Buon pomeriggio, Trattine. Oggi vi parlo di “L’uso improprio dell’amore”, di Carla Vangelista.

Titolo: L’uso improprio dell’amore

Autrice: Carla Vangelista

Genere: Romance contemporaneo

Prezzo e-book: €8,99

Link per l’acquisto: Amazon

Trama

La vita di Guy Gougencourt, parigino quasi cinquantenne, è perfetta. Tutto è al suo posto e va come deve andare: notaio, figlio di notaio, lavora in uno studio prestigioso, ha una moglie, due figli, una bella casa e tutte le settimane va a pranzo dagli anziani genitori. Eppure, ogni mattina Guy si sveglia con un profondo senso di insoddisfazione. Perché la sua vita perfetta non l’ha decisa lui, l’hanno decisa gli altri, gli eventi, il caso. Un giorno, uscendo dalla Gare Paris Saint-Lazare, viene sorpreso da un temporale violentissimo e si rifugia nel primo taxi che vede. Alla guida c’è una donna. Grandi occhi scuri, capelli lunghi e disordinati e un profumo inconfondibile di gelsomino e muschio. Il suo nome è Elodie. Mentre Guy, a disagio, cerca di mettere una distanza fra sé e quella ragazza che lo turba, volge lo sguardo sul sedile e vede un libro rosso dalla copertina consunta e con un piccolo fregio dorato. Ne è irresistibilmente attratto, ma non osa toccarlo. Al momento di scendere per sbaglio lo porta con sé e durante la sua notte insonne, lo legge d’un fiato e il contenuto lo colpisce talmente tanto che non può fare a meno di cercare Elodie. È l’incontro di due persone che abbandonano le maschere che indossano per scoprire la loro vera natura. Elodie riesce a fare uscire Guy dal suo guscio e a liberare la sua anima, ma anche se la ragazza sembra libera e imprevedibile come un temporale estivo è in realtà rinchiusa in un gioco di ruoli pensato per proteggere il suo cuore e per curare le sue ferite segrete. Ma l’amore e la libertà hanno un prezzo, e per Guy ed Elodie è arrivato il momento di pagarlo.

Recensione

Hai mai pensato di vivere una vita che non è la tua?

La vita di Guy Gougencourt, notaio cinquantenne, figlio di notaio, nipote di notaio, scorre indisturbata.

Guy svolge una professione impegnativa e gratificante, ha una moglie da cui tornare la sera, due figli e due genitori che immancabilmente ogni giovedì lo invitano a pranzo da loro.

Io sono grigio. Sono sempre stato grigio. Abito grigio, colorito grigio, pensieri grigi, vita grigia. Come si conviene a un notaio. Figlio di notaio, nipote di notaio.”

Malgrado ciò, Guy si sente insoddisfatto, però da bravo soldatino mette a tacere questa sensazione, fino a quando non sale su un taxi.

Alla guida c’è Elodie e la presenza della donna, che profuma di gelsomino e muschio, mette subito a disagio Guy. Deciso a distogliere l’attenzione da lei, si accorge che accanto a lui giace abbandonato un libro. La copertina colpisce molto il protagonista, che per sbaglio se lo porta a casa e intenzionalmente finisce per leggerlo tutto d’un fiato.

Da quel momento sarà impossibile per Guy mettere qualche tipo di distanza tra lui ed Elodie, opporle anche solo la minima resistenza.

E se la moglie che pensa di amare, ricambiato, non fosse altro che una tiepida presenza nella vita di Guy?

E se il lavoro che Guy crede di aver ereditato da padre e nonno fosse in realtà un’imposizione?

E se l’invito del giovedì fosse in verità una pretesa?

Guy si scopre insoddisfatto, incredibilmente attratto da Elodie e ancora vivo, con sua somma sorpresa.

Elodie dal canto suo non disdegna il brivido dell’avventura. Sta per rimanere sola al mondo: ancora una volta, una delle persone che ama sta per lasciarla e per questo Elodie ha elaborato un modo per non essere abbandonata mai più. Diventare il Marchese de Sade, ricercando il piacere ed esercitando il controllo. In una parola, il Gioco, quello che le è stato insegnato da Alain.

E qualche anno dopo, in una sera di pioggia, mentre ero posteggiata davanti alla stazione e sfogliavo distrattamente qualche pagina del libro di Alain, che tenevo sempre sul sedile posteriore, mi si avvicinò un uomo alto e zuppo di pioggia che bussò al mio finestrino e mi chiese se ero libera. Dietro alla montatura fuori moda aveva gli occhi più azzurri che io avessi mai visto e l’atteggiamento rigido e timido di chi si scusa di stare al mondo.”

Il romanzo assume quindi dei connotati erotici, senza mai scadere in termini troppo espliciti e scene spinte ripetitive, ma anzi mantenendo vivo l’interesse del lettore, mentre i sentimenti di Elodie e Guy crescono.

Guy vince le proprie ritrosie e, se prima era estremamente severo, inizia ad essere indulgente con se stesso e abbraccia il cambiamento. Elodie si apre con lui, continua però a temere l’abbandono.

“«Non voglio restare sola anche se lui è con me. Non voglio ascoltare canzoni d’amore con malinconia invece che con speranza. Non voglio assistere alla fine e non voglio restare una dopo essere stata due

«E credi che il Gioco ti difenderà? Non mi sembra che l’abbia fatto, a giudicare dalla tua storia.»

«Sono stata disattenta. Non succederà più.»”

Di questo romanzo mi è piaciuto tutto: la crescita del personaggio di Guy (quello con cui sono entrata maggiormente in empatia), e la sua scoperta di se stesso; il ritmo della narrazione, che si avvale ora di un narratore onnisciente, ora lascia il racconto a uno dei protagonisti. Lodevole, a mio parere, è la cultura del consenso che si percepisce tra le righe. Ogni incontro è concordato da entrambe le parti e nessuno intende prevaricare sull’altro, manipolando o arrecando dolore in maniera gratuita. Alla base del loro rapporto, che strizza l’occhio al BDSM, ci sono il rispetto e la cessione volontaria del potere.

Riusciranno Guy ed Elodie a fare un uso improprio dell’amore?

Alessia Garbo

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