“Di tutte le cose buone” è una storia toccante che parla di perdono, di rinascita e di amicizia.

 

Titolo: Di tutte le cose buone
Autrice: Clare Fisher
Genere: Narrativa contemporanea
Prezzo e-book: €8,99
Prezzo copertina flessibile: €15,30
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Trama

Beth ha ventun anni ed è in prigione. Si trova lì perché ha fatto qualcosa di terribile e non si aspetta più niente dal futuro. Ma Erika, la sua psicologa, è convinta che ventun anni siano troppo pochi per smettere di vivere, e le chiede di scrivere una lista di tutte le cose buone della sua vita. Beth comincia così a raccontare la sua storia, una storia che si raccoglie intorno a brevi, intensi lampi di luce: la passione per la corsa, i confortevoli silenzi condivisi con una persona speciale, l’emozione di scoprire, in un pomeriggio qualunque, di piacere a qualcuno... fino alla prima volta in cui ha respirato il profumo della testa del suo bambino e ha capito davvero cos’era la felicità.

Ma alla fine della storia la cosa brutta rimane. E a quel punto Beth non ha altro modo per andare avanti se non confrontarsi con essa, riconoscere la verità che si cela dietro il suo crimine.

E capire.
Perdonare.
Perché nessuno è completamente cattivo e tutti meritano una seconda occasione.
Anche lei.

Recensione

“La cosa brutta che mi ha fatto finire qui dentro,
la cosa
che con il 99%  delle mie energie e in
tutti i momenti che ho a disposizione cerco di
allontanare da me, è successa nel mio appartamento”.

Questo è uno di quei romanzi che leggi col cuore ridotto a un panetto di burro, uno di quei romanzi che, non appena arrivi alla parola fine, hai il magone. Di quelli che ti fanno sperimentare il senso di perdita tipico dei buoni libri. Una volta chiuso, hai chiuso la tua finestra sulla vita di una persona cara. Ti puoi immaginare quella persona lì a vivere la sua esistenza senza di te, a prendere decisioni, a soffrire, gioire, eppure questo è tutto ciò che sai, che esiste da qualche parte e basta. Sono crudeli, i bei libri. Ma lasciate che vi racconti “Di tutte le cose buone”.

La giovanissima Beth è in prigione: si trova lì perché ha fatto una cosa brutta, una cosa che cerca di relegare negli angoli più reconditi della sua coscienza. È convinta che non ci sia redenzione per lei, che nemmeno una briciola di felicità le tocchi, ora che ha fatto quella cosa brutta. Erika, una psicologa penitenziaria, non è d’accordo con lei e la invita a scrivere una lista di tutte le cose belle della sua vita. Inizia così il percorso riabilitativo di Beth, un percorso che potrà condurla alla disfatta, oppure al perdono che noi tutti meritiamo. Perché nessuno è cattivo al 100% e, ci fosse anche solo un bagliore di luce in mezzo a tanta oscurità, Erika è decisa a catturarlo per riportare Beth alla vita che può ancora vivere.

“«Adesso basta, Beth» ha detto, sottovoce.
Ma non bastava. Quando si svegliava la cosa
che era dentro di me, quella che aveva bisogno
di spaccare tutto, niente bastava mai.”

Il passato e il presente si fondono, le rievocazioni di Beth si alternano all’oggi. La penna dell’autrice scorre fluida dall’uno all’altro, i flashback sono pensati bene, scritti ancora meglio e inseriti alla perfezione nel contesto attuale. Il lettore segue la protagonista dall’infanzia all’età adulta, e il profilo psicologico di Beth da bambina è tracciato in maniera eccellente. Attenzione, io di psicologia ne so poco, però mi sento di dire che tutte le fasi della vita di Beth sono credibili. La narrazione spetta a un unico punto di vista, il suo.

“Ma non ero preoccupata, non esattamente.
Avevo perso Paul ma, il silenzio  che avevamo condiviso, e le
storie che avevamo creato in quel silenzio, loro
erano ancora dentro di me. Nessuno poteva vederle.
Nessuno poteva portamele via”.

248 pagine che rappresentano un viaggio. Ho letto dell’impossibilità, per la piccola Beth, di capire le proprie emozioni e dare loro un nome, figurarsi gestirle senza lasciarsi dominare. Della sua passione per la lettura, per la corsa, degli sprazzi di felicità che qualcuno era disposto a offrirle con la sua presenza, della sofferenza quando quel qualcuno se ne andava. Perché, se c’è una cosa che ho capito di questo libro, è che nessuna presenza nella vita di Beth è veramente benefica e che tutti finiscono per trasformarsi in veleno, almeno fino a quando lei non smetterà di essere tossica per se stessa. Una storia, quella dell’abbandono, destinata a ripetersi all’infinito. Almeno fino a quando Beth non sperimenterà la forza del perdono e della fiducia.

Alessia Garbo  

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