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Trama:

Si sa, i giovani gay non vedono l’ora di lasciare la provincia per la volta delle grandi città. Grindr che scoppia, palestre aperte fino a tardi, ampia scelta in discoteche. Ma c’è chi resta. Chi è attaccato alle piccole cose. Chi alla famiglia. Chi ai profumi della pasta fatta in casa o dei fiori di campo.I gay di paese non mangiano sushi all’all you can eat, ma pranzano alla tavola calda con una parmigiana. Non scappano dalle madri in un bilocale a pezzi con due coinquilini, ma campano fino ai trent’anni nella stanzetta di sempre, con tutti i parenti nel quartiere. Non litigano con i fidanzati su Whatsapp, ma si minacciano alla finestra. Paolo ha ventisette anni, vive a Salerno e ha un negozio di fiori. Sembra un giovane come tanti. Ha un’amica che cucina, un ragazzo che lo ama, Enzo, e una grande, strana famiglia. Paolo, però, nasconde un segreto. Un segreto che lo segue con due gambe e lo spinge a rifiutare l’amore, visto come un satellite che non riesce a toccare. Quando le voci delle nonne lo mettono in guardia sul futuro, decide di correre ai ripari.

Prima che l’estate giunga a Salerno, Paolo sarà costretto a riabbracciare il suo cuore satellite.

Recensione:

Non conoscevo l’autore di Cuore Satellite prima di leggere questo romanzo, ma ho scoperto che non è il suo unico libro scritto e forse un po’ di curiosità nel leggere altri suoi scritti è riuscito a farmela provare.
Cuore Satellite, parla della storia di un ragazzo omosessuale che fatica a lasciare andare i fantasmi del passato, ed è decisamente apprezzabile l’onesta con cui Pierpaolo Mandetta affronta l’argomento di un disagio emotivo o di un argomento ancora così delicato, nonostante viviamo già nel 2016, che è l’omosessualità.
Mi piace il modo in cui scrive, la lettura è piacevole e scorrevole, ma anche in questo punto mi trovo costretta a dover dare già una nota negativa. Ho trovarti certi versi, certe frasi, un po’ troppo volgari che avrei decisamente filtrato in modo diverso, usando termini meno rozzi e, appunto, volgari.
Alcune parti, alcuni riferimenti, li ho trovati ironici e\o simpatici, altri molto belli e profondi.

“Quando ero un bambino e dovevo già dormire, sorpresi mia madre nella delusione, intenta a lavorare a maglia con due lacrime che non mi ha mai spiegato, in un angolo della cucina illuminato a stento. Non mi aveva sentito perchè avevo i piedini sul pavimento e le pantofole lasciate sotto al letto. Lei, per riparare al danno di avermi turbato nel vederla piangere senza motivo, mi insegnò come si sorride per finta, così che tutto torni a posto. Mi disse che se gli altri non sospettano un tuo dolore, allora quel dolore non esiste.”

 

Cuore Satellite è stato sritto con uno stile limpido e un corretto uso della punteggiatura. I capitoli sono divisi da un titolo, e l’ho trovata un’idea carina, meno formale e tutto sommato, sebbene qualcosa non mi ha totalmente convinta, posso affermare di aver letto un buon libro, che solo chi non si sofferma a leggere superficialmente può comprendere.

Mi viene da ridere a pensare al suo faccione addormentato. E’ un impiastro ed è rozzo, certo, ma dopotutto… “a domani” resta la cosa più dolce che si possa dire a una persona.

E con questa citazione che mi ha fatto sorridere dolcemente, oltre che ad essere completamente d’accordo con le parole, è tutto.
Non mi resta altro da aggiungere, se non consigliare questo libro a chi è capace di lasciarsi andare con la mente e cogliere le diverse sfumature di quello che legge, senza fermarsi e restare sul superficiale.

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Linda.

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