Oggi vorrei spendere qualche parola sul modo di vivere le relazione nel ventunesimo secolo. Non farò la solita solfa circa l’esser diventati zombie da ipertecnologia, perché la vedo diversamente. 

Sì, abbiamo le moderne tecnologie e sì,  ne abusiamo e li usiamo male. Ma è anche vero che senza le moderne tecnologie certe amicizie e storie d’amore non sarebbero mai nate.

I social network sono per definizione reti sociali, ovvero il loro scopo ultimo è mettere in relazione le persone che sono distanti tra loro. Ora, l’uso improprio che se ne fa è proprio questo: non mette in relazione persone che tra loro sono vicine, ma viene usato come schermo divisorio. Se entro in relazione con la gente su Facebook, se questi mi seguono su Twitter e se spiano le mie foto su Instagram, non ci sarà bisogno che mi veda con loro al di fuori, per un caffè. Ciò che voglio condividere con loro, lo faccio con in semplice click, comodamente seduto dal mio divano.

Questo atteggiamento ha indubbiamente dei vantaggi. Ma si perde a lungo andare un aspetto essenziale delle relazioni interpersonali. Si perde il contatto fisico, si perde la gioia della risata condivisa e contagiosa. Si perde la profondità di uno sguardo.

Avevo promesso di non fare la solita solfa, quindi chiudo qui questo excursus, aggiungendo solo che le relazioni sono fatte di condivisione ed è qui che i social sono il punto forte, ma anche di contatti fisici e momenti nella realtà vissuti insieme.

Dobbiamo però tenere in conto che senza i social, senza internet, i blog, i forum, i gruppi su Facebook, molte amicizie speciali e durature non sarebbero mai nate, così come non sarebbero nati certi amori indiscutibili e forti. Perché?

Ci connettiamo alla rete sociale perché ci sentiamo soli e spesso non siamo stati fortunati a trovare nelle nostre vicinanze persone che abbiano i nostri stessi interessi e passioni. Ormai al pregiudizio “Eh, ma non lo hai mai incontrato, non sai davvero chi è”, si contrappone il sincero desiderio di conoscere quel qualcuno che seppur è fisicamente lontano, spesso sentiamo esser più vicino della nostra famiglia, perché capisce meglio alcune cose di noi che loro magari non conoscono.

Ecco, queste sono le relazione del ventunesimo secolo e non serve fare dell’inutile bigottismo.

Sono chat, messaggi su whatsapp, foto buffe e stupide condivise, sono chiedere consiglio di shopping alle amiche mandando loro le foto dal camerino, condividere video divertenti o fatti da nostri amici che hanno un talento nel canto. È scrivere mail lunghissime a una persona che sta a chilometri di distanza, con il desiderio sempre crescente di poterla incontrare e capire se ciò che si prova sia reale o frutto di immaginazione ed eccessiva fantasia. È una nonna che impara a fare videochiamate per vedere i nipoti lontani per lavoro e studio. Preoccuparsi se una persona sparisce dai radar senza spiegazioni, contattarla in privato per chiedergli come sta.
Questa è la vera rete sociale.

Ma alla fine è ciò che dice di essere, un supporto per non cadere. Cadere nel baratro della solitudine e dell’isolamento. Usata male, ti ingarbuglia, rendendoti ancora più solo e isolato, senza che neppure tu te ne accorga. Usata bene, però ti lancia in un mondo di persone che sono quelle giuste per te, anche se a distanza, anche se sempre impegnate.

A conti fatti, però, non dimenticate di viverlo davvero quel mondo. Il contatto fisico, le uscite, le scoperte, lo shopping, va vissuto sulla pelle, non solo nella “rete di sicurezza social”. Quindi create un evento, un gruppo e ciò che volete, ed uscite. Vivete. Ridete.

E poi documentate sui social, così da ricordare anche i momenti più belli, non solo i più brutti. Ecco come si entra in relazione nel ventunesimo secolo.

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