“Le donne di casa Blackwood” è il nuovo romanzo di Ellen Marie Wiseman edito Newton Compton.


Titolo: Le donne di casa Blackwood
Autrice: Ellen Marie Wiseman
Genere: Narrativa
Prezzo e-book: €2,99
Prezzo copertina rigida: €8,41
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Trama:

Una sera dell’estate del 1931 Lilly Blackwood intravede le luci abbaglianti del circo dalla finestra spiovente della sua camera da letto. Non ha il permesso di esplorare i dintorni della casa. Non è neanche mai uscita dalla sua stanza all’ultimo piano. Sua madre sostiene che sia per il suo bene e che le persone si spaventerebbero se la vedessero. Ma quella notte calda e stellata è destinata a cambiare ogni cosa: Lilly esce dalla sua prigione e si dirige verso il tendone del circo. Più di vent’anni dopo, la diciannovenne Julia Blackwood ha ereditato dai genitori la tenuta di famiglia e la casa adiacente.

Per Julia, quello è un luogo di ricordi infelici, pieno di regole ferree e stanze proibite. Tornare lì dopo tanto tempo potrebbe aiutarla a liberarsi dai fantasmi del passato? Scavare a fondo tra i segreti di casa Blackwood porterà Julia a scoprire verità scabrose e tradimenti di cui si è macchiata la famiglia, perché la sua storia è intrecciata a quella di Lilly, in fuga per trovare la sua strada nel mondo duro, a volte brutale del Circo dei fratelli Barlow.

Recensione:

Spesso dico “Se hanno pubblicato un romanzo ambientato negli anni quaranta, deve essere mio”.  Meglio ancora se la seconda guerra mondiale, o il circo, fanno da cornice. Le donne di casa Blackwood ne ha due su tre. Apprezzo i libri collocati in questo particolare periodo storico, e sembra che non ci sia molto che io possa fare a riguardo. A parte cercare di leggerne quanti più possibile, si intende. Mi piace individuare il contributo personale dell’autore in mezzo ai fatti ormai passati alla storia. Ed Ellen Marie Wiseman è stata brava nell’imprimere il suo tocco drammatico.

Lilly Blackwood, da che ne ha memoria, vive reclusa nella sua cameretta insieme alla sua gatta Abby. Non conosce il suo aspetto fisico, perché le è proibito specchiarsi, non ha mai potuto guardare in viso nessuno che non sia sua madre o suo padre, tutto quello che sa lo deve ai libri che le vengono regolarmente regalati. I suoi genitori dicono di tenerla nascosta al mondo intero per il suo bene. Ma allora perché Lilly non può nemmeno circolare liberamente per casa, al riparo dagli sguardi esterni? E perché i suoi sembrano tenerla a distanza? Una sera d’estate, una Lilly bambina e frastornata attraverserà il bosco diretta al convoglio del circo Barlow e la sua vita cambierà per sempre.

Più di vent’anni dopo, un’altra Blackwood farà ritorno alla magione da cui, poco più che adolescente, era fuggita per allontanarsi da due genitori anaffettivi e abusanti. Quella casa richiama alla mente della diciannovenne Julia ricordi infausti di stanze chiuse, regole ferree, educazione strettamente religiosa e disamore. Che cosa nasconde l’impeccabile famiglia Blackwood? Che cosa c’è in soffitta? E come hanno guadagnato tanti soldi i signori Blackwood?

“Restava a fissare quel pallido riflesso e si
toccava la fronte, il naso e le guance, cercando
di trovare una strana escrescenza o una parte
mancante, ma non c’era nulla di sporgente o di vuoto.”

Questo romanzo mi ha causato una o due ulcere ma l’ho trovato splendido! Forse un po’ lento e descrittivo nella parte centrale (non dimentichiamo che io arrivavo da Il Tatuatore, un thriller dal ritmo mozzafiato che ho recensito per voi) tuttavia rimane dolorosamente stupendo.

Nella prima parte leggiamo di Lilly, delle sue difficoltà di bambina nata e cresciuta al chiuso, dei suoi attacchi di panico, viviamo con lei il terrore di trovarsi in un ambiente ostile al cospetto di persone crudeli e violente. E allo stesso tempo apprendiamo di Julia, la giovanissima donna che prende il posto di Lilly in casa Blackwood e si misura con le tante porte sbarrate, le chiavi di cui dispone per aprirle, e l’allevamento equino di cui non sa niente. I POV sono due, quindi, eppure inizialmente ho faticato ad abbandonarmi a quello di Julia perché, ingannata dal secondo nome -Cora-, credevo di trovarmi davanti alla madre di Lilly. Dunque, un po’ ero curiosa di capire come avesse fatto la ragazza dolce ed empatica a diventare perfida e un po’ ero diffidente e astiosa. Poi ho finalmente compreso (ci metto un po’ ma alla fine ci arrivo), però non posso svelarvi niente, o finirei per macchiarmi dell’errore numero 1 del cattivo recensore: lo spoiler.  

“Lilly voleva correre via da quella tenda
e non tornarci mai più. C’erano troppe cose
da vedere, troppi suoni e troppi odori, troppe
facce e corpi strani, tutti in un posto solo.”

L’intero libro è narrato in terza persona, tuttavia la presenza del narratore onnisciente non si percepisce ed entrambi i punti di vista risultano credibili, non risentendo di ingerenze esterne da parte dell’autrice. Anche quando è Lilly a parlare, lei che del mondo non conosce niente: lo scopriremo insieme a questa tenera bambina. Il circo, le sue atmosfere, i suoi giochi di potere sono caratterizzati benissimo. Non mancano gli elefanti, creature che Lilly sente molto affini e con le quali entreremo in empatia. La scena madre mi ha fatto scendere una lacrima, è narrata in maniera così eccelsa, il pathos è talmente crescente che non ho potuto evitare di farmi prendere.

“Aveva sentito dire che chi fa male a qualcuno
ha subìto a sua volta del male. Non credeva
neanche a questo.”

Alessia Garbo.

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