“La malalegna” è un romanzo familiare dove ogni pagina è intrisa di dolore, di verità, di sentimenti indissolubili che non possono essere cancellati né dimenticati, che possono essere confusi come amore e odio, invidia e ammirazione. Bellezza e bruttezza… 

Rosa Ventrella ha dipinto nelle pagine del suo nuovo libro, con minuzia e sapienza, la storia dura e appassionata di una famiglia del sud Italia a cominciare dagli anni Quaranta: quando la malalegna  – le malelingue, il chiacchiericcio nel dialetto Pugliese – ne ha oscurato la strada, segnando la vita di ognuno dei protagonisti per sempre. 

Titolo: La malalegna 
Autore: Rosa Ventrella 
Data di pubblicazione: 30 aprile 2019 
Editore: Mondadori 
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Trama: 

Teresa e Angelina sono sorelle diverse in tutto: tanto delicata, schiva e silenziosa è Teresa, la voce narrante di questa storia, quanto vitale, curiosa e impertinente è Angelina, la sorella più piccola.

Siamo all’inizio degli anni Quaranta a Copertino, nelle Terre d’Arneo, un’immensa distesa di campi coltivati nel cuore della Puglia. Qui, Teresa e Angelina crescono in una famiglia di braccianti, povera ma allegra e piena di risorse: i nonni sono dei grandi narratori, briganti, lupi e masciare diventano vivi nei loro racconti davanti al camino, mentre la madre Caterina ha ricevuto in sorte una bellezza moresca, fiera, che cattura gli sguardi di tutti gli uomini, compreso quello del barone Personè, il latifondista più potente del paese. “La tua bellezza è una condanna” le dice sempre nonna Assunta. Una bellezza – e una condanna – che sono toccate in eredità ad Angelina.

Quando il padre parte per la guerra lasciando sole le tre donne, Caterina per mantenere le figlie non ha altre armi se non quella bellezza, ed è costretta a cedere a un terribile compromesso. O, forse, a un inconfessabile desiderio.

È qui che comincia a essere braccata dalla malalegna, il chiacchiericcio velenoso delle malelingue, un concerto di bisbigli che serpeggia da un uscio all’altro e la segue ovunque. Questa vergogna, che infetta tutta la famiglia, avrà su Angelina l’effetto opposto: lei, che non sopporta di vivere nella miseria, inseguirà sfacciatamente l’amore delle favole. Anche a costo di rimanerne vittima.

Sono la nostalgia e il rimpianto a muovere con passo delicato la voce di Teresa, che, ricostruendo la parabola di una famiglia, ci riconsegna un capitolo di storia italiana, dalla Seconda guerra mondiale alle lotte dei contadini salentini per strappare le terre ai padroni nel 1950.

Con una voce ruvida e di arcana bellezza, Rosa Ventrella scrive un magnifico romanzo corale, animato da comari, briganti e mammane, in cui protagonista è anche la terra: un lembo di Puglia aspro e profumato, coperto da rovi e fichi d’India, capace di dare tutto e tutto togliere.

Recensione: 

Gli anni Quaranta. Anni difficili dove gli uomini chiamati alle armi per la guerra lasciavano a casa mogli, figli, madri a badare a se stessi, a tirare avanti, a proteggersi da soli come meglio potevano.  Anche scendendo a compromessi orribili pur di sopravvivere, trovare qualcosa da mangiare almeno per i bambini e gli anziani, e poco importava se a esserne distrutta era la propria morale, l’amore per se stessi, i valori a cui si era sempre creduto. 

“La malalegna” parla di donne forti, che hanno cercato di fare scudo contro le brutture che la vita gli ha messo davanti più volte difendendosi con l’amore e la speranza, anche contro le maldicenze della gente di paese. Anche quando la guerra era finita, e ne restava il terribile ricordo dentro agli occhi di chi era riuscito a tornare a casa vivo. Spezzato nell’anima, segnato nei ricordi, arrabbiato col mondo tanto da volerselo mangiare o svuotato da tutto.

Era proprio come la nonna mi aveva insegnato: dietro la bellezza si nascondeva la bruttezza.

Nonna Assunta, Mamma Caterina, Angelina e Teresa, la voce narrante di questo libro, non avrebbero potuto essere fra di loro più differenti e al tempo stesso simili, unite dalle tradizioni della società in cui vivono. Dalle credenze e da quel legame di sangue che non può essere dimenticato, che alla fine tutto perdona.

Caterina madre attenta e pronta a sacrificarsi per le sue figlie, dotata di una bellezza naturale che è arma a doppio taglio che difende e intacca, finisce con l’attirare su di sé le malelingue di paese – delle comari che forse non sapendo come altro distrarsi dai propri problemi, si dilettano a ricamare con lingue di serpe su quelli altrui – “la malalegna” che da quel momento, dalla guerra in poi, non abbandonerà più la loro casa e rabbuierà il cammino dell’intera famiglia, ha trasmesso quella bellezza e lo spirito ribelle alla più piccola delle sue figlie: Angelina. 

Angelina è bella tanto quanto la madre, allo stesso modo sogna di vivere in un mondo diverso delle campagne del sud Italia e, al contrario di Caterina, non ha intenzione di arrendersi o accontentarsi. Non vuole una vita da contadina, non vuole una vita di sacrificio e povertà come quella che ha vissuto per tutta l’infanzia e l’adolescenza: una famiglia di quattro persone stipata in una sola stanza, con una tenda a dividere la zona notte dalla cucina.

Persino il letto in cui dormiva era condiviso con la sorella, Teresa. Lei, la sorella maggiore magrolina e smunta, che sembra trasparente per chiunque al contrario di Angelina, ha invece i piedi per terra. Sente la diversità con sua sorella, è quasi palpabile. Certe volte la fa sentire sbagliata, inferiore e si sorprende un po’ a invidiarla per quell’aria trasognante. Ma la ama profondamente come solo una sorella può amare. 

Se avessi saputo quel che sarebbe successo poi, se avessi avuto il dono della makara, ne avrei imparato a memoria l’odore, il calore, il ritmo esatto del respiro, per non dimenticare mai le linee e gli angoli, ogni piccola irregolarità che la rendeva diversa da tutte le altre. Mia sorella. Le appartenevo. E lei apparteneva a me. 

Teresa il mondo in cui vive lo vede bene.  Così ce lo racconta con una narrazione incalzante, malinconica, sofferta, lucida e appassionata. Partendo dai racconti che il nonno le faceva da bambina, fino ad arrivare alla guerra e all’epilogo che si congiunge al prologo. Una visione cruda e completa della storia di una famiglia che riflette, in certi aspetti, quella di molte altre vissute nella stessa epoca.

La Malalegna di Rosa Ventrella è una lettura straziante, uno spaccato di verità e di storia che fa male e bene al tempo stesso. Che è bellezza ed è bruttezza, due facce della stessa medaglia come più volte ha sottolineato l’autrice, che si mescolano e confondono. Abbagliano e a volte ingannano. 

 

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