SEI MAMMA

 

… IL RIENTRO A CASA, IN TRE!

 

Quei tre giorni in ospedale sono passati veloci, per mia scelta ho deciso di tenere Emanuele in camera sempre. Me lo portavano via solo la mattina verso le 06.00 dopo la poppata per bagnetto e visita pediatrica.

Tante visite, tanti fiori, tante mini tutine e tante domande. “Allora come è andata?”, e via la tarantella a ripetere come è andata, a che ora è nato, che Gian non mi ha lasciato un attimo.. bla bla bla, le solite risposte dei parenti… “sei stata brava”. Lo so, noi donne siamo “brave”, solo una donna può, solo una donna sa cosa si prova. Ma poi arriva quell’amica che ti guarda sofferente nel letto, stanca, coi capelli spettinati e gli occhi pieni di sonno e ti dice: “ti vedo in forma, a me è andata peggio io ho fatto questo, ho detto questo, il medico ha fatto cosi…” MA A ME, COSA ME NE FREGA? Cioè, in quel momento tutto vuoi sentire tranne la storia mitologica di un’ altro parto!!!

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forse lo ripeterò all’infinito, ogni donna è a se, e ogni donna ha la sua storia. Quindi care amiche che pensate di essere delle super eroine perché avete anche voi partorito, quando andate in ospedale a trovare un’amica non raccontatele la vostra avventura lunghissima, la mamma in questione riceve un sacco di visite, ascolta un sacco di persone, vorrà solo un’oretta di relax con le persone che le vogliono bene, se tu sei fra queste persone limitati ad un mazzo di fiori e a dirle “il bambino è bellissimo”.

 

Prima di partorire uguale. Tutte a dirmi che devastazione sarebbe stata il parto, tutte a ripetermi “eh la ripresa è lunga”. In poche mi hanno detto che quel cucciolo che avrei stretto fra le braccia avrebbe cambiato la mia vita, che sarebbe stato amore folle al primo sguardo, che avrei dimenticato tutto appena avrei sentito la sua voce squillante in lacrime.

Nessuno mi ha raccontato dell’emozione senza voce, che non ha eguali, del ritorno a casa in tre.

Cavolo, abbiamo vissuto in quella casa in due per cosi tanto tempo, abbiamo varcato quella porta sempre e solo noi, siamo corsi in ospedale tra una contrazione e l’altra sempre noi e ora… siamo in tre.

 

Mio marito è arrivato presto in ospedale, dopo la dimissione di Emanuele hanno dimesso anche me dopo qualche ora. Prima i bambini, sempre prima loro da quel momento e fin quando saremo in vita sarà cosi.

Le infermiere mi hanno spiegato bene tutto e poi, l’abbiamo vestito per tornare a casa, con quel completino che mesi prima avevamo scelto con cura “questo glielo mettiamo per tornare a casa”, celeste e bianco a righine. Come ti stava bene cuore mio. Ora lo guardo ed è cosi piccolo, cosi dolce.. cosi TUO.

 In macchina non facevo altro che guardarti, dentro quella navicella dormivi beato… Non so quante volte ho ripetuto a Gian “stiamo tornando a casa insieme”.
Una volta aperta la porta di casa Cialda, la mia pincher, mi ha fatto tantissime feste.

adorable-21998_960_720Ho passato ore ad osservare Emanuele dormire, sfido qualsiasi mamma che non l’abbia fatto. I primi giorni dormivo quando dormiva, ero distrutta. Ho chiesto di non ricevere tante visite e sono stata fortunata, tutte le persone che volevano venire a trovarci mi chiamavano prima e avevo sempre il tempo di organizzarmi con bagnetto per Ema e di farmi trovare decentemente.

La visita più gradita di quei giorni è stata quella della mia nipotina Giulia, nata un mese ESATTO prima di Emanuele. Quando li ho visti vicini per la prima volta il mio cuore ha iniziato a battere a mille. Chi è anche zia può capirmi bene.

 Mi guardavo intorno a casa e non potevo credere che in quella culla di vimini, dolcissima, preparata apposta per lui, ora ci dormisse sereno mio figlio, mio figlio.

3,435 kg per 50 cm di puro amore, perché è cosi, non c’è nulla di più vero.

 Mi guardavo intorno, la casa piena di fiori e lui li che riposava sereno con i pugnetti chiusi, mi davo un pizzicotto e continuavo a ripetermi: “ora siamo in tre, siamo in tre e lui è il frutto del vero amore”, CREDICI VALENTINA, SEI MAMMA.

Valentina Caddeo.

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