L’attesissimo seguito de “Il Tatuatore” è uscito da qualche giorno. Atmosfere tetre, sangue e sospetti in un afoso agosto. Lasciati trascinare.

recensione il ladro di tatuaggi

Titolo: Il ladro di tatuaggi
Autrice: Alison Belsham
Genere: Thriller
Casa Editrice: Newton Compton Editori
Link d’acquisto: Amazon

Trama

La città di Brighton pullula di vicoli, segreti e sussurri. C’è un intero mondo sommerso che sfugge al controllo della polizia, governato dalle leggi della strada. Con l’arrivo della stagione calda una giovane donna viene ritrovata in fin di vita e, dopo aver trascorso ventiquattro terribili ore di agonia in ospedale, muore in circostanze misteriose. Sul suo corpo è stato lasciato un marchio: un tatuaggio. Quando anche un’altra donna scompare, il detective Francis Sullivan e la sua squadra temono che ci sia un serial killer per le strade della città. Un assassino collegato in modi ancora tutti da chiarire al mondo dei tatuaggi. Ma non appena la polizia identifica un sospetto, Alex Mullins, le cose per Francis si fanno tutt’altro che semplici. Alex, infatti, è il figlio della donna con cui ha avuto una relazione, Marni. Una tatuatrice. Riuscirà a non farsi coinvolgere dai suoi sentimenti per risolvere il caso e fermare l’assassino prima che altre donne muoiano?

Recensione

Non è passato molto tempo da quando, inguaribile romantica attaccata alle trilogie e alle saghe quale sono, ho visto una finestrella aperta ne “Il tatuatore”, prequel del romanzo di cui vi parlerò oggi, “Il ladro di tatuaggi”. Immaginavo risvolti, immaginavo di incontrare di nuovo Francis e Marni e l’autrice mi ha accontentata!

“D’ora in poi ammazzarti sarà l’unico scopo della mia vita”.

Mi preme subito dire che forse avrei invertito i titoli, chiamando il primo “Il ladro di tatuaggi” e il secondo “Il tatuatore”, proprio perché, se nel prequel abbiamo un serial killer che ruba i tatuaggi più belli dal corpo delle vittime, nel sequel il balordo lascia su di loro dei tatuaggi. Ma questa è una sottigliezza, visto che sto parlando di due romanzi molto avvincenti.

Diciamocelo, il secondo volume è sempre una bella sfida per un autore: rischia di deludere le aspettative dei lettori. Però per fortuna non è il caso de “Il ladro di tatuaggi”.

Rivediamo Francis, eroe senza macchia e senza paure prima, eroe un po’ più oscuro ora che punta tutto sul caso chiave della sua carriera. Francis è logorato dal suo lavoro, da ciò che gli altri si aspettano da lui, e dal vizio del fumo che tenta di abbandonare. Francis è bravo come ispettore, un po’ meno bravo è come fratello e figlio. E rivediamo Marni con qualche ruga in più a solcarle il viso, ma sempre bellissima e intraprendente. Amo il temperamento di questo personaggio, e credo sia il tipo di persona che vorrei incontrare nella vita reale.
“Il ladro di tatuaggi” è un romanzo corale, narrato in terza persona, diversi sono i punti di vista, riusciamo persino a sentire la voce disperata delle vittime un attimo prima dell’aggressione, ma l’aggressore si nasconde ai nostri occhi. Quando ci sembra di captare un segnale, un tratto distintivo, un indizio, ecco che ci sfugge. Strepitoso.

“Parole secche, tatuate sulla schiena di una giovane adolescente. No, non era affatto una comune aggressione del venerdì sera”.

Di quello che a seguito della morte di due, tre, quattro ragazze diventerà IL serial killer del romanzo sappiamo davvero poco. Non le violenta, non le deruba, ma le lascia tatuate e in fin di vita in un bagno di sangue.
Inevitabilmente nel mirino finirà Alex, il figlio di Marni: è lui che collega le vittime tra loro ed è lui il giovanissimo uomo nero e impetuoso. Il razzismo permea buona parte de “Il ladro di tatuaggi” e vedremo combattere la nostra eroina con le unghie e con i denti per salvare Alex da una pena ingiusta. Nel frattempo, lei dovrà fare i conti col passato, senza poter rimandare a domani nell’implacabile afa di agosto.
Assisteremo a uno schema inquietante, ogni volta che ci sembrerà che giustizia è stata fatta, qualcosa di terrificante accadrà. Un’altalena adrenalinica che ho amato. Non c’è un solo attimo di pace durante tutta la lettura, neanche quando credi che quella che stai leggendo sia una scena di contorno.
Una cosa è certa: l’assassino vuole farsi trovare. Ha un peccato da espiare.
Io vi suggerisco di badare all’ordine dei due romanzi di Alison Belsham. Volendo potreste anche leggerli come auto conclusivi ma se desiderate immergervi tra le righe di entrambi, fate attenzione, o rischiate di spoilerarvi qualcosa. Per lo stesso motivo sto terminando in maniera prematura la mia recensione. Con una nota: ci sono i soliti problemi di editing. Imprecisioni, ridondanze, errori di battitura. Peccato.

Recensione Questo amore sarà un disastro

Alessia Garbo.

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