Complotti, amore e segreti. Maria Elisabetta Giudici con “La foresta invisibile” ci accompagna per un secolo nella storia europea seguendo il viaggio di una collana di coralli.

Ogni oggetto ha una storia e se potesse raccontarcela resteremmo sicuramente impressionati. È il caso de “La foresta invisibile” dove Maria Elisabetta Giudici ci racconta la storia di una collana che, partendo dalla Sicilia come pegno d’amore, arriva dopo un secolo in Francia come riscatto. Da amore a guerra, cosa ha affrontato nel suo cammino? A chi è stata legata? Ma soprattutto, perché è così importante?

Titolo: La foresta invisibile.
Autore: Maria Elisabetta Giudici.
Genere: Narrativa contemporanea. (A mio avviso più uno storico)
Editore: Castelvecchi.
Link d’Acquisto: Amazon. 

Trama:

Una preziosa collana di corallo, dono d’amore di un pescatore siciliano alla sua donna, arriva, dopo un viaggio di cent’anni attraverso l’Europa, in una Parigi distratta dalle incredibili novità dell’Esposizione Universale del 1900, lasciandosi dietro una scia di amori travolgenti, tragiche rivoluzioni, avventure imprevedibili, vite spezzate. È in quel momento che fa la sua comparsa Giovanni che, con il coraggio dell’incoscienza, riuscirà a scrivere le pagine bianche di un oscuro complotto. Prigioniero delle sue indecisioni, incalzato dalle ombre dei suoi inseguitori, rischiando la vita e nel tentativo di prevedere le loro mosse, affronterà con astuzia e fermezza l’ansia dell’inevitabile.

Recensione:

La storia de “La foresta invisibile” si apre in Francia alla fine del 1899 e subito entra in scena una particolare collana di perle di coralli con un cameo decorato a mano e un’originalissima chiusura. Maria Elisabetta Giudici ci permette di capire da subito l’importanza di questo oggetto e impiega la giusta dose di mistero ideale per incentivare il lettore a saperne di più. Poco dopo, nel 1900, il destino di Giovanni Caldarola, artigiano pugliese arrivato nella capitale parigina per l’Esposizione Universale, si incrocia con quello della collana. Un pezzo unico, di grande valore ma di cui non si conosce la storia. Giovanni sa solo che da quel momento la sua vita inizia ad essere in pericolo.

Distratto, come tutti i parigini, dall’Esposizione Universale Giovanni non comprende da subito il pericolo che corre, ma ben presto deve scontrarsi con la realtà, con una figura losca e misteriosa che lo perseguita ed è allora che capisce di dove agire d’astuzia, di prevenire le sue mosse e soprattutto capire perché cerca proprio lui.

Ma cosa nasconde quella collana e perché è così importante?

Per spiegarcelo Maria Elisabetta Giudici parte da lontano, precisamente un secolo prima nella soleggiata Sicilia. È qui che un giovane pescatore di coralli decide di far trasformare il suo pescato in una meravigliosa collana da donare alla donna amata. Ma mentre un gioiello è per sempre il suo amore per Immacolata, l’avvenente fanciulla, sfuma velocemente portando la ragazza alla disperazione e alla ricerca di vendetta verso chi le ha portato via un pezzo di cuore lasciandole solo una collana di corallo come ricordo.

“La foresta invisibile” è caratterizzato da una narrazione alternata dei periodi. Passato e presente si mescolando svelandoci di volta in volta qualcosa di nuovo sulla collana e sul pericolo in cui incorre Giovanni. Nei capitoli del passato scopriamo la storia vissuta da quest’oggetto, che in un modo o nell’altro è riuscito sempre a legarsi ai proprietari. Nei capitoli presenti, invece, avvertiamo intrigo e mistero, l’esistenza di un complotto più grande dell’artigiano.

Sfortunatamente avvertiamo anche confusione, che spesso porta a perdere il filo del discorso. La narrazione infatti non si presenta sempre fluida e qualche volta sfocia in descrizioni troppo lunghe e dettagliate che rischiano di far perdere il pathos che Maria Elisabetta Giudici aveva creato con tanto impegno. In alcuni momenti ho avuto l’impressione che il protagonista si fosse dimenticato anche di essere in pericolo lasciandosi distrarre da un semplice caffè. Inoltre ho riscontrato parecchie digressioni su personaggi che poco si legavano alla storia della collana e Giovanni lasciandomi un senso di amarezza al termine della lettura. 

Non fosse stato per queste pecche il romanzo sarebbe stato di grande interesse, soprattutto a livello storico grazie ai racconti (anche qui qualche volta troppo dettagliati) dei personaggi da cui traspare il grande lavoro svolto da Maria Elisabetta Giudici.

Fabiola Criscuolo.

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