Buon pomeriggio!
Secondo ospite delle interviste del venerdì la scrittrice Manuela Chiarottino, per la prima volta insieme a noi.

Conosciamola meglio attraverso queste domande:

D: Prima di tutto benvenuta sul nostro sito, parto subito con la prima domanda.
Qual è stata la primissima cosa che hai scritto? L’hai fatta leggere a qualcuno o è rimasta in un cassetto?

R: Ciao, grazie a te e a Tratto Rosa per l’intervista e un saluto a tutte. Ho iniziato scrivendo racconti, alcuni sono rimasti nel cassetto, altri sparsi in rete ma in modo anonimo, fino a quando mi sono decisa a mandarne uno a un concorso e sono arrivata seconda. Da lì quel pizzico di fiducia in più che con molti timori mi ha portato al primo self.

D: C’è un romanzo al quale ti senti più legata? Perché?

R: Il primo, il self, appunto: “Arriveranno le farfalle”. Perché è nato in un momento particolare della mia vita, prima come sfogo e poi come sfida verso me stessa. Non avrei mai pensato che qualcuno, oltre agli amici, lo leggesse, e tanto meno potesse piacere. Invece mi ha dato qualche piccola e inaspettata soddisfazione, spronandomi a continuare.

D: Quali sono secondo te i pro e i contro dell’essere una scrittrice, dell’avere questa passione?

R: Vorrei dire che sono solo pro… Io scrivo perché sento il bisogno di farlo, mi fa stare bene, riempie le mie giornate, insomma… per me è terapeutico. Attraverso la scrittura mi sono aperta di più e ho conosciuto tante persone fantastiche. Un regalo bellissimo, poi, è quando scopri di aver emozionato qualcuno con le tue parole.

I contro…  i contro ci sono  se uno aspira a fare di questo un lavoro vero e redditizio, ecco, qui iniziano le note dolenti. È difficilissimo emergere, farsi conoscere e soprattutto leggere, bisogna sapersi destreggiare tra presunte CE che chiedono soldi e la promozione che ricade per lo più su chi scrive, e in più occorre sostenere gli sguardi di chi pensa tu sia una povera illusa e non capisce che scrivere è una cosa seria.

D: Quando scrivi ti identifichi nei protagonisti o li vedi come spettatrice al di fuori dalla scena?

R: Qualcosa di personale c’è sempre nei personaggi. Nel primo romanzo c’era moltissimo di mio nella protagonista e con lei ho sofferto e gioito, mentre in una storia scritta di recente, mi sono così affezionata al protagonista maschile che non volevo mai mettere la parola fine.  A un certo punto, però, bisogna sapersi staccare e rimanere a guardarli dall’alto, lasciarli andare e seguire la loro storia, non la nostra.

D: Preferisci scrivere in terza persona o in prima persona?  Passato o presente?

R: Fin ora ho scritto prevalentemente in prima persona. Sicuramente ti senti di più dentro la storia e penso coinvolga maggiormente il lettore, ma dipende sempre da cosa si vuole ottenere. La terza persona permette senz’altro una descrizione più ampia perché non è limitata a un solo punto di vista. Nei chick-lit ho scritto in prima persona al presente, perché rendeva la cosa più immediata e divertente; nell’ultimo romanzo in prima persona al passato, perché la storia inizia dall’infanzia della protagonista fino al presente nell’età adulta e volevo fosse un raccontare e ricordare, e soprattutto che portasse il lettore a immedesimarsi meglio con lei.

D: Che opinione hai del self-publishing e di chi si autopubblica?

R: Io ho iniziato con il self e lo userò probabilmente a breve, quindi non posso che pensare bene, certo deve essere fatto con serietà. Diciamo che il self dà la libertà su tutto ma non hai supporto per nulla, devi curare da solo ogni dettaglio e questa è una cosa da considerare e apprezzare.

D: Hai mai affrontato il famoso blocco dello scrittore? Come lo hai superato?

R: Ahimè, sì, è successo. Non riuscivo più a smuovermi da quel capitolo, passavo ore a osservare il video. Alla fine ho deciso di staccare del tutto: ho letto, scritto altro… e alla fine un giorno ho riaperto quel doc e… magia! Le parole scorrevano di nuovo dalle mie dita alla tastiera.

D: L’ultimo libro che hai pubblicato? Com’è nata la storia?

R: Il romanzo inizia con un ricordo d’infanzia della protagonista ma quella bambina, in realtà, sono io. Volevo solo scrivere un racconto basato sul mio ricordo ma poi la fantasia è volata. Gioia, la protagonista, era lì, davanti a me, ormai sapevo come volevo fosse e cosa volevo raccontare: una grande storia d’amore, sofferta, emozionante, ma mi mancava ancora qualcosa. Nel frattempo ho letto casualmente di un avvenimento particolare, mi sono documentata e… è nato “Ancora prima di incontrarti”. Se sono riuscita davvero a scrivere una storia che emozioni non lo so, però posso dire che io mi sono emozionata molto a scriverla.

 

D: Hai già in programma nuove storie da scrivere? Prossime pubblicazioni?

R: A breve dovrebbe uscire una raccolta di racconti a quattro mani, inoltre un nuovo romanzo è stato selezionato da una CE ma non so ancora la data di pubblicazione e per scaramanzia non dirò nulla di più… dita incrociate finché non è ufficiale. Nel frattempo ho ultimato un’altra storia, che starà per un po’ lì, a decantare, fino all’editing finale. E naturalmente continuo a scrivere…

D: C’è qualcosa che vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

R: Ringrazio chi non si è addormentato durante l’ intervista… non sono super brillante, me la cavo meglio nelle storie…  e chi ha letto qualcuno dei miei romanzi, o chi è stato invogliato a farlo. E mi raccomando, leggete autrici italiane… vai con lo slogan! Libri a parte, vorrei dire a tutti di credere in se stessi e soprattutto di trovare qualcosa che possa emozionarci e dare stimoli, che sia scrivere, leggere, disegnare, cucinare, ricamare… insomma, qualsiasi cosa scopriamo a noi congeniale e ci regali un pizzico di felicità. Ne abbiamo bisogno tutti.

D: Ultima domanda: cosa auguri a te stessa per il futuro?

R: Che l’amore che ho nel cuore continui a riscaldarmi.

Grazie per aver dedicato il tuo tempo a questa intervista. Tratto  Rosa.

 

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