Il termine burnout fu utilizzato per la prima volta negli anni settanta da Freudenberger e fece la sua comparsa negli Stati Uniti tra le persone che lavoravano nel campo sociale e di cura.

Il focus del burnout era incentrato tra la relazione tra operatore che fornisce assistenza e il paziente che la riceve. È solo successivamente che le ricerche sul burnout vengono estera i manager, tra i militari, gli insegnanti. Diventa sempre più chiaro che il burnout è la conseguenza di un’interazione molto più estesa tra le persone e il loro contesto organizzativo.
Alcuni autori hanno messo in evidenza sei aree della vita lavorativa che possono essere predatori di burnout:
  • Il carico di lavoro è generato da una richiesta lavorativa troppo elevata che si collega alla mancanza di recupero di energie.
  • Il controllo è quando si ha un’autorità insufficiente a svolgere il lavoro
  • Il riconoscimento è collegato a quanto le persone vedono ignorato e non apprezzato il proprio lavoro dagli altri.
  • Il supporto è quando le persone sentono di aver perso la collaborazione con i colleghi.
  • L’equità è legata al senso di reciproco rispetto, e alla distribuzione corretta del carico di lavoro
  • I valori è quando esiste un conflitto tra i valori propri della persone e quelli propri dell’organizzazione

Il burnout nasce come sistematizzazione teorica di una sindrome soggettiva che è conseguente a stressor cronici di tipo emozionale e interpersonali presenti sul posto di lavoro.

Il burnout non è altro che una risposta prolungata allo stress cronico da lavoro e si articola in tre aspetti:
  • l’esaurimento emotivo è caratterizzato da un forte coinvolgimento emotivo
  • La depersonalizzazione è quell’aspetto di distacco dalle persone prima e dal lavoro. Rappresenta un vero e proprio meccanismo di difesa, per proteggere se stessi dall’intensa attivazione affettiva.
  • Il senso di inefficacia personale
Recenti studi indicano che la fase di esaurimento emotivo è la componente più forte del burnout. Comunque la sindrome di burnout è collegata a varie conseguenze negative per l’organizzazione, come l’assenteismo, l’intenzione di lasciare il lavoro e il turnover. Comporta anche una produttività ed efficacia lavorativa nettamente inferiore e una conseguente ridotta soddisfazione lavorativa.
La situazione attuale porta a chiedere sempre di più alle persone in termini di tempo, di sforzo, di abilità e flessibilità, sforzi di cui poi non si ottiene nulla in cambio, come potrebbe essere una possibilità di carriera o semplicemente la certezza di mantenere il posto di lavoro.
Fabiana

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