Oggi vi racconterò la storia di una donna innamorata che preferì al languore la vendetta dando origine alla leggenda delle famose “teste di moro”.

La mia terra, la Sicilia, è caratterizzata dall’assenza di mezze misure, sarà la luce, saranno i colori ma qui anche le emozioni vanno a mille all’ora! Potevano fare eccezioni le leggende? Assolutamente no. Dimenticate Ofelie che si lasciano annegare o Giuliette che si addormentano per sempre accanto al loro Romeo. Come già vi ho annunciato, oggi vi racconterò la storia che ha dato origine alla leggenda delle “teste di moro”.

Siamo intorno all’anno 1000, quando i mori fecero della Sicilia terra di conquista. Un giorno, quel mare fonte di vita ma anche accesso dei conquistatori, portò sulle nostre rive il nostro ignaro protagonista: un giovane moro che, certo del proprio fascino, si lanciò alla conquista non solo delle terre ma anche di grazie femminili. Passeggiando in città fu attratto da un balcone insolitamente rigoglioso, profumato di fiori e ricco di piante tra le cui foglie, intenta nella cura dei sui vasi, scorse una figura di donna. La ragazza era bella, del resto avete mai letto leggende con protagoniste sciatte e bruttine? no  vero?

Che si tratti di nobili o pulzelle di campagna, le nostre eroine spiccano sempre per le loro irresistibili grazie.

Insomma, il nostro bel moro tanto fece che, un cenno del capo oggi, un sorriso domani, da sotto il balcone all’alcova della giovane, il passo fu breve. Si incendiò una passione di quelle che solo le leggende possono tramandare. Ma, come si usa dire: “il paese è piccolo e la gente mormora” così, nel giro di poco tempo, alla ragazza giunse notizia che il suo innamorato aveva tralasciato un piccolissimo particolare: sarebbe presto tornato in Oriente dove, ad attenderlo, c’erano una moglie e probabilmente anche una certa quantità di figli. Appresa la notizia, la nostra bella e tutt’altro che fragile fanciulla, sostituì al fuoco della passione quello della vendetta.

Lasciò che l’amante si addormentasse sereno dopo le capriole tra le lenzuola. Si alzò, sfilò il coltello dalla preziosa custodia in cui la lama attendeva di essere usata in ben altre battaglie e uccise il bel moro. Non soddisfatta e desiderosa di tenere per se qualcosa dell’uomo che aveva amato, gli tagliò la testa e ne fece un vaso che riempì di profumato basilico, la pianta dei re.

Quell’insolito vaso, posto in bella mostra sul balcone, curato con amore, vedeva crescere sempre di più la pianta aromatica che, con il suo profumo, attirò l’attenzione dei vicini. Questi ultimi, affascinati non solo dalla pianta ma anche dalle fattezze di quello strano vaso a forma di testa, si fecero fabbricare a loro volta vasi della stessa foggia, ignari della verità che vi si nascondeva. Da quel momento non vi fu balcone o muro o giardino in Sicilia, che non abbia a far bella mostra di se, almeno una testa di moro ricolma di piante.

La morale? Mai ingannare una donna siciliana…a meno che non amiate particolarmente il basilico!

E dalla mia bella terra di passioni, vi auguro un buon San Valentino…ma non in noir!

Barbara Giuliano.

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