È nelle sale dall’8 Febbraio. Ne abbiamo già parlato qui. È l’adattamento cinematografico di uno dei romanzi più amati, odiati e dibattuti di sempre. Sono andata a vederlo per voi (metti che vi rifiutate di spendere otto euro!), meglio tardi che mai. È “Cinquanta sfumature di rosso”.

Titolo: Cinquanta sfumature di rosso (Fifty shades freed)
Genere: Sentimentale, drammatico, thriller, erotico
Regista: James Foley
Anno: 2018
Durata: 105 minuti
Trailer: YouTube

Trama

Christian e Ana sono finalmente sposi. Tuttavia la vita di Ana viene minacciata quando il suo ex capo, Jack Hyde, giura vendetta per essere stato licenziato dalla casa editrice presso cui lavorava accanto alla ragazza. Nel frattempo anche Elena torna a perseguitare Christian e rende la vita della coppia molto più complicata.

 

Recensione semiseria

La cosa veramente bella è che posso recensire questo film senza temere il nemico numero uno: lo spoiler. Quel piccolo briccone che si nasconde in ogni angolo, pronto a rovinare la sorpresa a chiunque. Tutti sanno di che cosa parla 50 Sfumature, qualcuno lo ha osannato, molti l’hanno criticato, in tantissimi si sono rifiutati di leggerlo (di recente noi abbiamo letto per voi Darker).

Ad ogni buon conto, lasciate che spieghi per gli assenti. La storia è questa: ci sono un multimiliardario annoiato, una neolaureata goffa e inesperta, una stanza rossa del piacere e un contratto da firmare. La trilogia è nata da una fanfiction di Twilight, ed effettivamente le somiglianze ci sono, solo che l’autrice -E.L. James- ha voluto supplire alla totale assenza di sensualità nella storia tra il vampiro centenario e l’umana imbranata infilando a forza il bondage.

Spesso si è parlato di come il sadomasochismo c’entri poco e niente con Christian e Anastasia, visto che questa pratica sessuale prevede, come minimo sindacale, il pieno consenso di entrambe le parti, mentre talvolta il rapporto tra i due sfocia in reati vari tra cui stalking e violenza domestica. Due cosucce da niente, insomma. Ma non stavolta, non in “Cinquanta sfumature di rosso”.

Ho visto un Christian molto cambiato per amore di Anastasia. Ha capito di essere stato soverchiante sin dall’inizio con lei e che, se voleva un futuro con Ana, doveva ridimenzionare il lato paranoico e prepotente della sua personalità.

Dal canto suo, la nostra signorina Steele, ora signora Grey, si è svegliata e riesce finalmente a far valere i suoi diritti da persona libera. Certo, non sono mancati gli scivoloni. Nel complesso però si tratta di un film godibilissimo, mancano interi capitoli del romanzo, altre cose sono state aggiunte di sana pianta, ma riesce a intrattenere meglio del primo adattamento cinematografico, diretto da Sam Taylor-Johnson, in seguito licenziata per contrasti con E.L. James, pare. Cinquanta sfumature di grigio lo ricordo soporifero e disagiatissimo, con la colonna sonora distribuita a caso, lento.

Ma andiamo per gradi.

Il film si apre col matrimonio di Ana e Christian (per fortuna lei non l’ha mai più chiamato Chris) e io mi sono chiesta come abbia fatto lo staff a imbruttire tanto Dakota. Capiamoci, lei è bellissima e il vestito da sposa era un sogno, ma il cipollotto a metà tra messy bun e crocchia per fare una doccia senza bagnarsi i capelli perché? Perché? I due stanno ballando durante il rinfresco e Christian dice ad Ana «Andiamocene via, non voglio più condividerti con questa marmaglia». Sarebbero pure i tuoi parenti e amici milionari, Grey, per dire.

Seguono momenti alla Dolce&Gabbana Ligh Blue. Vi giuro, la luna di miele sembra la pubblicità di questo famigerato profumo. (Ho canticchiato in sala “Parlami d’amoreee, Mariù! Tuutta la mia vita sei tu”. Non rimpiango niente, comunque.) Con in aggiunta Christian che non vuole che Ana stia in topless, ma questo già si sapeva.

Christian riceve una video-chiamata piuttosto concitata da Ros, il suo braccio destro: qualcuno ha appiccato un incendio nella sede della “Grey enterprises holdings inc”. Ana dà subito prova di essersi davvero svegliata e individua da un misero fotogramma il colpevole: è Jack Hyde ad aver incendiato gli uffici.

Christian non si scompone più di tanto, del resto che sarà mai per un miliardario ricomprare due scrivanie, qualche computer e ritinteggiare le pareti, tuttavia devono interrompere la vacanza e tornare a Seattle. Qui la bolla scoppia, Christian vorrebbe marchiare Anastasia come un Parmacotto pretendendo che lei cambi la sua e-mail, irrompendo nella sala riunioni della SIP come un tornado, ordinandole di tornare subito a casa dopo il lavoro e lei, discola che non è altro, va a prendere un drink con Kate. Ma non è tutto, perché la bella signora Grey non le manda a dire neanche a Gia Matteo, l’architetto incaricato della ristrutturazione di Grey’s Manor (nome che ho appena coniato per la casa padronale degli sposi novelli).

A questo punto mi sto sinceramente domandando se Ana abbia davvero avuto una gran botta di fortuna e se sia il caso di iniziare a covare una verde invidia per lei.

Ovvio, tutti sappiamo che il felice incontro con Grey (non dimentichiamo i tuoi maglioncini infeltriti di Zara e il maggiolone arrugginito che ti portava a zonzo, Ana!) ha avuto anche dei risvolti negativi: tra percosse varie, la rinuncia al libero arbitrio (e che sarà mai!) e una ex scornata che si è messa a perseguitarli… Mentre sono ancora dibattuta se si tratti di buona sorte o sfiga, ecco che lei si scopre incinta e Christian se ne va sbattendo la porta dalla sua ex dominatrice al grido di «Non voglio trovare un modo». Wow. Nel romanzo questa scena è pure peggio.

Una menzione speciale va a: Christian che si mette a suonare il piano e cantare, che nemmeno a XFactor, Elliot che chiede a Kate di sposarlo in discoteca tra gli applausi riluttanti degli astanti che vorrebbero pure tirarsi una striscia in santa pace, e le risatine in sala quando parlando del nascituro Christian sbuffa «Oh, no! Una femmina no». Vi vorrei ricordare che copriamo circa il 50% della popolazione mondiale, che Grey lo voglia o meno, e che non c’è tanto da ridere.

Verso la fine, il film vira al poliziesco, cosa che ho apprezzato, e dopo la suspense «Oddio, moriremo tutti! Oh, grazie al cielo siamo salvi» parte il riepilogo della storia di Christian e Ana, cosa che ho apprezzato meno perché non soffro di demenza senile.

In conclusione, il mio voto per questa pellicola è… Rullo di tamburi… Quattro. Non sarà da premio Oscar ma non è malaccio, suvvia. E voi? L’avete visto? L’avete approvato o detestato? Scrivetelo nei commenti.

Alessia Garbo.

 

  • 44
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    44
    Shares

3 Comments on “Recensione: “Cinquanta sfumature di rosso” al cinema dall’8 Febbraio.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *