16 gennaio 1998. Nelle sale cinematografiche italiane arrivava un film con delle previsioni negative smentite in poco tempo in America: “Titanic” prometteva già grandi cose.

Arrivato con sei mesi di ritado nelle sale cinematografiche americane, era stato annunciato come un flop miliardario ma in poco tempo è entrato nel cuore di tutti.

Entrato di diritto nella storia del cinema per la narrazione struggente di un fatto storico, si è fatto documento di questa tragedia colorandola con la drammaticità e la passione dell’amore che va oltre il ceto sociale e il patrimonio economico.

Ancora oggi tra i migliori film per incassi e nomination agli oscar, non stanca mai. Anche i più duri di cuore hanno visto almeno una volta Titanic, anche i meno empatici hanno fatto cadere una lacrimuccia davanti allo schermo.

Ha ripagato decisamente il lavoro fatto da James Cameron e dai protagonisti che risaltano di più tra tutti: Rose e Jack, Kate Winslet e Leonardo Di Caprio. La prima al suo sesto film, Leonardo Di Caprio al decimo. Non un film di lancio per loro, quindi, considerando già la prima nomination agli oscar della carriera dell’attore, avvenuta quattro anni prima per Buon compleanno Mr. Grape, ma di certo una delle più importanti esperienze cinematrografiche per entrambi.

Ma cosa ci racconta realmente il Titanic?

Ci racconta senz’altro la storia nuda e cruda di un incidente che portò alla morte migliaia di uomini. Un incidente che a detta di molti era evitabile considerando la distanza alla quale doveva esser avvistato l’iceberg.

Paul Louden Brown, il consulente storico del film, racconta come la cura verso la verità sia stata importante ma le necessità della narrazione cinematografica hanno inevitabilmente falsato qualche racconto.

Come quello di Rose e Jack. In tanti si sono chiesti quanta verità ci sia nella storia d’amore che sta al centro del film e col rischio di deludere i più romantici, ahimè, di vero c’è poco o forse nulla: Rose e Jack non sono mai esistiti.

Quindi la storia d’amore è del tutto inventata?

Esiste, tra le anonime e poco attenzionate tombe delle vittime del Titanic, una tomba con su scritto il nome di “J. Dawson”, usata da James Cameron solo come ispirazione per la storia d’amore del film. Infatti, nonostante il numero incredibile di fiori posati sulla tomba del defunto a seguito del film, pare che quel “J. Dawson” fosse Joseph Dawson, un addetto ai lavori del Titanic.

Ma ci arrendiamo così? Ovviamente no. Pare sia esistita davvero una storia d’amore con simili sfumature su quella nave, ma si tratta di una storia d’amore extraconiugale. Emilio Portaluppi, uno dei pochi superstiti del Titanic, originario di Arcisate, raccontò ormai novantenne che su quella nave visse una storia d’amore con una donna di un ceto sociale più elevato. Di famiglia povera, partito per l’America con la famiglia e tornato in Italia da solo per un breve periodo, conobbe una ricca donna prima di imbarcarsi sul Titanic e si innamorarono. Madeleine Force si era sposata da poco ma i due, stando al racconto di Emilio Portaluppi, si erano dati appuntamento proprio sulla nave. L’ultima volta che si videro lei era salita su una delle poche scialuppe di salvataggio e il povero Emilio si era aggrappato ad un sostegno di fortuna in mezzo al mare.

Nella storia dell’italiano Portaluppi, quindi, nessuno dei due è morto ma certamente i due innamorati si sono separati per sempre.

Quanto ci sia di vero in questa narrazione, non è dato a noi saperlo, però può aiutarci a sognare un po’ e a trovare qualche sentimento positivo in mezzo a questa enorme tragedia.

Ma ci sono stati altri superstiti su quella sfortunata nave!

Una tra tutte Violet Costance Jessop che accompagna le tre navi gemelle nei loro sfortunati eventi. Sì, perché la tragedia del Titanic non è isolata. La nave infatti aveva due gemelle: la HMHS Britannic e la RMC Olympic. Violet si trovò in tutte e tre le navi durante tre spiacevoli incidenti. La storia del Titanic la conosciamo tutti e lì prestava servizio come cameriera. Fu tra le poche a salvarsi, dopo esser stata qualche anno prima sulla prima gemella del Titanic la Olympic, che, con lo stesso comandante del Titanic, venne speronata da un’altra nave ma ne uscì senza tragedie. Qualche anno dopo la vicenda del Titanic, invece, Violet prestò servizio come infermiera sull’altra nave gemella del Titanic, la Britannic, che, colpita da una mina, affondò, causando la morte di decine di persone.

Una strana coincidenza quella delle tre navi gemelle ma nulla a confronto del romanzo-profezia del 1898.

In quell’anno, quattordici anni prima della tragedia del Titanic, Morgan Robertson scrisse un romanzo, “Futility, or the Wreck of the Titan” dove raccontava la storia di un transatlantico dal nome “Titan”, il più grande mai costruito e considerato inaffondabile . Nel romanzo, il Titan, si scontra con un iceberg nel mese di aprile nel Nord Atlantico affondando in poche ore. Le coincidenze sono agghiaccianti. Nel romanzo infatti, tante altre caratteristiche sono molto simili o talvolta uguali: la lunghezza della nave (244 metri di lunghezza per il Titan, 269 per il Titanic), la velocità di collisione (25 nodi il Titan, 22 nodi e mezzo il Titanic). Anche l’ora della collisione (intorno a mezzanotte), il numero dei compartimenti stagni (19), la distanza di 400 miglia dall’isola di Terranova, la rotta, lo scarso numero di lance di salvataggio.

Coincidenze? Profezie? Quel che ci resta è un film straordinario che, insieme a tanti misteri, ci racconta di una storia d’amore che forse c’è stata, di un naufragio che forse poteva essere evitato, di tanti morti che forse potevano salvarsi e di una vicenda che, con qualche colore in più o in meno, ha conquistato il cuore di intere generazioni.

Buon completanno, Titanic.

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