Buongiorno carissime lettrici, oggi è Lunedì e quindi eccomi qui con una nuovissima recensione.

Oggi vi parlerò, e vi farò conoscere per chi non lo conoscesse ancora, “L’egoismo del respiro” di Giada Strapparava.

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Trama:

coverCuoco in una tavola calda a Sacramento, ottimo amico per i colleghi e quasi un figlio per i titolari. Una vita normale e soddisfacente se non fosse per l’innato istinto omicida e un personale senso di giustizia: Colton Miller è un’anima selvaggia, che ama uccidere i peccatori e che si diverte a cercare lo sgomento negli occhi delle sue vittime, decifrandone gli ultimi inutili pensieri; un’ombra tormentata dagli orribili e confusi ricordi d’infanzia, in cui la violenza tocca gli apici dell’inconscio e si mischia all’angoscia più profonda. Ma il passato non è l’unica cosa da cui scappare. C’è qualcos’altro, lì fuori: una minaccia. Un’entità che inizia a tormentarlo; qualcuno disposto a schiacciare chiunque si metta sulla propria strada. In tutto questo chi è la vittima e chi il carnefice? Ma soprattutto, dove finisce l’agonia e inizia il piacere?!

Recensione:

La prima cosa che mi ha colpito di questo libro è sicuramente il titolo, “L’egoismo del respiro” e la copertina. Subito dopo la trama mi è sembrata interessante, capace di prospettare un romanzo che fosse intrigante e interessante… sicuramente curioso. Quando ho iniziato a leggerlo ho capito che non deve essere facile scrivere un libro come questo, le prime pagine infatti sono interessanti e ricche di dettagli e l’idea in generale mi piace anche molto.

“Mi sentivo come una di quelle foglie dorate d’autunno: precipitavo sul terreno umido provocando un soffice rumore, mi lasciavo trasportare dal dolce respiro del vento. Non conoscevo la mia meta e nemmeno la mia origine. Ero costruito per vagare come una foglia sul marciapiedi, nelle strade e nei parchi, aspettando solamente la neve.”

Purtroppo, e sottolineo purtroppo, all’interno del romanzo ho trovato degli errori di grammatica e sintassi che non si possono sottovalutare o ignrare come se fossero errori di battitura. Ho notato che l’autrice utilizza molti verbi e sinonimi in fila per descrivere un determinato momento, solo che a volte le parole utilizzate non sono proprio corrette. Ad esempio: “Dopo averli smembrati e sguaiati”… questa frase mi ha lasciata un po’ perplessa in quanto “sguaiti” non è un verbo o comunque non c’entra nulla con la frase o il senso che lei stessa voleva dare. Probabilmente la parola più corretta era “scuoiati”.

Oppure, frasi scorrette come ad esempio: “Eppure se una volta mi sentivo parlare in questo modo mi avrei deriso e denigrato dal mio corpo”, che a mio parere, fanno perdere la voglia di leggere il romanzo e abbassano di molto il suo valore. Potrei fare altri esempi pescati da altri pezzi di libro come: “sobirsi”, “pittoresceo” e “mancamento” inseriti nel modo meno appropriato possibile.

Mi dispiace molto per questo perchè, come ho detto prima, abbassano il livello del romanzo. Al fronte di questo mi sento di dare a “L’egoismo del respio” due stelle, premiando l’idea.

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Linda.

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