anni fa.

Nicole Soria

Tra le tante cose che potrei raccontarvi, per questo nuovo articolo della rubrica “A merenda con Nicole” ho scelto l’episodio che meno rappresenta la persona che sono oggi: a dimostrazione che le persone possono cambiare, crescere, maturare. E no, non sto parlando della mia sessione di shopping preferita da Macy’s o del corso di American startups con il professore migliore di sempre: sto parlando della mia figuraccia preferita. Abbiamo tutti, in archivio, episodi di cui andiamo poco fieri, che non ci rispecchiano più e che, magari, non ci rispecchiavano nemmeno nel momento in cui sono successi. Si, me ne vergogno, ma allo stesso tempo quest’episodio mi fa tanto, tanto ridere!

Dunque, mi preme dirvi che la prima cosa a cui penso quando ricordo la UCLA è il cibo.

Non le partite di football americano a Pasadena, non le feste in confraternita, non i corsi universitari. IL CIBO. La mia mensa preferita si chiamava De Neve, ed è ancora il sogno predominante nelle mie notti di dieta. C’era di tutto: l’angolo dei cupcake era il mio preferito, insieme all’angolo del messicano, l’angolo dei french toast, l’angolo della pizza con sopra la pasta e l’angolo degli hash browns. Ah, scherzavo a proposito della pizza con sopra la pasta (o meglio, l’angolo c’era, ma non ho mai preso nulla da quel banco per rispetto della patria).

Un bel giorno decido di andare a cena presto, quindi intorno alle 17.30/18 per integrarmi con la nuova comunità di cui facevo parte, ignara del fatto che gli atleti fossero i primi a cenare. Ed è subito figuradiemme in fila per le omelette francesi al formaggio.

Di fronte a me il ragazzo più bello della mensa, alto 6 metri (quasi), due spalle larghe come una cabina armadio, le braccia più grosse delle mie cosce. Ho fatto ciò che ogni italiano all’estero con qualche problema di salute psicosociale fa, almeno una volta nella vita: un apprezzamento semi-esplicito ad alta voce nella propria lingua. Ragazzi, è stato liberatorio. Ero fiera di me! La fila continua e io continuo a guardarlo. “Ma come sono belli questi sportivi americani” penso. E continuo a fissarlo, tipo stalker.

Arriva il suo turno, la sua omelette è pronta e lui si allontana per raggiungere gli amici al tavolo. Ma non prima di voltarsi verso di me per dirmi qualcosa.
Gelo.

“Farò i complimenti a mia mamma da parte tua”, mi ha detto. IN ITALIANO.

Lui era un pallanuotista di Genova e io una 21enne milanese che ha successivamente deciso di cambiare mensa.

Nicole Soria

Caro Jim (non ricordo il tuo nome), la nostra avrebbe potuto essere una relazione fantastica, fatta da me che ti regalo improbabili perle in italiano a sere alterne (non mangio uova così spesso) mentre entrambi aspettiamo la nostra omelette in fila, se solo tu avessi fatto finta di nulla. Invece hai stroncato la nostra relazione sul nascere: come vedi, la colpa è tutta tua.

È finita che, la sera successiva, Jim si è assicurato che fossi già al tavolo con il mio vassoio prima di mettersi in fila per le sue uova. Ovviamente si è ben guardato dal riservarmi un cenno di saluto, anche da lontano. Quindi, oltre a cambiare mensa, ho deciso di riprendere a cenare alle 20, perché non si sa mai: anche lui, per scappare, avrebbe potuto avere la stessa brillante idea di cambiare mensa per evitare una pazza stalker che gli ricordasse il suo Paese d’origine con commenti inappropriati.

Ho imparato che l’eleganza non ha luogo, però ha un tempo:

A 21 anni avevo raggiunto il mio picco di trash… potevo solo migliorare, insomma!

#cèsperanzapertutti #nonèmaitroppotardi

Nicole Soria.

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    By: Nicole Soria

    In un mondo fatto di lavoro, libri e tacchi a spillo trovo sempre il tempo per un tiramisù! Reduce da un matrimonio con uno sconosciuto (MatrimoniAPrimaVista), vi racconto un po’ di me e un po’ di noi… Noi donne multitasking che affrontiamo il mondo con l’eleganza di chi non si piega mai!

    Per collaborazioni: Nicolesoria.it@gmail.com

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    “La Cazzimma”

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