Certe immagini si insinuano negli occhi, certe foto scattate all’improvviso, nascono istantanee e restano nel tempo. Tornano sempre, prima o poi, senza preavviso. Tornano come una promessa dimenticata, sempre più nitide, più forti, più ricche. Quelle immagini non sanno arrendersi all’oblio spietato del tempo. In un qualunque leggero battito di ciglia si fermano, e stanno lì finché non serve tornare.

Certi momenti sanno staccarsi da tutto il resto. Sanno disegnare una dimensione nuova, nella quale tutto è possibile e nella quale niente sarà mai sbagliato. Diventano un luogo lontano, un’altra vita, nella quale accoccolarsi ogni tanto nella nostalgia del ricordo. E non serve spiegarli, non serve chiarirli, perché sono qualcosa che è accaduto in quel ritaglio di tempo, nella delicatezza di un momento sottile, e resteranno lì, per sempre, come qualcosa che vuole solo accadere, o che vuole solo restare, senza l’assillo di una fragile definizione.

Certi attimi sanno diventare sentimento. Certi frammenti riescono a comporre le tele più belle e maledette della nostra vita. Ne fanno tutti parte: quelli pieni di gioia, quelli colmi di tristezza; quelli sazi d’amore e quelli assetati di passione; quelli vissuti senza cura e quelli assaporati fino all’ultima goccia di entusiasmo. Sono lì, accadono e restano, e frugheremo senza sosta, senza saperlo, senza volerlo, solo per farli tornare. Perché tornano sempre, anche quando non devono, anche quando non vogliono. Ma sono lì perché servono. Perché una vita senza attimi è vissuta nella confusione di un unico enorme niente. Perché tendere ad un fermo stato di gioia è volersi male, è volersi incapaci di assaporare l’essenziale.

Certe immagini sanno parlare, sanno rimpiangere, soffrire, gioire, amare, e sanno restituirci prospettive maturate; ma quei momenti si conservano con cura, quei sentimenti si custodiscono con gelosia, perché nulla è infinito, e perché quando poi sono passati, tornano solo frammenti, tornano solo le immagini, tornano solo ricordi.

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