Antonio Lanzetta ha presentato il 20 Aprile, a Catania, il suo ultimo romanzo, “I figli del male”. Tratto Rosa era lì.

«I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l’altra, riescono quasi sempre a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.»

                                                                                                                                                         Ernest Hemingway.

I gatti e gli scrittori: binomio perfetto. Pablo Neruda, Alexander Dumas, Mark Twain, Steven King e potrei continuare… La lista degli autori gattofili (ma io preferisco chiamarli “gattari”) è piuttosto nutrita e tra questi c’è sicuramente Antonio Lanzetta.

Poche cose illuminano il suo sguardo come parlare di gatti e di libri. È sempre pronto a consigliartene uno, mai i suoi, perché prima ancora di essere uno scrittore, Lanzetta è un lettore. Come ogni autore che si rispetti dovrebbe essere. E lui è veramente capace, affabile e pronto a conquistarsi i lettori uno per uno.

Ma di che cosa parla la sua ultima fatica letteraria?

È ancora notte quando Damiano Valente viene svegliato da una telefonata e in pochi minuti si ritrova sulla scena di un crimine atroce e inspiegabile: davanti ai suoi occhi un uomo con la gola tagliata, riverso in un’auto su una spiaggia vicino Castellaccio. Sporco di sangue e conficcato nella ferita, un biglietto con un messaggio contenente solo due parole: Lui vede. Damiano, lo Sciacallo, uno scrittore diventato famoso ricostruendo i casi di cronaca nera nei suoi libri, aveva pro- messo di non farsi più coinvolgere, di non scrivere più. Per dimenticare. Per sfuggire a un passato di morte e sangue che invece continua a tormentarlo. Ma gli incubi non sono finiti e lui non può tirarsi indietro. Anche perché il suo amico Flavio viene inghiottito dal buio, mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora. Quale può essere il collegamento? Per scoprire la verità Damiano dovrà tornare indietro fino al 1950, nel suo Sud profondamente segnato dalla guerra e dal regime fascista.

Sono gli anni del giovane Mimì e del suo amore per Teresa. Gli anni del piccolo Tommaso e del pomeriggio in cui ritrova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume. Gli anni in cui tutto ebbe inizio. (Potete acquistarlo qui)

C’è da dire che “I figli del male” è il sequel de “Il buio dentro”, il primo thriller di Lanzetta, quindi non fate i furbetti e partite dall’inizio, sempre se già non l’avete fatto. Come mi piace affermare, se Il buio dentro è il prologo, I figli del male è il corpo del romanzo. Potreste sì, leggerli come auto conclusivi, ma ecco, vi mancherebbe più di un pezzo.

Vi riporto qualche tratto saliente della presentazione.

Strano a dirsi, Antonio Lanzetta reputa che non ci sia niente di esaltante nel raccontare la morte. Questa è annientamento, fine, distruzione. La vera sfida come autore è mostrare la vita, intesa come la caratterizzazione dei personaggi.  L’ambientazione riveste un ruolo chiave nella narrazione. Siamo nel Cilento, in un piccolissimo centro dove gli abitanti lascerebbero tranquillamente la porta di casa aperta. Ed è inquietante -e fin troppo realistico!- che il male si annidi proprio in località dove tutti conoscono tutti.

Lanzetta ha definito entrambi i suoi protagonisti, Flavio e Damiano, due antieroi. Due personaggi caratterizzati da conflitti, contraddizioni e cicatrici. Fatti di, e qui cito testualmente, “vetri rotti sotto la pelle”. Due personaggi che a detta sua si prestano a essere “strapazzati” dalle vicissitudini che si presentano loro. In Flavio e Damiano, ritiene di aver lasciato un pezzo di sé.  Una volta finito Il buio dentro, l’autore si è reso conto (per fortuna nostra, aggiungerei) degli interrogativi rimasti in sospeso e ha deciso di cimentarsi ne I figli del male.

Un romanzo, quest’ultimo, che definisce crudo, in grado di raccontare la verità senza compromessi, ma rispettoso della sensibilità del lettore.

Il pensiero dello scrittore salernitano corre inevitabilmente alla “crisi del libro”. È infatti risaputo che in Italia si legge sempre meno e che quel poco che si legge spesso è un prodotto di scarsa qualità, firmato dallo Youtuber di turno. Antonio Lanzetta non è convinto che il costo influisca sul mancato acquisto di un romanzo, bensì crede che nello stivale manchi la “cultura della lettura”. Come risolvere questo problema? Quando la sana abitudine di leggere non viene tramandata dalla famiglia d’origine, la sua idea è quella di promuoverla nelle scuole, tramite un programma che includa anche la narrativa contemporanea, oltre ai classici della letteratura. È importante, nel contesto attuale, il ruolo dell’insegnante, che potrebbe, o addirittura dovrebbe, istituire una sorta di “club del libro” per confrontarsi e analizzare in classe il romanzo del mese.

A questo punto, vi chiederete: l’ambizione più grande di Antonio Lanzetta qual è? Quella di sentirsi dire un giorno “Sai, il primo libro che ho letto è stato uno dei tuoi”. Io penso che sia un’aspirazione bellissima e pura e auguro a questo autore ogni bene: lo merita. Concludo l’articolo lasciandovi la scheda di entrambi romanzi, insieme a una breve recensione.


Titolo: Il buio dentro
Autore: Antonio Lanzetta
Genere letterario: Thriller
Casa editrice: La Corte
Costo formato Kindle: €7,99
Costo copertina rigida: €12,66
Link per l’acquisto:  Amazon

Recensione:

Intanto, fatemi dire che è bene leggere italiano e favorire gli scrittori locali.

La scrittura dell’autore è coinvolgente ed è riuscita a farmi entrare in empatia con i due personaggi principali: Flavio e Damiano. Alla fine, l’affetto che provavo per loro due era tale che ho sofferto per ogni graffio (e fossero solo graffi!) che hanno inflitto loro. La struttura del romanzo prevede che la narrazione del passato si alterni a quella del presente. Nel passato abbiamo Flavio, un ragazzo orfano, spezzato, in cerca di una casa, bisognoso di amici. Nel presente abbiamo Damiano, un uomo che soffre fisicamente ed emotivamente, che risente ancora di quella maledetta estate del 1985, così diverso, adesso, dall’adolescente che era un tempo.

Ho cercato di stare in campana e di non affezionarmi a nessuno di loro, perché si sa che in un thriller chiunque può essere il killer, ma niente, non ho potuto fare altrimenti.

La trama è fitta e ben orchestrata.
Consiglio questo affascinante noir sia agli amanti del genere che ai neofiti.

***

Titolo: I figli del male
Autore: Antonio Lanzetta
Genere letterario: Thriller
Casa Editrice: La Corte
Costo formato Kindle: €9,99
Costo copertina rigida: €15,21
Link per l’acquisto: Amazon

Recensione:

I figli del male segna il ritorno di Damiano e Flavio, personaggi che ho conosciuto e apprezzato ne Il buio dentro. Un ritorno pregno di tutte le tematiche già esplorate nel primo capitolo: oscurità, sangue, delitti, violenza, ferite del corpo e dello spirito.
“Il sangue chiama altro sangue” ed è per questo che i due protagonisti non ne sono ancora usciti, non con la morte di Giulio senz’altro. Questo perché il Male ha radici più profonde di quanto loro credano. È nell’acqua del fiume, nell’aria, nella montagna di Castellaccio (la località immaginaria dove entrambi i romanzi sono ambientati), dentro le persone che la abitano. Difficile da debellare, impossibile allontanarsene davvero.

I figli del male è un romanzo splendido, dove passato e presente si intrecciano e niente, niente è lasciato al caso. Ogni particolare, anche il più infinitesimale, ha motivo di essere lì, tra quelle righe.

La narrazione dell’autore è molto coinvolgente. Fa largo uso di cliffhanger, ogni capitolo si conclude infatti con un colpo di scena che fa sì che il lettore non si dia pace e sfogli una pagina dietro l’altra, fino alla fine. Si tratta di una prosa scorrevole, cruda e incisiva, le cui descrizioni strizzano l’occhio al fantasy e all’immaginario paranormale, tra frasi brevi e spezzate e periodi più lunghi. I dialoghi sono perfetti, il narratore onnisciente non si nota nemmeno, la sua presenza è molto discreta e lascia che sia il lettore a vedere. Il lessico, poi, merita un plauso: curatissimo, con innesti di natura dialettale di facile comprensione che aiutano chi legge a sentirsi immerso nella scena costruita da Antonio Lanzetta. La caratterizzazione dei personaggi pure è pregevole, se Il buio dentro era l’incipit, I figli del male è lo svolgimento, e spero tanto che sia previsto un epilogo. Lo scrittore non si è detto del tutto favorevole -o sfavorevole- alla serialità, dunque non ci resta che sperare.

Alessia Garbo

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