Buondì Trattine! Oggi la nostra Veronica ci parlerà de “Il profumo dei fiori di ciliegio” di Chiara Trabalza, uscito in self publishing il 2 aprile 2017.

SINOSSI

Alice ha trent’anni, meravigliosi occhi verdi pieni di segreti e un passato doloroso che le ha lasciato molte cicatrici. Quando il dolore diventa troppo grande da sopportare, scappa via dalla sua casa e dalla sua vita, per rifugiarsi nella piccola Positano, dove vive sua nonna. E qui, dove l’aria è intrisa del profumo dei glicini e dei limoni e dove il mare parla al suo animo inquieto, Alice incontra Luca, un uomo schivo e solitario che sembra volerla evitare e tenere alla larga. Ma anche Luca nasconde un segreto doloroso, perseguitato dai fantasmi di un passato che si rifiuta di affrontare, ha chiuso le porte delle sue emozioni, per proteggersi da ferite nascoste che ancora sanguinano. Solo Alice riesce a toccargli il cuore. Quando lui la guarda incontra gli occhi più belli che abbia mai visto in tutta la sua vita, occhi profondi che sembrano capaci di capire i suoi tormenti. Occhi in grado di farlo innamorare.
Ma, per ricominciare ad amare, Luca e Alice dovranno affrontare le loro paure, lasciarsi il passato alle spalle e imparare a guardare di nuovo l’amore negli occhi, prima di rischiare di perdersi.
Una storia di dolore e speranza, di ferite e promesse, di fragilità e forza, di sofferenza e rinascita. Una storia d’amore romantica, dolce e intensa. Perché anche dalle cicatrici possono nascere un paio di ali per ricominciare a volare.
Bisogna attraversare la tempesta per tornare a vedere le stelle.
Qualche volta succede che, per quanto due anime cercano di sfuggirsi e di restare a distanza, se è scritto che devono stare insieme alla fine si incontreranno inevitabilmente. Non si può lottare troppo a lungo contro la naturale forza dell’attrazione. Non si può resistere per troppo tempo al richiamo del cuore.

RECENSIONE

Non si sfugge al destino e l’amore non bussa, non chiede permesso, quando arriva spalanca la porta ed entra, anche se non è invitato.

Definire questo romanzo emozionante sarebbe un eufemismo.
Chiara Trabalza con Il profumo dei fiori di ciliegio, autopubblicato poco più di un mese fa, ha preso in mano il mio cuore, stringendolo e rilasciandolo a suo piacimento, non contenta di farlo semplicemente battere più forte mentre scorrevo le pagine meravigliose di questo libro.

Alice e Luca, Luca e Alice. Un uomo e una donna dilaniati dal dolore, straziati dal lutto, la cui sofferenza si riesce a toccare con mano, trasuda dalle parole della Trabalza al punto da sentirla sulla propria pelle.
L’avvicinamento tra queste due anime perse, che dopo anni ancora non riescono ad elaborare i propri lutti, avviene gradualmente, come è giusto che sia, e la scrittura molto visiva dell’autrice fa sì che ci troviamo anche noi a Positano, davanti al mare in tempesta, a fissare il cielo stellato, ad aspettare la pioggia in una giornata di sole, a stringere la nostra pancia con rabbia o forse nostalgia, rimpiangendo quello che poteva essere e che invece non è stato.

Alice è una donna smarrita, che non riesce a proseguire la sua vita a Bologna e decide di rifugiarsi dalla nonna a Positano, nella speranza che quel luogo legato alla sua infanzia e ai giorni felici con sua sorella Gaia possa in qualche modo rendere più sopportabile il presente, dominato dall’assenza del passato.
Luca è un uomo che dalla vita non si aspetta più niente. Dopo che Dio, il destino o chi per lui ha sancito in modo irrevocabile la fine della persona più importante della sua vita, non gli resta altro che tirare avanti giorno dopo giorno, in modo automatico e schivo, sempre arrabbiato col mondo intero.
Quando Alice, in una giornata come tante altre, decide di varcare la soglia del bar in cui Luca lavora, inizierà, senza che nemmeno ne prendano subito consapevolezza, un faticoso percorso di rinascita per entrambi, costellato da momenti bui, da momenti sereni seguiti subito dopo dalla tristezza più assoluta e dal senso di colpa, da allontanamenti volontari, da urla disperate.

Quando due cuori feriti si incontrano non sempre riescono a guarirsi, alcune volte possono soltanto seguitare a sanguinare insieme.

Il concetto fondamentale che traspare dalle pagine è la presa di coscienza che, nell’elaborazione di una perdita, è assolutamente impossibile riuscire a cancellare il dolore, così come sperare che il tempo un giorno guarisca completamente la ferita che l’assenza di chi abbiamo amato e perduto ha provocato. Il processo di guarigione avviene solo in superficie inizialmente, con una giornata che sembra più luminosa della precedente, con un sorriso che sembra più genuino di quello di un giorno prima, ma non è detto che la ferita sottostante sia completamente sanata. Affinchè ciò avvenga bisogna scendere a patti col proprio dolore, accettare il fatto che esso non scomparirà mai completamente, tuttavia può essere tenuto a bada e magari, col passare degli anni, non occuperà più in maniera dilagante le nostre giornate. Avere al proprio fianco una persona che ci capisca, che ci sostenga, che ci consenta di piangerci addosso ma che ci sproni poi ad uscire di casa e osservare la luce del sole è sicuramente un aiuto immenso.
Nella storia, questo ruolo viene rivestito dalla saggia nonna Ester, la quale, prima ancora che Alice e Luca siano in grado di sostenersi prima da soli e poi tra di loro, svolge un ruolo fondamentale nel loro percorso di guarigione.

«Non devi fermarti sempre a pensare a quello che la vita ti ha tolto piccola mia, devi invece riflettere su ciò che di bello ti ha dato. Ogni mattina quando apri gli occhi devi trovare qualcosa per cui vale la pena di vivere quella giornata, qualcosa per cui vale la pena di sorridere e tornare a sperare».

In questo romanzo, l’Amore tutto può e tutto ottiene. Il sentimento è descritto in maniera totalizzante, disarmante, inevitabile. Spostato sul piano della fisicità, l’Amore non è solo atto sessuale, è passione dolcissima, è sfiorarsi la mano, è darsi un abbraccio, è sentire anche col corpo quello che il cervello ha già capito da un pezzo.

Si limitò a guardarla in quei suoi occhi verdi come smeraldo, profondi come l’oceano, limpidi come il cielo estivo. Avrebbe passato tutta la vita a guardarla, con la stessa devozione con cui si guarda un’opera d’arte, un tramonto sul mare, un fiore che sboccia a primavera. Anche Alice ricambiò il suo sguardo e lasciò che gli penetrasse l’anima, scivolandole dentro, fino al cuore. Era come se i loro occhi stessero facendo l’amore.

Spero che questo passo sia in grado di farvi capire cosa intendo quando dico che la Trabalza fa un utilizzo molto visivo della scrittura. Usando molti aggettivi e molte similitudini che richiamano i sensi, non sembra anche a voi di vederli Alice e Luca mentre fanno l’amore con gli occhi? Non vi sembra di avvertire sulla pelle l’Amore di Luca, il suo desiderio, la fragilità della sua speranza?

Quando l’amore chiama non lascia scampo perché l’amore si impossessa di tutto come un fiume in piena che ha rotto gli argini.
L’amore non bussa e non chiede permesso, gli basta una piccola fessura per entrare, una porta socchiusa, uno spiraglio. Si può anche cercare di sfuggire al proprio destino ma se è scritto che due anime sono destinate a trovarsi allora prima o poi si incontreranno a dispetto di ogni paura e di ogni impedimento.

Il romanticismo regna sovrano in questo libro, ed è una di quelle storie che inevitabilmente cattureranno i cuori più sensibili. Siete pronte a farvi trascinare anche voi dal sentimento che, da sempre e per sempre, è in grado di scuotere anche gli animi più pragmatici?
In tal caso, Luca e Alice vi aspettano sotto i rami odorosi di un ciliegio in fiore.

Veronica Palermo

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