“Tu che sei di me la miglior parte” offre al lettore una descrizione dettagliata dell’adolescenza negli anni ’80.

Titolo: Tu che sei di me la miglior parte
Autore: Enrico Brizzi
Genere: Narrativa/Romanzo di formazione
Costo formato Kindle: €9,99
Costo copertina rigida: €17,00
Link per l’acquisto: Amazon

Trama

Bologna, anni Ottanta: Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell’avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L’impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il “peggiore amico” capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt’altro che innocenti dell’adolescenza.

L’asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell’abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell’estate dei diciott’anni.

Recensione:

“L’estate moriva ancora una volta nei tramonti
precoci di settembre. La tradivamo noi per primi,
rivolti all’avvenire immediato di libri scolastici da
acquistare, abbonamenti allo stadio da acquistare
e profumate consolazioni in grado di traghettarci
attraverso l’autunno, anche quelle da acquistare.”

Non avevo mai letto un romanzo di Enrico Brizzi, e solo dopo essermi approcciata a “Tu che sei di me la miglior parte” posso dire di aver aspettato fin troppo. Ora, io non conosco la trama degli altri libri, né posso sapere se li abbia scritti mettendoci il cuore che ci ha messo qui, però penso proprio che dovrei rimediare al più presto. (Anche perché esiste un collegamento tra questo e “Jack Fruciante è uscito dal gruppo”, un altro romanzo di Brizzi, e chi li ha letti entrambi capirà di cosa sto parlando.)

Ve lo dico: sono malinconica. Ebbene sì, io ho nostalgia degli anni ’80, quando tutto pareva, o in effetti forse era, migliore.

Sono gli anni della mia infanzia, la musica era bella, la vita era un po’ più semplice, il mare un po’ più pulito, inevitabile pensare che fosse tutto più bello, anche se le automobili erano sprovviste di aria condizionata e durante gli spostamenti sudavi tutte e sette le proverbiali camicie. Ritrovare tra le pagine di “Tu che sei di me la miglior parte” lo zaino Invicta, le Doctor Martens, le musicassette da registrare e il mood tipico dell’adolescenza (non so, vi dicono niente le festicciole, le scaramucce tra compagni di scuola, l’abbonamento allo stadio, le pomiciate “proibite”, i riti di iniziazione?) mi ha procurato -e qui mi viene in soccorso Lana del Rey- una specie di summertime sadness.

“Tu che sei di me la miglior parte” accompagna il protagonista, Tommaso Bandiera, dall’infanzia all’inizio dell’età adulta. Tommy cresce senza padre, con una madre che è ancora troppo giovane e bella per rimanere sola a lungo e che finisce per accompagnarsi a un perfetto idiota, il mitico zio Ianez che dopo essere stato il suo idolo si sposa e va a vivere lontano, l’amico/nemico Raoul (bello, dannato, irraggiungibile, quello per cui qualsiasi adolescente, io per prima, si prenderebbe una cotta colossale e il mio personaggio preferito), gli amici Athos e Selva e la bellissima Esther, per la quale Tommy si prenderà una sbandata pazzesca ed entrerà in competizione con Raoul.

“«Tu lo sai come finirà, vero?» mi sorrise, e
non poteva esistere al mondo un’altra ragazza
bella com’era lei in quell’istante preciso.

«Non lo sa nessuno, come finirà» diedi voce alla
speranza. «Il futuro è ancora da scrivere.»”

Non è certo un libro scorrevole, non di quelli che leggi tutto d’un fiato! A me, almeno, non è successo. Questo è un viaggio nel tempo, alla scoperta delle relazioni tra parenti, amici e con persone del sesso opposto, della sessualità, delle dinamiche di gruppo, dei piccoli grandi giochi di potere tra adolescenti. È un viaggio che devi assaporare piano piano, pagina dopo pagina. Durante la lettura mi sono spesso detta “Non succede niente” ed è vero. Voglio dire, qui non ci scappa il morto che poi si scopre che è stato il maggiordomo, non ci sono colpi di scena degni di questo nome, capitano fatti abbastanza prevedibili… Forse perché io c’ero e ricordo ancora com’è crescere, ed è stato un po’ come rileggere un romanzo già letto (il mio, e quello di un sacco di altre persone) e questo non è necessariamente un male. Significa ritrovarsi, e leggere di sé.

“La stagione della scuola dell’obbligo era finita
per sempre, e non avrei mai dimenticato facilmente
quel che mi aveva insegnato: il nostro non era il
migliore dei mondi possibili, la giustizia non
trionfava mai, e nessuno accorreva a confortare
gli infelici.

[…]

Pensavo a un’altra lezione che mi era
toccato imparare: 
chi appare fragile finisce
per diventarlo davvero, e 
prima
o poi cade vittima degli spietati.”

Alessia Garbo.

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