Il romanzo “La fattoria dei gelsomini” di Elizabeth von Arnim torna in libreria grazie a Fazi con una copertina nuova di zecca, colorata e gioiosa.

Titolo: La fattoria dei gelsomini

Autore: Elizabeth von Armin

Editore: Fazi editore

Genere: Narrativa

Link d’acquisto: Amazon

TRAMA.

Lady Daisy e sua figlia Terry hanno invitato alcuni ospiti a trascorrere il fine settimana nella loro dimora di campagna. Ma la padrona di casa, di solito ineccepibile, non si rivela all’altezza. Più passa il tempo, più il soggiorno, che culmina in un interminabile pranzo, diventa un supplizio per tutti: il caldo è insopportabile, le interazioni obbligate alla lunga sfiancano, e il dolce all’uva spina, causa di imbarazzanti malesseri, è il colpo di grazia. Sempre più insofferenti, Mr Topham e il misterioso Andrew trovano rifugio in una lunga partita a scacchi, che si protrae fino a notte inoltrata, quando tutti gli altri sono già a letto. Peccato solo che la candida Terry, il mattino dopo, sappia chi ha vinto.

A questo punto i sospetti di adulterio della moglie di Andrew diventano certezza: alla giovane Rosie non resta che mettere a punto la vendetta. E quale miglior alleata, se non la madre, l’esuberante Mrs de Lacy, scaltra come poche, che non vede l’ora di irrompere sulla scena, avendo già fiutato l’occasione per guadagnarci qualcosa?

Con la sua eleganza e la sua ironia tagliente, Elizabeth von Arnim ci racconta tutto quello che si nasconde dietro l’ipocrisia dei salotti dell’aristocrazia inglese in un romanzo che fa ridere e sorridere spesso, pervaso di un allegro cinismo e di un’irriverente satira sociale.

RECENSIONE

Questo romanzo che si svolge nell’ Inghilterra dei primi del 900. Sebbene sia scritto molto bene, con fluidità ed ironia, presenta delle caratteristiche che non mi hanno convinta completamente.

Iniziamo con la prima parte del romanzo, che purtroppo è la parte debole. In effetti in questi primi capitoli, la storia va molto a rilento. L’autrice si perde nelle descrizioni dei commensali e dei loro commenti negativi sulla torta all’uva spina che viene servita dalla padrona di casa: Lady Daisy. Mi sono annoiata a morte durante la lettura, e vi confido che mi sono armata di coraggio per poter andare avanti.

Gli invitati, infatti, si trovano a trascorrere un fine settimana nella dimora di campagna di Daisy e la figlia Terry. La convivenza forzata e l’alta indigeribilità dell’uva spina, pietanza usata alla fine di tutti i pasti, mettono in risalto tutti quei pensieri, quei sentimenti che nella buona società si cerca di tenere ben nascosti. E proprio durante quel fatidico week-end verrà allo scoperto un segreto che porterà scandalo nella famiglia di Lady Daisy. E’ solo a questo punto che il romanzo si ravviverà.

Lo scandalo porterà la povera Lady Daisy, donna che ha dedicato tutta la vita all’apparenza, ad un vero e proprio tracollo. Per questa ragione deciderà di trasferirsi nella sua proprietà in aperta campagna francese, “La fattoria dei gelsomini”, appunto.

Doveva pensare alla reputazione, perché a volte è l’unica cosa che una donna possiede e non può metterla a repentaglio con leggerezza

A questo punto entrerà in campo un personaggio ironico e divertente, Mrs De Lacy detta Mumsie. Mumsie rappresenta tutto l’opposto di Lady Daisy: è una donna venuta dal popolo, poco intelligente ma scaltra come solo chi è nato senza mezzi può esserlo. La donna decide di sfruttare lo scandalo per arricchirsi e per questo raggiunge Daisy alla Fattoria.

Lo scambio di pensieri e parole tra le due è veramente comico. Soprattutto vi faranno ridere i monologhi interiori di Mumsie, poco avvezza all’ ipocrisia dell’aristocrazia.

Non c’era da stupirsi se l gente si radunava nelle città, alla luce delle lampadine e con l’accompagnamento delle orchestre; come minimo, oltre a essere allegre, le luci e la musica impedivano alle persone di pensare. Invece in quel luogo non c’era nulla che proteggesse dai pensieri e, se non stava attenta, entro breve avrebbe cominciato a pensare pure lei. Roba da intellettuali, del tipo che quel gentiluomo Andrew, a giudicare dall’espressione da cane bastonato, si ritrovava in testa tutto il giorno

Un libro dunque, ironico, sarcastico che prende in giro gli atteggiamenti ipocriti della società.

Sweet reads!

Erika Biagioni

 

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