“Fai piano quando torni”, di Silvia Truzzi, è un romanzo che racconta con ironia il dolore della perdita, la gioia della rinascita, e la storia di un’amicizia.


Titolo: Fai piano quando torni
Autrice: Silvia Truzzi
Genere: Narrativa contemporanea
Costo e-book: €9,99
Costo copertina rigida: €13,94
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Trama.

Margherita ha trentaquattro anni e un lavoro che ama. È bella, ricca ma disperatamente incapace di superare sia la scomparsa dell’adorato papà, morto all’improvviso otto anni prima, sia l’abbandono del fidanzato che l’ha lasciata senza troppe spiegazioni. Dopo un grave incidente d’auto si risveglia in ospedale. Qui incontra una signora anziana che da poco è stata operata al femore. Anna, oggi settantaseienne – nata poverissima, «venduta» come sguattera da bambina – ha trascorso la vita in compagnia di un marito gretto e di una figlia meschina, eppure ha conservato una gioia di vivere straordinaria. Merito delle misteriose lettere che, da più di mezzo secolo, scrive e riceve ogni settimana.

I mondi di queste due donne sono lontanissimi: non fossero state costrette a condividere la stessa stanza, non si sarebbero mai rivolte la parola. Dopo i primi tempestosi scontri, però, fuori dall’ospedale il cortocircuito scatenato dalla loro improbabile amicizia cambierà in meglio la vita di entrambe.

Recensione

E pensare che questo è il romanzo di esordio di Silvia Truzzi. Chapeau.

“Ora vai a lavorare, mangi, dormi, leggi.
Ti lavi i denti lontano da me. Ma come
fai, Francesco? Mi sembra impossibile.”

Margherita è bella, giovane, intelligente e ricca di famiglia. Sembra una che ha tutto, una di quelle “nate con la camicia” eppure, non si sa bene se per togliersi la vita, è finita fuori strada con la sua auto. In realtà, Margherita non è ancora riuscita a superare la perdita del padre, il suo genitore preferito, né la rottura con Francesco, la persona con cui stava da cinque anni. Al risveglio in ospedale, trova a vegliarla la madre e una stravagante compagna di stanza, la signora Anna. Anziana, sovrappeso, chiacchierona, tutta pizzi (rosa) e trine, inopportuna, strafottente, insistente… Anna l’amicizia di Margherita se la prende a suon di racconti e invadenza. Lei che da piccola è stata venduta come sguattera, poi data in sposa a un marito violento e anaffettivo, lei che ha cresciuto una figlia tale e quale al padre, lei che ha conosciuto il vero amore, quello di Nicola, sopravvissuto ad anni di lontananza.

Pare improbabile, le due protagoniste non potrebbero essere più diverse tra loro, per età ed estrazione sociale, eppure diventano amiche per la pelle.  

“«Orfano» è una parola a cui non credo di
aver mai prestato molta attenzione, finché
non lo sono diventata. A quel punto la questione
era: a ventisei anni si può essere orfano/a? Al di là
della correttezza formale, io mi ci sentivo, eccome.”

A parte la trama, che può intrigare come no (a me piacciono i confronti tra donne ai poli opposti e trovo che siano arricchenti), la scrittura di Silvia Truzzi ha fatto breccia nel mio cuore. Intanto, “Fai piano quando torni” si presenta quasi come un romanzo autobiografico. Ho tre elementi a riprova della mia tesi: è narrato in prima persona, è dedicato al padre dell’autrice, e la protagonista afferma l’intenzione di scrivere un memoir. Quindi, anche se gli eventi raccontati potrebbero (mi rimane il dubbio) essere fittizi, resta il fatto che “Fai piano quando torni” è più di semplice narrativa.

“Se Francesco non mi voleva più, nessuno
mi avrebbe voluta. O, come avrebbe detto
l’illuminato strizza che mi stava di fronte,
io non mi volevo più.”

Tutto, dalla permanenza di Margherita in ospedale, alla completa assenza di fiducia nella psicoterapia, dalle incursioni a casa di Anna, alla solitudine di Margi (solitudine ricercata o subìta) e la sua ossessione per il peso è raccontato in una sorprendente e piacevole chiave ironica.

“Sapere dove andare è come sapere cosa
dire: nell’incertezza, per sfuggire all’ottimismo
da spot dell’Unieuro della mamma, pensai che
perfino la casa della signora Anna poteva essere
una buona idea. Vedi mai che Fossati ha ragione.”

Le lettere che Anna e Nicola per tanti anni si sono scambiati hanno un lessico particolare, a tratti dialettale, che dà l’impressione di sentirli parlare dal vivo, di conoscerli davvero. Le due diverse vite, quella agiata di Margherita e quella sofferta di Anna, si intersecano spesso, la loro amicizia sopravvive miracolosamente alle dimissioni della giovane.

“Un attimo dopo stavo facendo il palo, fuori
da una stanza d’ospedale, mentre una vecchia
che poteva essere mia nonna chiamava di
nascosto il fidanzato.”

Persino i titoli dei capitoli meritano una menzione a parte: sono molto carini e curati. Tra i miei preferiti ci sono “Dove si capisce che il cuore è un muscolo involontario” e “Dove si fa l’inutile conoscenza di una sorella «troppo magra per comprare un bambino»”.

Qusta è la storia di una rinascita post separazione, post lutto, la storia di come una perfetta estranea può diventare una delle persone più importanti per te. Questa è una storia di conforto.

 

Alessia Garbo.

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