Per gli appassionati di gialli con note Noir, 120 Rue de la gare, di Lèo Malet!

Autore: Léo Malet

Titolo: 120 Rue de la gare

Editore: Fazi Editore

Genere: Noir/Giallo

Data uscita: 25 gennaio 2018

Link acquisto: Amazon 

TRAMA:

Primi anni Quaranta. C’è la guerra. Nestor Burma è appena tornato dal campo di prigionia e vede per caso Colomer, suo socio all’agenzia investigativa Fiat Lux prima che venisse chiusa, davanti alla stazione di Perrache. Proprio quando i due si riconoscono e stanno per incontrarsi dopo tanto tempo, Colomer cade a terra, freddato da un colpo di pistola. Prima di morire, però, riesce a sussurrare all’amico un indirizzo: 120, rue de la Gare. Lo stesso che Burma aveva sentito ripetere all’ospedale militare da un prigioniero colpito da amnesia. Sulla scena del delitto c’è una ragazza armata. È lei l’assassina? Partendo dal rebus del misterioso indirizzo, iniziano le indagini. Ad aiutare l’investigatore ci saranno il poliziotto Florimond Faroux e la bella Hélène Chatelain, ex segretaria della Fiat Lux che, sospettata di nascondere qualcosa, verrà addirittura pedinata dalla polizia…

Torna in libreria uno dei capolavori di Léo Malet: la prima inchiesta dell’affascinante Nestor Burma. Un romanzo che non può mancare nelle librerie di chi colleziona la serie, ma anche un’ottima occasione per fare la conoscenza del detective anarchico e delle sue avventure.

Introduzione

Cosa si nasconde al 120 di rue de la Gare? Perché quella strada è così importante e cosa scoprirà a quell’indirizzo Nestor Burma? Scopriamolo assieme…

RECENSIONE:

Questo è il primo romanzo di Léo Malet in cui compare il detective privato Nestor Burma e lo presenta al meglio delle sue capacità.

Sono gli anni ’40, Nestor è appena tornato in Francia dalla prigionia di cui porterà per sempre un doloroso ricordo. Fra i tanti lasciti di questo momento così tragico ce n’è uno che però lo perseguiterà in questo romanzo, un indirizzo: 120 rue de la Gare. Chi sarà a dirglielo? Beh, un personaggio davvero strano, un soldato affetto da perdita di memoria almeno fino al momento della sua morte che avviene nelle prime pagine del romanzo. Quando l’uomo sta per spirare, sembra riacquistare l’integrità mentale e guarda Nestor dritto negli occhi e gli dice questo indirizzo.

Nestor all’inizio lascia correre anche se per deformazione professionale non riesce a capire il motivo per cui l’uomo abbia detto proprio quell’indirizzo.

Ma è quando torna in Francia che le cose diventano davvero strane.

Quando si trova davanti alla stazione di Perrache vede, dopo tantissimo tempo, Colomer, il suo ex socio presso la Fiat Lux, la sua agenzia investigativa. Sta per salutare l’uomo, ma non ci riesce perché il suo saluto viene interrotto da un omicidio. Chi viene ucciso? Beh, proprio Colomer! L’uomo cade in avanti colpito alla schiena da un colpo di pistola.

Nestor non crede ai suoi occhi. Il suo collega e amico muore di fronte ai suoi occhi e il killer sembra sparito nel nulla. Quando Nestor si avvicina, sente nettamente quattro parole dette dal suo amico. Quattro parole che lo riportano al campo di prigionia, quattro parole che lo spaventano a morte: 120 rue de la Gare.

L’istinto da investigatore si riaccende e inizia subito a cercare chi ha ucciso il suo collega e soprattutto perché ha detto quell’indirizzo?

Nestor è sveglio, brillante, un investigatore fino e preciso, nulla sfugge ai suoi occhi. Nestor registra tutto e cerca l’ago nel pagliaio. È davvero bravo nel suo lavoro, forse il migliore, ma ciò non lo fa sentire superiore, anzi. È proprio il suo essere normale a renderlo un investigatore sopraffino. Vede cose che gli altri non vedono.

Quando tutti gli indizi conducono verso la sua ex segretaria, Hélène Chatelain, che è rimasta la ragazza bellissima che era, ma sembra nascondere qualcosa, Nestor non sa dove sia la verità.

Che abbia ucciso lei Colomer? Che i suoi occhi sfuggenti e il suo atteggiamento da femme fatale nascondano in realtà un oscuro segreto? Cos’ha a che fare con il 120 rue de la Gare?

Iniziano le indagini e ad aiutare Nestor sarà Florimond Faroux, un poliziotto che sarà quasi il suo Sancho Panza, quasi un Watson francese, che lo seguirà passo passo, anche se le indagini di Nestor saranno parallele a quelle ufficiali della polizia che inizierà subito a seguire Hélène Chatelain.

Si parte proprio dallo scoprire cosa si nasconde al 120 rue de la Gare. Cosa troveranno? Beh, che gusto ci sarebbe se ve lo dicessi io, adesso?

E soprattutto perché sia Colomer che l’uomo senza memoria lo hanno detto prima di morire?

Tanti indizi, tante domande che porteranno Nestor in giro per la Francia fino ad arrivare alla soluzione del suo primo caso.

Léo Malet è bravissimo a creare suspance intorno alla sua figura e al suo lavoro, è un giallo costruito a dovere che cattura fin dalle prime pagine, tanto che il lettore è quasi “costretto” a non smettere di leggere.

Leggete questo splendido giallo che lascia col fiato sospeso fino alle ultime pagine.

La velocità della narrazione e lo stile che sa d’antico (insieme ad una classica ambientazione da noir) fanno di 120 rue de la Gare un romanzo davvero imperdibile.

 Gioia De Bonis

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