La seconda intervista di oggi è dedicata alla scrittrice Eva Fairwald.

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D: Ciao Eva! Benvenut/a su Tratto Rosa. Parlaci un po’ di te! Cosa fai nella vita?

R: Ciao! Grazie mille per questa opportunità. Nella mia vita ho fatto tante cose, la più importante è stata emigrare definitivamente, infatti vivo da diverso tempo in Germania, dove ho un lavoro normalissimo in ufficio. Il che mi porta a rispondere alla domanda iniziale, che cosa faccio? Al momento la mia occupazione principale è appunto conciliare la quotidianità con le mie aspirazioni, che si concentrano sul mondo della scrittura. Appena arrivo a casa non vedo l’ora di dedicarmi alla scrittura e alla lettura in generale, anche se si tratta praticamente di gestire un secondo lavoro.

Seguo sempre più attività contemporaneamente utilizzando un modello di diversificazione. Sono laureata in linguistica e traduzione, quindi ho deciso di fare leva sui miei studi per portare avanti progetti in più lingue, come per esempio il romanzo distopico/sci-fi “Trusting Darkness” e il suo racconto prequel gratuito “Immortals”. Io scrivo direttamente in inglese e poi traduco in italiano, quindi ci sono giorni in cui produco e altri in cui traduco. Grazie ai traduttori del sito Babelcube, i due titoli menzionati sono stati trasposti in tedesco, portoghese, spagnolo e francese. Visto il campo della mia laurea e altre esperienze lavorative estere, ho le competenze per lavorare a stretto contatto con i traduttori. Leggo tutte le traduzioni, lascio i miei commenti e poi ne discuto con i collaboratori. L’attività di traduzione e controllo richiede molta concentrazione ma è solo una parte del divertimento. Alla scrittura affianco periodi di editing, in cui prima mi dedico alla stesura in inglese e dopo rivedo completamente la traduzione italiana per eliminare contaminazioni e individuare pezzi poco scorrevoli. In fasi più avanzate ricevo anche commenti e suggerimenti dagli amici beta reader, che vanno poi studiati ed eventualmente inseriti nel testo. Di solito, quando arrivo alle revisioni finali sono ormai stremata! Per fortuna il cioccolato aiuta sempre.

Appena c’è un raggio di sole esco per passeggiare nella natura, ma la maggior parte del tempo sono presa in ostaggio dai miei computer: i personaggi richiamano la mia attenzione!

D: Quando hai iniziato a scrivere? Ricordi il tuo primo scritto?

R: Ho cominciato a scuola per un motivo davvero banale: la noia! A causa di professori molto ripetitivi, mi ero stancata di ascoltare lo stesso concetto per la terza o quarta volta di fila. Inizialmente mi ero messa a fare i compiti delle altre materie, ma poi ho deciso di dedicarmi a qualcosa di più creativo. Ho così cominciato a scrivere il mio primo romanzo (non pubblicato), che è un mattonazzo epic fantasy steso a mano su blocchetti per gli appunti. In parte l’ho già riportato al computer, ma resterà il progetto della mia vecchiaia, perché ci sono molte cose da rivedere e sistemare. Nel frattempo il mio stile è migliorato, quindi penso che salverò la trama e mi dedicherò a una riscrittura completa. Ricordo tutto con molto affetto, anche perché non avrei mai immaginato che la scrittura avrebbe preso questa piega.

D: Pensi che la scrittura debba essere razionale o irrazionale? Pianificata o totalmente in balia dell’ispirazione e delle emozioni?

R: Io sono una persona molto organizzata, quindi per me anche la scrittura va pianificata. Per quanto mi riguarda, si tratta di un connubio fra razionalità e irrazionalità, nel senso che ispirazione, emozioni e atmosfere nascono liberamente anche sognando o pensando senza filtri. Il passo successivo è ordinare tutte queste belle idee e renderle produttive. Una visione con concetti interessanti non va molto lontano se resta inarticolata e confusa. Di conseguenza, non sono una scrittrice che lavora solo sotto ispirazione, anche perché non posso permettermi di sprecare ore utili. Tuttavia, non pianifico ogni piccolezza fin nei minimi dettagli perché mi piace lasciarmi sorprendere anche dall’inclinazione del momento. Per scrivere i romanzi uso il programma Scrivener, che ha una bellissima bacheca fatta a post-it dove si può suddividere, etichettare e scrivere scalette. Redigo così lo schema per ogni capitolo e poi valuto se aggiungere, togliere o spostare quando arrivo a quel punto.

D: Cosa ti piace raccontare?

R: Storie avventurose e ricche di azione, magia e drammi. Mi piacciono i combattimenti e i conflitti epici. Per epico non intendo solo grandi battaglie campali, ma anche tormenti interiori che portano a scelte difficili e che quindi hanno un impatto rilevante sui personaggi.

D:Il tuo romanzo “Playing with daggers” (urban fantasy per adulti) com’è nato?

R: “Playing with daggers”, in uscita entro fine 2016 in inglese e in italiano, è nato come novella insieme a “Law kills” e a “Sorcerer for sale”, che ho pubblicato nel 2014 e poi rimosso dal mercato per procedere con l’ampliamento e trasformare ogni novella in un romanzo. L’idea iniziale era di avere questi tre prequel/spin off in accompagnamento al romanzo in stesura “Deal or die”, parte della serie urban fantasy per adulti “The Tidssons’ Archives”. Poi le idee per la serie si sono moltiplicate a dismisura, includendo anche fatti temporalmente appartenenti all’epoca dei prequel e, in generale, il formato della novella (più lunga di un racconto, meno corposa di un romanzo e concentrata su un solo avvenimento chiave) non è molto amato dai lettori. Quindi, la nuova versione di “Playing with daggers” è adesso un romanzo a tutti gli effetti. Supera abbondantemente le 80.000 parole e ha sotto-trame e collegamenti ai testi successivi della serie, che sarà composta da romanzi connessi ma autoconclusivi con gli stessi personaggi che vanno e vengono, più altri nuovi.

La serie “The Tidssons’ Archives” è un ambizioso progetto bilingue (inglese/italiano) che mi permette di sfogare la mia voglia di urban fantasy che non sia per adolescenti, visto che per me l’esperienza è iniziata e conclusa con la trilogia YA “Le ombre di Dora”. Questa nuova serie è per adulti, non perché assimilabile al filone erotico, ma perché tratta temi difficili come l’uso, l’abuso e la vendita di droghe e armi pericolose, legami fra schiavi e padroni, la linea fra bene e male che si fa sempre più sfocata, ovviamente senza perdere la priorità dei miei romanzi che è e resta l’intrattenimento. Protagonista indiscussa della serie, principalmente ambientata in Germania, è la trafficante di droghe e manufatti magici Kara Schwert. Lei conduce una vita lussuosa, losca e molto rischiosa. I suoi segreti sono d’importanza vitale e le sue scelte sono determinanti.

In “Playing with daggers” l’idea centrale è mostrare ai lettori che tipo di eventi hanno portato Kara ad essere ciò che sarà per il resto della serie e perché la sua curva evolutiva si sviluppa in un certo modo. La incontriamo diciassettenne e assistiamo alla sua ascesa, da figlia incompresa a sexy regina del mercato nero. La sua vita è costellata da avvenimenti funesti, ma la sua innata capacità di emergere e di imporsi sul prossimo la porta a scalare vette sempre più impervie. Nel suo campo, il successo non arriva mai senza un prezzo molto alto e Kara dovrà affrontare sfide di difficoltà crescente. Un fitto entourage di personaggi di varie razze (es. vampiri, stregoni, mutaforma) interagisce con lei. In particolare, in questo primo romanzo della serie, viene dato ampio spazio a due figure maschili che influenzeranno la sua esistenza anche negli anni seguenti: Axel von Steinfeld, membro del popolo magico, di nobile lignaggio e assetato di potere e Karl, umano, agente speciale generoso e comprensivo.

D: Cosa hai provato quando sei arrivata al fatidico “The end”?

R: Per me ogni finale è solo l’inizio di un altro percorso perché tutti i personaggi restano comunque insieme a me. Nel caso di “Playing with daggers” la fine rappresenta un po’ la conclusione dell’adolescenza di Kara, quindi si volta pagina e si guarda al futuro, perché la serie avrà almeno sei romanzi, quindi c’è molto da fare!

D:I luoghi delle tue storie sono reali, ispirati a luoghi esistenti o inventati? Perché?

R:Un mix di tutto quanto. Uso posti reali, ispirati a luoghi veri o anche del tutto inventati. Scrivo fantasy, dunque creare mondi, atmosfere, civiltà e culture nuove è una delle cose più belle di questo genere. I luoghi reali o ispirati a quelli esistenti nascono sempre da ricerche approfondite e visite di persona. Stahlburg, dove si svolge “Playing with daggers, è una città inventata ma modellata su una città tedesca dove ho studiato per un anno. Nello stesso romanzo compare anche Stoccolma, che ho avuto modo di visitare più volte. Mi piace mischiare posti e inventati per creare una mia versione personalizzata della realtà. Per esempio, in “Trusting Darkness” ci sono capitoli che si svolgono a New York in un futuro molto vicino e altri che si sviluppano in un mondo sotterraneo, abitato da elfi oscuri molto tecnologici ed evoluti. New York non è stata una scelta casuale perché mi è venuta l’idea per il romanzo mentre ero in aereo dopo una vacanza proprio lì. Nella trilogia “Le ombre di Dora” si parte dall’Italia in un paesino simile a quello in cui sono cresciuta per poi teletrasportarsi in una dimensione parallela dominata da una città sospesa. Insomma, mi piace variare!

D:I tuoi personaggi sono pensati in base alle tue caratteristiche? Ti somigliano o preferisci immaginarli distanti da te?

R: C’è una percentuale di me in tutti loro, penso che sia inevitabile. Alcuni mi assomigliano tanto, altri poco, altri sono una versione di me se fossi cresciuta in un altro contesto sociale. Credo che l’autore infonda pezzi di personalità, ricordi e aspirazioni in tutte le storie che scrive, anche senza volerlo. Mio capita di rileggere pezzi scritti anni fa e di rivedere il periodo che stavo vivendo in quel momento, ma quando ero in fase di scrittura non me ne rendevo conto.

D:Che ruolo ha nella tua vita la scrittura?

R: Predominante. Per finanziare una vita indipendente sono costretta a fare un altro lavoro, ma non nascondo che spero in futuro di poter diventare una scrittrice internazionale a tempo pieno.

D:Che lettore/trice sei? Perché pensi sia importante leggere?

R: Sono una lettrice infedele… nel senso che leggo anche quattro libri contemporaneamente e tutti in lingue diverse e generi assortiti. Non esiste un momento in cui non stia leggendo qualcosa! Leggere è importante per acculturarsi e mantenere orizzonti aperti. C’è sempre qualcosa da imparare in ogni pubblicazione, anche nei libri brutti, che insegnano esattamente che cosa non fare.

D:Se la tua vita fosse un libro quale sarebbe? E quale vorresti che fosse?

R: Se la mia vita fosse un libro… sarebbe la mia autobiografia (ok, non sono proprio una cabarettista! Scusate.) Quale vorrei che fosse? Non lo so, sicuramente qualcosa di magico e creato su misura per me.

D:Hai un’opinione riguardo al self publishing?

R: Certo, è una grande opportunità, che come tutto il resto ha vantaggi, svantaggi e tutto ciò che ne consegue. Il self è una grande sfida per chi ha voglia di darsi da fare. Grazie al self, “Trusting Darkness” raggiungerà i lettori di tutto il mondo e non solo i fan di una certa CE e solo in Italia. Io ho fatto nascere il testo in inglese e in italiano ma, come detto in precedenza, la storia si sta diffondendo nelle principali lingue europee. Mi sento fortunata e fiera di poter accompagnare i miei personaggi ovunque e di avere il privilegio di curare ogni aspetto che riguarda la mia avventura editoriale.

Offrire un prodotto di qualità è sempre il mio obiettivo numero uno, per questo dedico molto tempo a riletture approfondite, correzioni, ricerche ecc, chiedendo aiuto a persone esterne per valutare i miei scritti con occhi più freschi e imparziali.

D:Cosa speri che arrivi a chi ti legge?

R: Ore di relax, divertimento e curiosità. Scrivo per intrattenere e alleviare la giornata agli altri lettori come me, che vogliono sdraiarsi e vivere storie originali.

D:Se dal tuo libro qualcuno decidesse di realizzare un film, chi vorresti alla regia? Ti piacerebbe farne parte attivamente o saresti curiosa di vedere come ha interpretato il romanzo chi ti ha letto/a?

R: Che bello! Anche una serie mi piacerebbe molto. Non ho nomi particolari, ma vorrei che fosse un regista con molto senso dell’umorismo e una spiccata inclinazione per le scene d’azione. Sicuramente vorrei essere parte del processo dall’inizio alla fine e collaborare con gli sceneggiatori per la trasposizione. Sono una grandissima fan delle battute sceme nei momenti di tensione, come succede nei vari Marvel, Star Strek ecc., quindi vorrei essere sicura che si possano fare anche due risate vedendo un mio film.

D:Vuoi dire qualcosa ai lettori di Tratto Rosa? Dove possiamo seguirti?

R: Grazie a tutti coloro che hanno scelto di leggere questa intervista! Spero di aver suscitato la vostra curiosità. Per rimanere al passo con le mie pubblicazioni e altre novità, seguitemi sui social media! Quello che uso di più è Facebook, quindi se avete altre domande o dubbi, scrivetemi!

Le mie prossime pubblicazioni in programma sono:

  1. “Playing with daggers” (romanzo – urban fantasy per adulti / ENG + ITA)
  2. “Il segreto di Lady Duncan” (romanzo – fantasy/romance per adulti / sono in italiano)
  3. Sopresa natalizia (solo in italiano)

Potete seguirmi qui: Pagina FB: https://www.facebook.com/EvaFairwaldwriter/

Blog: http://evafairwald.blogspot.it/

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E-mail: evafairwald@gmail.com

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