La recensione di oggi si intitola “Al servizio di Adolf Hitler” l’ultimo romanzo che ho letto per voi, e che ci mostra un punto di vista inedito sul terzo Reich.

Titolo: Al servizio di Adolf Hitler
Autore: V.S. Alexander
Genere: Storico
Prezzo e-book: €4,99
Prezzo copertina rigida: €8,41
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Trama

All’inizio del 1943 i genitori di Magda Ritter inviano la loro figlia presso alcuni parenti in Baviera, sperando di tenerla al sicuro dalle bombe alleate che piovono su Berlino. Dalle giovani donne tedesche, in tempi così duri, ci si aspetta che facciano il loro dovere lavorando per il Reich e sposandosi per dare alla patria figli forti e in salute. Assegnata al rifugio di montagna di Hitler, solo dopo settimane di addestramento Magda scopre ciò che dovrà fare: sarà una delle giovani donne che assaggiano il cibo del Führer, offrendo la propria vita per evitargli di essere avvelenato. Così sperduto tra le montagne, il rifugio sembra lontanissimo dalla cruda realtà della guerra. Ma Magda, nonostante abbia cominciato ad abituarsi a quella pericolosa occupazione, non può fare a meno di accorgersi delle atrocità del Reich e si trova sempre più invischiata in intrighi che metteranno alla prova la sua lealtà. In gioco ci sono la salvezza, la libertà e la vendetta.
Un romanzo straordinario basato sulla vera storia delle ragazze che rischiavano la vita ogni giorno assaggiando il cibo del Führer.

Recensione

 

“Fissai le pagine con aria assente, pensando alla vecchia vita che stavo abbandonando
e alla nuova che mi aspettava. Allontanarmi così tanto da casa mi spaventava, ma
Hitler e la guerra non mi lasciavano altra scelta.”

Magda Ritter ha venticinque anni quando iniziano a piovere le bombe degli Alleati su Berlino. È figlia unica, non ha mai dovuto lavorare ma quando le cose si mettono male i genitori la spediscono presso gli zii in Baviera, pensando così di tenerla al sicuro. Lo zio e la zia la spingono a cercare subito un impiego per il Reich. Solo dopo la sua assunzione, Magda scoprirà quelle che saranno le sue mansioni: dovrà assaggiare il cibo destinato a Hitler.

Magda sarà quindi tenuta a frapporsi tra Hitler e la morte per avvelenamento, rischiando di essere avvelenata lei stessa.

Tuttavia, non appena la protagonista si abituerà al rischio che il suo compito comporta, la cruda realtà sul Reich le verrà svelata da Karl Weber, un affascinante ufficiale tedesco.

“Ricordai le favole che la mamma mi leggeva quando ero piccola.
Anche il Reich somigliava a una favola. La morte era sempre in agguato.”

Questo storico ci offre un inconsueto e coraggioso punto di vista: il ruolo dei tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale. L’autore rischia consapevolmente di attirarsi l’istintiva antipatia del lettore e purtroppo non posso dire che riesca ad aggirare l’ostacolo. Questo  perché la narrazione scade subito nell’infodump (informazioni inutili e sovrabbondanti, ndr.) malgrado l’incipit in medias res. Chi legge si ritrova così subissato da lunghe descrizioni di luoghi e persone di cui leggerà solo una volta, dalle abitudini della protagonista e da fatti banali e del tutto irrilevanti per la trama.

“I miei genitori erano gli ultimi di una serie di generazioni di Ritter
che avevano vissuto nel nostro palazzo. I nonni erano morti
entrambi nel letto dove dormivo.


[…]

C’erano soltanto il letto, una piccola cassettiera di quercia, una mensola
traballante e alcuni oggetti collezionati nel corso degli anni, compresa la
scimmietta che mio padre aveva vinto al luna park a Monaco quando ero
bambina.

[…]

Il mio rifugio assunse quindi una dimensione sacra e ogni giorno mi domandavo
se la sua tranquillità sarebbe andata in frantumi come un tempio bombardato.

[…]

Non mi erano mai piaciute le tempeste, soprattutto i lampi e i tuoni. ”

Ho preso dei pezzi a caso da un solo paragrafo e vi risparmio il resto: rischiereste di addormentarvi sullo schermo. Il tentativo, piuttosto evidente, è quello di caratterizzare immediatamente la protagonista e farla benvolere al lettore.

Tentativo vano perché, almeno per quanto mi riguarda, non ho potuto né inquadrare Magda, i suoi gesti, i suoi pensieri, né tantomeno entrarci in empatia.

Un’altra difficoltà che ho riscontrato durante la lettura è stata la quasi totale assenza di dialoghi. Credo che il discorso diretto copra solo il 20% del romanzo, il resto è tutto indiretto, persino in scene che dovrebbero essere portanti come un interrogatorio per sospetto tradimento o un colloquio con il Fuhrer in persona.

“Il colonnello sembrò soddisfatto delle mie risposte, ma mi fece altre domande
sulle mie abitudini. Voleva sapere chi conoscevo al Berghof e testare la mia devozione al Reich.

Un nodo mi serrò lo stomaco mentre rispondevo alle domande sul Reich.”  

Non so voi, ma io l’interrogatorio avrei voluto leggerlo per filo e per segno. Le cose sono due: o l’autore è stato costretto alla sintesi (e questo romanzo finisce per sembrare un lungo elenco di fatti, dove bruciare un bigliettino assume maggiore rilevanza di un interrogatorio), oppure non se l’è sentita di addentrarsi troppo nella fiction. Di seguito un esempio:

“Parecchi minuti più tardi il trenò lasciò la stazione e si inoltrò nella foresta di Rastenburg.
La cuoca mi strinse le mani. Eravamo diretti a Berlino. La mattina seguente scesi alla stazione di Berlino.”

Ancora una volta, il rosa è ficcato a forza dentro la storia. Non si capisce come, visto che praticamente Magda e il suo interesse amoroso non parlano di niente, ma si dicono innamorati l’uno dell’altra. Fino alla fine del romanzo di lui sapremo solo che è bello e che è contro il Reich e il Fuhrer, vi avviso.  

In tutto questo delirio, la protagonista è di un’ipocrisia agghiacciante: vuole uccidere con le sue mani ma si scandalizza se qualcun altro lo fa al posto suo; si indigna per la situazione chiedendosi perché nessuno faccia niente, promette di aiutare e puntualmente non lo fa; e cambia in maniera troppo repentina idea sul regime hitleriano.  

“Rimase per un istante in silenzio e ci fissò con i suoi magnetici occhi azzurri,
dietro i quali si scorgeva il fuoco che gli ardeva dentro.”  

Quella che avete appena letto, signori, è la descrizione del temibilissimo Hitler. Più avanti si legge “Era come un padre affettuoso”. Che l’autore abbia deciso di gestire in questo modo approssimativo ed edulcorato il faccia a faccia col Fuhrer mi ha fatta ridere, e l’ilarità è l’unica reazione che mi ha suscitato.

I comportamenti, le reazioni e i pensieri di Magda, che a venticinque anni è stranamente presentata come ingenua ed estranea agli orrori della guerra, non seguono un filo logico. Non fa mai ciò che chiunque farebbe o pensa ciò che chiunque nei suoi panni penserebbe: a un certo punto, costretta a indossare un camice per giorni e messa finalmente davanti alla scelta di un vestito tra i pochissimi a disposizione, che cosa fa? Sceglie un abito da sera. Chi non lo sceglierebbe un abito da sera in condizioni di estrema necessità

In linea generale posso quindi ammettere che l’idea alla base di “Al servizio di Hitler” fosse buona. Tecnicamente questo romanzo era aveva tutte le carte in regola per piacermi, ma per quanto non ci siano grossi errori grammaticali (a parte ho dovuto rimanere e qualche altro refuso) e non abbia riscontrato problemi relativi alla traduzione, è orchestrato talmente male, in una maniera così ingenua, che non posso dargli più di due stelle.

 

Alessia Garbo

 

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