Buon inizio settimana care lettrici, oggi trattiamo un argomento delicato con il libro di Domitilla Shaula di Pietro, “Sei ore e ventitré minuti”.

Ecco a voi, per iniziare, la trama.

Trama:

9788866883098Settembre, è notte nella campagna toscana.
Frida è irrequieta e ha voglia di camminare. Si sente sicura, conosce quei luoghi e non ha paura. Afferra uno scialle mentre il cellulare le sta squillando, non se ne accorge ed esce. Pochi passi, un rumore di foglie calpestate, e Frida viene afferrata da dietro, trascinata in un casolare, legata a un letto per sei ore e ventitré minuti. Se urla, l’ammazza, se non fa come dice lui, aumenta il dolore. L’unico modo per sopravvivere è isolare la mente e volare lontano dove non c’è traccia di tutto quel sangue… Cosa sarebbe successo se avesse risposto al telefono? Quale destino le avrebbe riservato il futuro? Avrebbe evitato l’orrore di quella notte che l’ha segnata per sempre?
Un romanzo che racconta il dolore fisico e la profanazione mentale, la morte del cuore e la sua resurrezione, ipotizzando anche un’altra vita, fatta di sogni e problemi quotidiani; perché non sempre quello che sembra destinato a essere più rassicurante, è ciò che ci rende più forti e profondi.
Perché bisogna avere il coraggio di denunciare, sempre.

Recensione:

Sei ore e ventitré minuti è un libro molto toccante che sicuramente riesce a suscitare tante emozioni, ma più di tutte la tristezza, la rabbia e la voglia di urlare. Questa non è certamente una nota negativa, tutt’altro.  Mi spiego meglio; non avevo mai letto libri in cui veniva trattatta la violenza sulle donne, sono sempre stata abbastanza “suscettibile” in merito e tendo ad evitare queste letture. Questa volta, però, ho ricevuto “Sei ore e ventitrè minuti” e ho deciso di leggerlo e di metterci tutto il mio impegno per non mollare alla prima difficoltà; lo so sono troppo sensibile, ma questo è sicuramente un argomento molto delicato per noi donne ed è come se riuscissimo a sentire la sofferenza di chi passa questi momenti terribili e al tempo stesso ci sentissimo impotenti per non poterle aiutare.

Il libro parla di Frida, la nostra protagonista,  una donna, una moglie ed una madre che ama suo marito e i suoi bambini… solo alla fine del libro ho scoperto che Frida è l’alterego dell’autrice e che questo libro è tratto dalla sua storia personale.
Il libro è strutturato in modo che ci siano due versioni della vita della protagonista. Frida 1 è la realtà, e tutto quello che succede davvero nella sua vita, mentre Frida 2 è il possibile… o come l’ho sempre chiamato il “cosa sarebbe successo se…”. Tutto cambia quando Frida non risponde a quella chiamata del marito, quella chiamata che in qualche modo è stata l’artefice del suo cambio di vita, da quel momento tutto si è capovolto, tutto si è distorto e la vita della donna è destinata a cambiare per sempre. Non voglio entrare nei particolari  per non rovinare la lettura, ma quello che avviene dopo è un atto di pura crudeltà che, purtroppo, è reale e molte donne si trovano coinvolte in situazioni simili di violenza e poche riescono davvero ad uscirne o uscrine come prima. Alla fine di ciò il libro si divide nelle due parti e possiamo vedere la vita di Frida come si svolge o come sarebbe andata se avesse risposto alla chiamata.

Fin dalle prime pagine mi sono ritrovata coinvolta nella storia, ero sempre pronta ad aspettare il momento in cui sarebbe successo quel qualcosa che sapevo sarebbe successo e con questo stato d’animo cresce sicuramente la tensione in un ambiente che diventa poi angosciante. La sofferenza di Frida diventa in qualche modo anche la tua e non hai idea di cosa fare per poterla aiutare perchè, a conti fatti, sei impotente davanti ai fatti raccontati. Ti ritrovi ad accompagnarla nel percoso che lentamente si trova costretta a dover affrontare fino a quando lentamente in lei arriva la consapevolezza e la forza di capire che non può far altro che denunciarlo. Probabilmente questo non le ridarà la serenità e la sua vita, non cancellerà gli incubi che la tormentano o la paura che le pesa adosso, ma potrebbe darle un po’ di sollievo, potrebbe attenuare un po’ la paura nel sapere che lui non è più libero dal poter infliggere quel dolore ad altre donne, distruggere altre vite.

Il percorso che una donna deve affrontare dopo un abuso è davvero devastante e con Frida mi sono sentita sempre percorsa da diversi brividi lungo la schiena, quello che più fa male è scoprire che queste cose succedono davvero, che questa storia è successa realmente all’autrice.  Ci sono donne che, purtroppo, ogni giorno devono fare i conti con questi tipi di violenza, che vivono nel terrore e nel ricordo di quello che è stato, ma ci sono anche donne che sono coraggiose abbastanza da combatterlo e denunciarlo. Questo libro è una storia d’amore verso la vita e verso se stessi, un libro che ci invita a non arrenderci mai e di essere sempre forti, ma esserlo per noi stesse.

Non mi resta che fare i complimenti per le capacità descrittive di Domitilla, in quanto questo suo primo romanzo, e consigliarlo davvero a chiunque. Donne, adoloscenti, uomini, a tutte coloro che riescono sempre a rialzarsi dopo una sofferenza così grande.

“Sono vite spezzate quella come la mia, come quelle di Giada e Rosa, sono vite che si affannano alla ricerca di qualcosa che non trovano più, vite che hanno perso intensità e colore, vite che possono ritrovare un senso solo chiudendo il cerchio che le tiene in sospensione di giudizio, finché ognuna, a modo proprio, non riacquista la dignità che le è stata strappata, la libertà che è stata profanata, derisa, negata. Cerchio che si può chiudere solo fermando il reiterarsi del male. Non ho fiducia nella giustizia italiana, ma è l’unica possibilità che ho. Bisogna essere degli assassini per uccidere, degli stupratori per profanare altri esseri umani, dei malviventi per fare del male. Ci si nasce così, e non è il mio caso.”

Linda.

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