“Come capita la vita” di Elisabetta Cirillo ci porta nella vita di due donne, due amiche che insieme imparano a ricostruire un futuro e un presente che sia più soddisfacente. Di cui andare fiere, ma non senza rinunce. 

Ho accettato di leggere “Come capita la vita” perché colpita dalle premesse della trama Parole che trasudavano speranza, sofferenza ma rivincita contro un destino che non era quello sperato. Che poteva essere però migliorato, rielaborato, attraverso il coraggio e l’amicizia tra due donne. L’una la spalla dell’altra… 

Titolo: Come capita la vita
Autrice: Elisabetta Cirillo 
Genere: Narrativa 
Editore: Sperling & Kupfer 
Data di pubblicazione: 21 maggio 2019
Link d’acquisto: Amazon

Trama: 

DUE GIOVANI DONNE, DUE DESTINI CHE S’INTRECCIANO, E UN’AMICIZIA CHE AIUTA A COSTRUIRE UNA NUOVA VITA, DI CUI ANDARE FIERE.
Cecilia è una giovane donna che ha rinunciato a sognare. Amava l’arte, desiderava dipingere, esporre le sue opere, sperava di lasciare un segno. Ma ben presto le velleità artistiche hanno fatto posto a desideri più concreti, come trovare un lavoro con cui mantenersi senza pesare sulle spalle di sua madre. E spesso le scelte di necessità costringono ad abbandonare la strada del cuore. Vera è una ragazza minuta, con occhi innocenti e mani da bambina.

Dietro a quell’aspetto apparentemente fragile nasconde un coraggio da combattente, quello con cui ha sconfitto il cancro e con cui è capace di affrontare un’intera platea di ascoltatori, scuotendo con la sua testimonianza le loro certezze sull’esistenza. Le sue parole, una sera, sono come uno schiaffo per Cecilia, che da anni vive una vita in cui non si riconosce più, prigioniera anche di un matrimonio che la lascia costantemente in ombra e che l’ha allontanata ancora di più dai suoi sogni.

Quando sente per caso quella sconosciuta parlare della sfida di reinventarsi tutti i giorni, per ricostruire una vita di cui essere orgogliosa, Cecilia prova una scossa, che la risveglia finalmente dal suo torpore. L’incontro casuale tra Vera e Cecilia è l’inizio di un’amicizia speciale. Due anime affini che si riconoscono, la resilienza e la leggerezza che si completano. Da quel momento saranno inseparabili, l’una pronta a sostenere l’altra, di fronte alle scelte più difficili, ai cambi di rotta del destino, alle salite, alle discese e alle pazzie. Perché «ci sono amici che diventano famiglia ed è uno dei doni più belli che la vita possa farci».

Recensione:

Questa complicità tra donne, tra Vera e Cecilia, in effetti c’è. La si trova in ogni pagina, ma non mi sa di cristallino e di giusto. A volte ho trovato un po’ prevaricatrice l’una, e menefreghista l’altra. Diciamo più… egoista. Cecilia è totalmente concentrata sui suoi problemi, anche se l’autrice ce la dipinge – a volte con la narrazione in prima persona ma, più di frequente con quella in terza – come una donna che ha dedicato tutto agli altri e niente a se stessa. Che si è sacrificata e messa da parte per un matrimonio che, alla fine dei conti, non la soddisfa. Non si erge sulle solide fondamenta del sentimento, bensì sull’abitudine che adesso le va stretta. 

Sono talmente abituata a essere la metà di qualcosa che ormai fatico a essere l’intero di me stessa.

Cecilia non pensa ad altro che a sé, secondo il mio punto di vista. Benché si voglia fare passare il contrario, ogni sua azione e ogni cosa che dice o racconta è focalizzata sulla sua personalità – migliore delle altre, a suo dire – sulla sua sofferenza, sul suo sentirsi inadeguata e in gabbia. Vera, dal canto suo, è uno di quei diavoletti parlanti accovacciati su una spalla: se può darti un consiglio che vada a ledere la morale di chiunque, che non tenga conto del rispetto verso una persona che comunque c’è ed è tuo marito, lo fa. 

Basterebbe sapere che nessun cammino – tranne quelli finti – è un rettilineo perfetto, la vita vera è fatti di curve, salite, discese, di fuori strada.

E poi c’è Diego, il marito tanto criticato che non ha quasi mai voce in capitolo tra le pagine di questo libro eccetto quando, di punto in bianco, si assiste al colpo di scena. Forzato. Forzato come ho trovato quasi nella totalità il testo di “Come capita la vita”. Un testo ben scritto, per carità, scorrevole e… breve. Troppo breve, sintetico, affrettato, che corre rapido al finale un po’ insipido trattando con superficialità, e inverosimile leggerezza e con forzata  ripetizione tematiche importanti che avrebbero meritato maggiore cura. 

Credevo che questo libro mi avrebbe lasciato qualcosa di profondo, invece ho trovato molti luoghi comuni – che l’autrice ha scritto benché volesse lasciare a intendere che li condanna – e una totale assenza di pathos, o quando c’è delinea una certa forzatura che alla fine lascia ben poco al lettore. A me, perlomeno non ha lasciato molto se non un’amara insoddisfazione. 

Con questo non voglio assolutamente demolire ogni singola pagina che ho letto di “Come capita la vita”, ci sono state delle frasi  e alcuni paragrafi che, come vedete dalle citazioni, mi hanno colpita e ho trovato interessanti. Semplicemente, non tanto quanto mi sarei aspettata dalle premesse sul retro di copertina e sulla trama stessa. Lo stile dell’autrice è tuttavia scorrevole, si legge bene e senza particolari intoppi. 

Come sempre, se la trama vi incuriosisce vi consiglio di acquistare il libro e leggerlo per farvi una vostra idea. Questa,  tengo a sottolineare, è solo la mia opinione e non va presa per oro colato; siamo persone differenti, con sensibilità e intuizioni diverse. Ogni lettore è diverso da un altro. 

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