Il 32° Salone del Libro di Torino si chiude oggi, e noi ci siamo stati! Come ogni anno non potevamo mancare alla fiera internazionale dedicata ai libri, alla letteratura e allo scambio culturale.

Il Salone del Libro che si è esteso per il 2019 con un nuovo padiglione, nuove sale attrezzate per gli incontri con autori e artisti di diverso genere, le presentazioni dei nuovi titoli in libreria e le conferenze con personalità illustri della letteratura dal calibro di Viet Than Nguye “Premio Pulitzer 2016”.

Chi abbiamo incontrato al Salone del Libro di Torino?

Potrei farvi una lista infinita di nomi, come Jovanotti che insieme a Giordano Meacci ci ha parlato di come intorno alla cultura si possa rifondare “Una tribù che balla”. Roberto Saviano che è arrivato al padiglione Oval con la sua scorta pagata dallo Stato, ovvero da noi tutti, per aver scritto un libro di denuncia per sua scelta personale e non imposta da nessuno, al grido di “Toglietevi tutti che passo io”, ha tenuto prima una conferenza nell’area Robinson il cui tema era “Addio alla democrazia”, (il concetto lascia un po’ perplessi, se ripensiamo all’origine delle polemiche avvenute alla vigilia dell’apertura del Salone), e dopo ha presentato nella Sala Oro il suo nuovo libro con una fila chilometrica di fan ad attenderlo.

Abbiamo incontrato  Pif, che al Salone del libro 2019 ha tenuto diversi incontri nelle prime giornate, mentre dell’incontro con Jojo Moyes, l’amatissima autrice di Io prima di te, e Sophie Kinsella che per l’occasione ci ha presentato il suo nuovo romanzo “La famiglia prima di tutto”, ve ne parlerò con un nuovo articolo sul sito perché la splendida chiacchierata con queste due autrici merita uno spazio interamente dedicato!

Nomi noti del romanzo rosa pubblicate da Newton Compton, come: Lucrezia Scali, Anna Premoli, Felicia Kingsley, L.F. Koraline, Tania Paxia, Cassandra Rocca, Robin C. Anna Zarlenga e Nicole Teso entrambe al loro esordio. Erano tutte schierate davanti allo stand insieme all’editore per un affollato firma copie.

A proposito di Newton Compton Editori, siamo stati invitati e abbiamo partecipato all’incontro con l’editore Raffaello Avanzini e il suo staff durante il quale ci sono state riferite tantissime novità succulente delle quali vi ho parlato sul precedente articolo. (Clicca QUI per leggerlo).

Per il primo anno all’incontro con Always Publishing.

Un debutto anche per la casa editrice, infatti mi auguro ci sarà ampio margine di miglioramento negli anni a seguire. Scrivo questo perché l’incontro si è tenuto direttamente in fiera, tra il viavai dei visitatori e la mescolanza di voci al microfono che giungevano dai diversi stand, e anche per la piccola incertezza dello staff nel presentarci le novità del loro catalogo. Timidezza che può essere tuttavia comprensibile, considerato che, come vi dicevo in apertura, si è trattato di un debutto.

L’invito era aperto a tutte le blogger che passavano da lì, con questa modalità anche ai lettori e tutti i visitatori del Salone del libro. Dopo un rapido saluto iniziale, ci è stato consegnato un questionario dove ci veniva richiesto di esprimere il nostro parere positivo o negativo (con un cerchietto o una crocetta), a proposito dei generi letterari, le sottocategorie del romance, la tipologia di personaggio maschile e femminile che preferiamo o meno incontrare tra le pagine di un libro e le tematiche di cui ci piace leggere, oppure no.

L’idea del questionario l’ho trovata in via definitiva carina, peccato fosse piuttosto lungo e non è stato semplice compilarlo in mancanza di un punto d’appoggio, con la gente che ci passava dietro assestandoci spallate ogni tre secondi netti. Successivamente a questo, ci sono stati presentati i nuovi titoli in uscita per la prossima stagione editoriale di cui abbiamo potuto leggere le trame – non tutte definitive – e visionare alcune copertine.

La “vetrina” più affascinante del Salone del Libro di Torino?

Alcuni editori si sono dati molto da fare per allestire e personalizzare il proprio stand, quest’anno. Non solo tra i grandi che, anzi, hanno mantenuto perlopiù la solita facciata con i blocchi di libri esposti, ma soprattutto tra i più piccoli che si sono sbizzarriti con i colori e le forme geometriche, addirittura qualcuno ha pensato a una parete di piantine vere.  A colpirmi maggiormente è stata la  vetrina allestita da Sperling & Kupfer che riproduceva fedelmente il salotto di Stranger Things – libro edito dalla casa editrice e serie tv di gran successo su Netflix – con tanto di divano con coperte e cuscini, il tavolino, le lucine di natale risalenti agli anni dell’ambientazione e le lettere dipinte sulla parete.  

Perché in così tanti si recano ogni anno a Torino per  prendere parte al Salone del Libro? Le ragioni sono molte, principalmente i libri, ma penso che questa edizione non abbia tenuto conto fino in fondo di nessuna. 

Il Salone del libro di Torino è l’occasione speciale per rincontrare i collaboratori, i blogger, gli scrittori. Conoscere persone accomunate dalla passione per i libri e non importa il genere. Lo scambio di vedute e di consigli su nuovi libri da leggere è da sempre la parte più bella e interessante dell’evento, dovrebbe essere anche il motivo di base, tuttavia, quest’anno, basti solo pensare alla polemica che si è scatenata alla vigilia dell’apertura del Salone, confrontarsi liberamente, raccapezzarsi all’interno della fiera e incontrarsi è stato oltremodo complicato.

Un’organizzazione dispersiva sia per gli spazi che per gli eventi in programma.

Tanti, davvero troppi chilometri da macinare. Una passerella che dubito fosse del tutto a norma per raggiungere i molti editori divisi nei due padiglioni e gli incontri che si sono tenuti nelle diverse aree attrezzate, o nelle nuove sale conferenza, spesso a decine negli stessi orari – oppure a pochi minuti di distacco – e agli antipodi in termini di padiglioni.

Le indicazioni piazzate un po’ casaccio e che, a un certo punto, sparivano e dovevi arrangiarti. La mappa della fiera, poi, meriterebbe un approfondimento a parte per quanto incomprensibile, fuorviante e quindi inutile a detta di tutti.  Anche per trovare la toilette sembrava di stare partecipando a una specie di caccia al tesoro. Unica nota positiva la lounge stampa ai piani alti. dalla quale era possibile vedere tutti gli stand; visuale più utile della mappa e delle indicazioni stesse!

E la gestione delle file per gli eventi? In pratica, un’autogestione con pessimi risvolti. 

Nessuno sapeva tenere a bada la fila o organizzarla, eppure c’erano trecento addetti ai lavori per ognuna delle Sale dove si sarebbero tenuti gli eventi. Peccato che fossero perlopiù ragazzini assoldati per pochi euro, immagino, e di badare a chi si metteva in fila, o  di preoccuparsi  della fila che arrivava fino al casello autostradale e chiaramente non ci sarebbe stato posto per tutti all’interno della sala, non gliene poteva fregare di meno.

Molte persone sono state mandate via dopo ore e ore e ore trascorse in fila, perché ormai la sala era piena e in ogni caso lo scrittore di turno non avrebbe fatto in tempo a firmare tutte quelle copie per l’orario di chiusura del Salone – stiamo parlando di un numero esorbitante di persone e non esagero quando dico che la fila arrivava fuori dal padiglione – ma nessuno glielo aveva detto prima!

Barcamenarsi tra tutte queste insidie è stata un’impresa da atleti molto preparati, da lettori e giornalisti e blogger impavidi. Ho visto gente sfiancata, qualcuno è stato portato via in barella addirittura, i più anziani ma non solo cercavano un posto in cui sedersi come l’acqua nel deserto e, sì, qualche panchina c’era, però non erano abbastanza.

A questo punto, avrei apprezzato se avessero messo a disposizione dei visitatori e soprattutto della stampa/blogger un noleggio biciclette, invece abbiamo dovuto correre avanti e indietro per chilometri e carichi come muli, arrivando sudati e mezzi morti a qualsiasi evento  messo in programma sulla nostra agenda.

Il noleggio delle biciclette… ideona, no? Io l’ho buttata qui un po’ così, con leggerezza, ma voi perché non ci pensate sul serio per il prossimo anno? Immaginate gli introiti che potreste ricavarci! Mi sembra tuttavia un escamotage migliore del frugare nelle borse dei visitatori e, con la scusa della sicurezza efficiente a tratti, privarli tutti  o quasi della loro pericolosissima bottiglia d’acqua da mezzo litro. La mia non l’avete mai vista. Se fossi stata una malintenzionata avrei potuto fare una strage, non ho visto tutte queste “guardie” (eccetto quelle di Saviano, si capisce), gironzolare e macinare i chilometri come noi atleti impavidi.  

Ha funzionato, almeno? Come sono andati gli incassi dei punti ristoro, quest’anno?

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